Sorelle ritrovate, il direttore di Affaritaliani Marco Scotti ospite di Eleonora Daniele su Rai1
Ospite di Eleonora Daniele a Storie Italiane, su Rai 1, il direttore di Affaritaliani Marco Scotti è intervenuto sulla vicenda delle due sorelle adolescenti scomparse e poi ritrovate, un caso che nelle scorse settimane ha avuto grande risalto mediatico, alimentato anche dai numerosi appelli televisivi lanciati dal padre durante le ricerche e nei giorni successivi al ritrovamento.
Il punto di partenza dell’intervento è la richiesta — avanzata dalla procura e dalle stesse ragazze, sedicenni — di abbassare i toni. Da qui la domanda della conduttrice: “Da un punto di vista giornalistico, secondo lei verrà rispettato, da adesso in avanti, questo silenzio richiesto dal procuratore?».
«Secondo me è giusto che ci sia un patto tra noi media e i nostri lettori», ha affermato Scotti, ricordando di aver «accompagnato il dipanarsi di quello che è successo, di quello che fortunatamente si è sempre capito che non sarebbe sfociato in una tragedia». Una lettura, ha aggiunto, condivisa anche dagli inquirenti: «Anche la stessa polizia, dalle ricerche che faceva, sembrava non orientata verso l’esito tragico della vicenda».
Scotti ha quindi spostato l’attenzione su ciò che resta da fare, ossia «ricostruire una famiglia, ricostruire una serie di ambienti che possano diventare sicuri per queste ragazze». E ha messo in guardia sulla loro fragilità: «Anche a 16 anni non si ha una propria identità completamente formata, e quindi si è ancora molto fragili, vulnerabili, facilmente stimolabili da sollecitazioni esterne».
Le due adolescenti, ha sottolineato, «hanno bisogno veramente di ritrovare una serenità perduta ben prima degli eventi per cui i riflettori mediatici si sono accesi su di loro». Alle loro spalle, ha ricordato il direttore, c’è un passato difficile: «La mamma è stata tolta dalla potestà genitoriale, ci sono veramente delle vicende gravi che coinvolgono questo nucleo familiare e che adesso per forza di cose devono essere appianate». Un percorso, ha precisato, «che durerà anni: non è una cosa che si risolve purtroppo schioccando le dita».
Di qui la conclusione, un richiamo alla responsabilità della stampa: “Noi dobbiamo fare la nostra parte, cercando di far calare il silenzio ora che tutto si è risolto — se non nei migliori modi, comunque si è risolto”.

