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Cronache
bernardoprovenzanoIl boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano

Mi chiamo Scilipoti Amalia V., vivo a Barcellona P.G. (ME), chiamata la piccola Corleone, a tutt'oggi alla ribalta delle cronache per delitti efferati compiuti in pieno centro dalla mafia. Sono una normale insegnante di scuola superiore che nel dialogo quotidiano con i suoi alunni crede di dover testimoniare l'importanza della legalità e del ruolo che lo Stato ha in essa. Sono sposata con La Rosa Luigi, commercialista e revisore dei conti, che nel 2010 ha denunciato un sistema di estorsioni e vessazioni a suo danno, nella qualità di Presidente Spastici (AIAS) sezione di Barcellona P.G.. Prendere questa decisione non è stato facile, è stato un atto di coraggio e di responsabilità civile.

Grazie alle dichiarazioni rese da mio marito, nel luglio 2011 sono stati arrestati personaggi di spicco quali: Rao Giovanni, capo mafia indiscusso e condannato a vent'anni, D'Amico Carmelo, capo del braccio armato mafioso e altri due esponenti altrettanto pericolosi Giambò Carmelo e Foti Mariano. Si veda: Cassazione penale, Sez. I, Sentenza del 30.1.2012, n. 3675. In verità le dichiarazioni, oltre che personaggi appartenenti alla criminalità organizzata, hanno riguardato personaggi c.d. “colletti bianchi”.

Oggi mi chiedo perché mio marito non ha alcuna protezione? Perché non solo non lo si aiuta ma addirittura gli si impedisce di svolgere la sua professione? Perché l'inchiesta è stata divisa in più procedimenti? Perché l'operazione sulla mafia è uscita subito mentre lentamente quella sulla politica? Perché oggi non si hanno notizie del procedimento sui colletti bianchi? Perché il settore della riabilitazione in Sicilia viene lasciato fuori? Perché la Procura non agisce? Perché la Procura è lenta nell'istruire il procedimento contro soggetti potenti che hanno la principale gestione della riabilitazione? Perché è spedita nel perseguire mio marito?

Infatti se viene riconosciuto nei processi di mafia che La Rosa Luigi, nella qualità di Presidente dell'AIAS sez. di Barcellona P.G., ha dovuto pagare la mafia ed altri soggetti per più di 10 anni. Perché la Procura competente, a conoscenza di tutto ciò, anziché proteggere il dichiarante riconoscendo il palese “ gli si contesta, sempre nella qualità di Presidente dell'AIAS sez. di Barcellona P.G., di non aver versato le ritenute dei dipendenti? Gli vengono inflitte come pene accessorie: l'interdizione dai pubblici uffici per 6 mesi, l'incapacità a contrarre con la pubblica amministrazione per il periodo di un anno, interdizione ad esercitare l'attività per un anno e l'interdizione perpetua a far parte come componente delle commissioni tributarie. Se non potrà esercitare la professione di commercialista, quest'uomo come dovrà vivere e sostentare la sua famiglia? Come dovrà provvedere ai debiti e alle numerose spese che sono una conseguenza della scelta fatta a suo tempo, di opporsi ad un sistema sempre più stringente di estorsioni? dell'Associazione Italiana Assistenzas tato di necessità” lo condanna in un processo in cui Questa vicenda è una vergogna! essere inquisiti, senza appartenere ad organizzazioni criminali, senza richieste di salvacondotti per loro eventuali pendenze giudiziarie, vengono usati e poi abbandonati al loro destino. Prima li si intimidisce proponendo o quasi imponendo di lasciare tutto per aderire ad un sistema di protezione che comporta l'abbandono della propria realtà, del lavoro, della famiglia, degli amici, della casa, poi quando, nonostante i rischi a cui si andrà in contro, si dice “No!”, lo Stato che fa? “Abbiamo scherzato!” Così esce l'operazione “Gotha 2” ma si lascia in balia del nulla il soggetto denunziante. Improvvisamente per la Commissione non c'è pericolo, non c'è rischio. Tanto per le vie di Barcellona P.G. non ci devono camminare loro.

Lo Stato non sa offrire altro alla gente per bene che la fuga. Tutti sappiamo che il lavoro assicura dignità ed indipendenza ed è per questo che i “Padri Costituenti” lo hanno posto a fondamento della nostra Repubblica. Eppure lo Stato, quello Stato che dovrebbe tratta di metterlo in pratica cosa fa? Dopo aver offerto una soluzione che va bene solo ai pentiti, che sono parte del sistema mafioso, che sono fondamentalmente assassini, che hanno solo da guadagnare una nuova vita per se stessi e le loro famiglie a spese dei cittadini onesti, non solo I cittadini che si presentano alle forze dell'ordine senza promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto, quando silo Stato non ha o non vuole avere soluzioni alternative, ma addirittura impediscea chi ha dato la sua massima disponibilità affinché giustizia sia fatta di lavorare e quindi di avere quella dignità e indipendenza che è riconosciuta dalla nostra Costituzione.

E' come se dicesse visto che non hai accettato di essere uno stipendiato al servizio della Magistratura, e quindi di dipendere in tutto e per tutto dal suo volere, visto che la mafia non ti ha distrutto vai comunque ridotto al bisogno, così dovrai accettare qualunque cosa. Perché l'apparato giudiziario, solo fortuitamente venuto a conoscenza dei fatti, si è prima assicurato la collaborazione di mio marito (La Rosa Luigi) per ciò che gli dava un sicuro e importante successo e poi si è dileguato?

Se nel maggio del 2010 ritenevo che era giusto andare a denunciare, che era l'unica cosa che un cittadino responsabile potesse fare, che non si potesse scendere a compromessi con certi soggetti, oggi comincio a dubitare della mia scelta poiché gli ultimi tre anni sono stati terribili. Mio marito è un commercialista, e col suo lavoro il consenso sociale è importante, un cliente deve avere fiducia altrimenti si rivolge a qualcun altro. Così da quando è iniziata questa storia pian piano lo studio continua a perdere clienti e a nulla vale lo sforzo di cercarne di nuovi poiché la posizione di mio marito rimane a tutt'oggi non ben definita per l'opinione pubblica. Alla campagna denigratoria che è stata attuata sotto la spinta dei colletti bianchi non è stata corrisposta una decisa smentita da parte dell'autorità giudiziaria che, se riconosce nel segreto delle sue stanze l'importanza dell'apporto dato dalle dichiarazioni del La Rosa, non mette in atto nessun comportamento di riconoscimento pubblico, lascia che la società continui a credere che si tratti di un individuo da evitare, che in fondo è uno da guardare con sospetto. Così non solo è guardato male dalla mafia in un paese ad alta densità mafiosa, non solo non gode di una reale protezione, ma si ritrova sempre più isolato, mentre gli amici e i conoscenti si districano tra lui e le pressioni provenienti dagli ambienti delinquenziali.

Non ho più parole per sostenere e confortare mio marito, né posso più pensare che giustizia verrà fatta. In questo periodo molti sono stati i momenti di sconforto e difficoltà incontrati ma ho sempre pensato che se pur lenta la giustizia, e quindi gli uomini che vi devono provvedere avrebbero lavorato in scienza e coscienza, mentre ora credo che è stato tutto inutile e che ho solo complicato la vita di mio marito. Credo che tutti i cittadini devono sapere la verità!

Certa di una sua pronta risposta.

Barcellona P.G.,

Distinti Saluti

Amalia Violetta Scilipoti

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