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Cronache

Luigi Preiti condannato a 16 anni per la sparatoria di Palazzo Chigi. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal gup Filippo Steidl dopo circa due ore di camera di consiglio.

Preiti spara sei colpi con una beretta 7.65 domenica 28 aprile poco prima di mezzogiorno, mentre il governo Letta stava giurando. Un proiettile colpisce Giuseppe Giangrande, brigadiere di 50 anni originario di Monreale, che cade a terra privo di sensi con una ferita al collo. Un altro colpo ferisce a una gamba Francesco Negri, carabiniere scelto di 30 anni di Torre Annunziata. Un altro ancora tocca, ma non colpisce, un terzo militare dell'Arma, grazie al giubbotto anti-proiettile. La sparatoria dura pochi istanti anche grazie al rapido intervento dei colleghi dei carabinieri feriti e del personale di sicurezza di palazzo Chigi.

L'uomo è spinto a terra, disarmato e immobilizzato, mentre altri militari hanno prestato i primi soccorsi a Giangrande e a Negri, in attesa dell'arrivo delle ambulanze e dei medici. Preiti viene identificato pochi minuti dopo la sparatoria. Originario di Rosarno (Reggio Calabria), si è trasferito circa venti anni fa a Predosa, in provincia di Alessandria. È sposato e ha un figlio di 11 anni, avuto da una seconda compagna dopo un divorzio. Era titolare di un'impresa individuale nel settore edile, che aveva accumulato debiti e crediti non riscossi. Preiti era partito per Roma nella mattina di sabato 27 aprile dalla stazione di Gioia Tauro. Dopo gli spari, giÖ nel letto dell'ospedale confessa al procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani di essere venuto a Roma perchá voleva "colpire i politici". Durante il primo interrogatorio ammette di avere pensato a un "gesto eclatante". Da quel giorno è in carcere a Rebibbia. Nel luglio successivo il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani chiede il giudizio immediato nei confronti del 50enne ma i legali dell'uomo, gli avvocati Raimondo Paparatti e Mauro Danielli, optano per il rito abbreviato (che in caso di condanna permette di avere uno sconto di pena fino ad un terzo) subordinandolo allo svolgimento di una perizia psichiatrica. Tale richiesta viene accolta ad ottobre dal gup Filippo Steidl. Due mesi dopo arriva l'esito delle verifiche mediche: quel 28 aprile Preiti era lucido, perfettamente padrone di sá, ma soprattutto non aveva alcuna intenzione di suicidarsi dopo l'attacco, come invece ha cercato di far credere.

PREITI: SE POTESSI MI SOSTITUIREI A GIANGRANDE - "Se potessi mi sostituirei a Giangrande". Coså, a quanto si è appreso, Luigi Preiti, il 50enne che il 28 aprile 2013 sparò davanti a Palazzo Chigi, nel corso di dichiarazioni spontanee. Il brigadiere Giuseppe Giangrande ß il carabiniero rimasto ferito molto grave dagli spari. "Chiedo scusa a tutti - ha detto Preiti - all'Arma dei carabinieri, ai singoli militari feriti, alla famiglia di Giangrande ed alla mia famiglia. Se potessi mi sostituire a Giangrande prendendomi le sue sofferenze. Non volevo fare quello che ho fatto".

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