
Vanno distrutte al più presto le intercettazioni disposte nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-Mafia delle conversazioni tra il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino. Lo ha stabilito la sesta sezione penale della Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso presentato da Massimo Ciancimino.
Ciancimino, infatti, aveva impugnato l’ordinanza con cui il gip di Palermo, l’8 febbraio scorso, gli aveva negato la possibilita’ di ascoltare le registrazioni di quelle conversazioni: a suo parere, essendo imputato nel procedimento, la decisione del gip, con la quale si stabiliva di procedere con la distruzione dei nastri, come sancito anche dalla Corte Costituzionale, era lesiva del suo diritto di difesa.
La Suprema Corte, dopo una breve camera di consiglio, ha rilevato la totale inammissibilita’ del ricorso di Ciancimino condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e a versare mille euro alla cassa delle ammende. Dopo la decisione di oggi, sara’ possibile per il gip di Palermo procedere con la distruzione delle intercettazioni che, indirettamente, coinvolgevano il Capo dello Stato.
