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Cronache

Sarebbe un giornalista della Rai e tre free lance i quattro sequestrati nel nord della Siria. Lo apprende l'AGI. Il giornalista del servizio pubblico lavorerebbe per lo piu' per le reti, in particolare per programmi di approfondimento.

La Rai e' in "costante contatto con l'unita' di crisi della Farnesina" in merito alla vicenda del giornalista del servizio pubblico impegnato nella realizzazione di un reportage in Siria e sequestrato con altre tre persone nel nord del Paese arabo. A dare notizia di questi contatti e' la stessa Rai che in una nota "chiede la massima collaborazione e il massimo riserbo per garantire l'incolumita' del collega". (

"Silenzio, si muore". E' questo il progetto di giornalismo al quale sta lavorando in questi giorni in Siria Amedeo Ricucci, il giornalista Rai sequestrato con altri tre operatori dei media nel nord del Paese arabo. Un progetto di giornalismo che Ricucci - giornalista de 'La Storia Siamo Noi' in onda su Rai3 e sul canale tematico - definisce "partecipativo", una novita' per la Rai, da curare in una quindicina di giorni di permanenza in Siria, dall'1 al 15 aprile, e sfruttando al meglio le tecnologie digitali. Tenendosi, per quanto possibile, in continuo collegamento Skype con un gruppo di studenti di San Lazzaro di Savena. Dando vita a un web-doc.

Un gruppo gia' sperimentato con successo in occasione di "Siria 2.0" realizzato sempre per 'La Storia Siamo Noi' e sempre nell'ambito di un giornalismo che e' anche viaggio nella memoria e nell'attualita'. Un programma - 'La Storia Siamo Noi' - nato diversi anni fa grazie a Giovanni Minoli e che nel tempo si e' sempre piu' consolidato e affermato per la forza della sua testimonianza e dei suoi racconti. Resoconti, reportage, che sono anche progetti. Come quello appunto che Ricucci sta seguendo ora. Nell'annunciarlo via blog, il giornalista di origine calabrese ha parlato di esigenza di ridare "senso e dignita'" al lavoro giornalistico, "basta un pizzico di coraggio e la voglia di sperimentare, rimettendosi in gioco personalmente". Ed ecco quindi la Siria, "una tragedia infinita che si consuma nell'indifferenza delle cancellerie occidentali e dell'opinione pubblica internazionale".

Ricucci parla dell'indifferenza, "figlia anche della nostra incapacita' di raccontare la tragedia sitriana, coinvolgendo di piu' e meglio il nostro pubblico, rendendolo partecipe di questa tragedia". Cosa che "si puo' fare, con le tecnologie che abbiamo a disposizione. Anzi, e' una cosa che si deve fare, se si crede nel dovere della testimonianza e nel diritto all'informazione". E quello avviato non sara' - ha messo in guardia lo stesso Ricucci - un videogioco, ma un modo di "raccontare la guerra in maniera diversa e, spero, piu' coinvolgente", in questo viaggio in compagnia dei 20 studenti, viaggio a distanza ma al tempo stesso e in realta' con loro accanto grazie alla tecnologia.

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