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Cronache

E’ dal 1992 che mi batto contro la camorra, che ne sopporto gli insulti, le offese più umilianti e le aggressioni più devastanti. Ho sopportato, mi sono opposto, ho denunciato, sono stato tartassato e travolto. Umiliato dalle istituzioni come e più che dai criminali che ho denunciato. Sono stato abbandonato, ghettizzato, esiliato nel limbo dei dimenticati, costretto a vivere senza neanche il conforto della speranza. Io e la mia famiglia siamo stati privati di tutto, dei beni materiali certamente ma soprattutto della dignità. Non si può accettare che la dignità venga corrosa giorno dopo giorno, costringendoti ad accettare i più umilianti compromessi, le più degradanti offese. Una caduta verso il baratro che mai si arresta, che mai conosce limiti. Un pozzo senza fondo, l’oscuro pozzo della non-solidarietà. Sono una vittima e come tale sono sempre dalla parte di chi, come me, ha avuto il coraggio di esporsi in prima persona, di anteporre la legalità alla propria sicurezza, e a quella dei propri cari. Siamo tanti in Italia che dopo aver fatto il nostro dovere siamo stati gettati via come carte sporche, siamo stati lasciati soli a precipitare sempre più in basso, lasciati a patire la miseria e gli stenti dopo aver perso tutto. Nulla abbiamo ricevuto in cambio, neanche un briciolo di sicurezza, c’è chi, come me, ancora riceve continue minacce e intimidazioni. La camorra non dimentica lo Stato si. Io, come altri, ho fatto quello che, ancora, ritengo un dovere civico a cui un uomo onesto non può sottrarsi. Non deve sottrarsi affinché la sua terra non sia ancora di più offesa e calpestata, che la mala pianta del crimine organizzato si trasformi da fenomeno di enorme rilevanza sociale in una devastante ed incontrollabile pandemia.

Eppure sono costretto a mostrare un altro aspetto dell’essere vittime di mafia. C’è chi ha fatto del suo stato un mestiere, c’è chi crede che l’aver denunciato gli dia diritto a vivere per sempre a spese della collettività, a dover essere mantenuto, protetto ed assistito anche quando non esiste più pericolo. Ebbene non è così. Una volta che si è assolto il proprio dovere si ha diritto ad essere risarciti per i danni subiti: perdita delle imprese, perdita di beni mobili ed immobili, mancati guadagni, danni biologici. Inoltre, finchè esiste un reale pericolo, si ha diritto ad essere adeguatamente protetti. Ovviamente i danni subiti vanno dimostrati, le perdite giustamente calcolate e il risarcimento deve essere in proporzione ai danni ed alle perdite. Non possono essere ammesse eccezioni, non si può pensare, come spesso succede, che si risarcisca in modo forfetario ed in assenza di dimostrazioni verificabili dei danni. Eppure è ciò che succede, è quasi la regola che si risarcisca chi non ne avrebbe diritto, perché non ha subito danni materiali, che si protegga con scorte ed auto blindate chi non corre nessun pericolo reale, che si inserisca in programmi di protezione chi, forse, si è inventato una storia per coprire un dissesto finanziario, salvo poi a chiedere allo Stato di essere capitalizzato, cioè trasformare in un’elargizione economica lo stato di testimone protetto. Per poi, dopo poco, tornare alla carica per chiedere ancora e poi ancora e poi… all’infinito.

E’ inaccettabile che vi sia chi riceva tanto, spesso immeritatamente, e chi invece meriterebbe e non riceve altro che sputi in faccia. La differenza la fa, come sbagliarsi, i soliti santi in paradiso, chi ne ha sarà beneficiato chi non ne ha sarà, inesorabilmente, abbandonato e dimenticato. Sarà lasciato solo ad affrontare le ritorsioni dei criminali e i morsi della fame. Questi ultimi non hanno bisogno di minacciare il suicidio, sanno bene che la morte è pronta a ghermirli, sanno che forse è meno doloroso e più onorevole morire per mano dei sicari della camorra che per inedia o per mancanza di un tetto. Chi minaccia il suicidio non ha nessuna intenzione di attuare le sue minacce, chi cerca la morte la trova con faciltà e senza farne un’arma di ricatto al fine di ottenere ancora benefici. Benefici che dati a chi non ne ha diritto sono sottratti a chi ne sarebbe meritevole. Io, e come me tanti, non ho avuto nulla dallo Stato, ho fatto quel che andava fatto per amore della mia terra e della mia gente. Oggi io vivo (vivo?) nella più squallida miseria, con la mia famiglia spesso siamo costretti a digiunare, se il pacco viveri della Caritas arriva in ritardo, senza il gas e prossimamente senza luce e senza acqua e… senza casa considerato che da mesi non pago la pigione di questa miserabile abitazione. Avevo ben cinque grandi negozi, decine di dipendenti e proprietà immobiliari per almeno 5 milioni di Euro.

Tutto perso per l’inefficienza dello Stato che non ha saputo tenere lontano le belve fameliche. Ho fatto il mio dovere e lo Stato mi ha premiato… con la sua assenza, dimenticandosi di me. Considerato che non ho mai inteso far valere le mie ragioni con gesti inconsulti o volgari sceneggiate neanche si ricordano di me. Se vuoi ottenere qualche cosa devi fare la voce grossa, messe in scena appoggiate da amicizie altolocate. Lo Stato deve, assolutamente deve, verificare la posizione di chi denuncia, valutare i fatti e gli eventuali danni subiti. Il clientelismo è una pratica oscena sempre, ma lo è ancora di più quando crea danno a chi ha fatto scudo con il proprio corpo alla violenza mafiosa. Si badi bene, io non parlo a mio beneficio, non solo, ma per tutti coloro che si sono visti privare dei propri diritti a causa di chi ha saputo approfittare delle carenze dello Stato e del malcostume clientelare. Chi non ha scheletri nell’armadio non nasconda la sua storia, la renda di pubblico dominio, la racconti nei particolari, faccia in modo che possa essere di esempio ad altri. Chi nasconde le vicende che lo riguardano dietro nebbie e fumo è perché non ha nulla da raccontare o da poter raccontare. A cause di poche mele marce sono vanificati i sacrifici di coloro che sono saliti sulla barricata e senza timore hanno tenuto alta la bandiera della legalità. Oggi io chiedo alle autorità competenti di scacciare i mercanti dal tempio della legalità per accogliervi sono chi ha dimostrato e continua a dimostrare di agire per il bene della collettività e non per interesse personale.

Luigi Orsino

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