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"Tra la fine del '93 e l'inizio del '94 il posto che era stato tenuto da Vito Ciancimino nel rapporto con Cosa nostra fu preso da Marcello Dell'Utri". Lo ha detto il pentito Nino Giuffre', nella sua deposizione al processo sulla trattativa Stato-mafia, in corso a Palermo. Rispondendo alle domande dei difensori degli imputati, l'ex componente della commissione di Cosa nostra ha sostenuto, chiamandolo sempre "carretto" e non "carro", che la mafia decise di saltare sul "carretto del vincitore", Forza Italia, nel '94, un po' perche' "c'era un atteggiamento generale di favore dell'opinione pubblica verso la nuova formazione politica, ma anche perche' ci fu un accordo interno alla nostra organizzazione di votare per FI. Pero' -ha precisato l'ex boss- e' vero che siamo saliti su questo carretto, ma non e' che Cosa nostra sale sul primo carretto che passa. Siamo si' abili a capire chi e' il vincitore, ma prima di salire ci sono state garanzie di persone vicine alla mafia. Dell'Utri aveva dato garanzie e per questo si e' deciso di saltare sul carretto di Forza Italia".

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Giuffre', del 'papello' non so niente - "Io di questi scritti non so niente", dice con un sorriso il pentito Nino Giuffre' al processo sulla trattativa Stato-mafia. "Non mi risulta niente a me", ha insistito rispondendo all'avvocato di parte civile Ammannato, che aveva chiesto del cosiddetto "papello", la lista delle richieste allo Stato, fatta da Toto' Riina nel periodo delle stragi del '92. Del "papello", una presunta copia del quale e' stata consegnata da Massimo Ciancimino ai Pm del processo, ha parlato anche l'altro pentito Giovanni Brusca. Giuffre', che depone davanti alla seconda sezione della Corte d'assise di Palermo, non ha pero' escluso che vi fossero trattative e intese: "Nel '93 -ha detto- avevamo due discorsi da portare avanti, uno basato sulla violenza per far si' che venissero fuori altri punti d'appoggio, l'altro di portare avanti le problematiche che interessavano tutta Cosa nostra. E questo secondo discorso veniva portato avanti con questo nuovo soggetto politico che doveva nascere, Forza Italia. Su questo c'era un'intesa di tutta l'organizzazione", ha sostenuto Giuffre'.

 

Boss consideravano Martelli un traditore - Claudio Martelli era considerato dai capi di Cosa nostra un traditore "sia per quel che riguarda Cosa nostra, sia per quel che riguarda Craxi". Lo ha detto il collaboratore di giustizia Antonino Giuffre', nella sua deposizione oggi al processo sulla trattativa Stato-mafia . Rispondendo alle domande dell'avvocato di parte civile Danilo Ammannato, il pentito ha ribadito che l'ex vicesegretario del Psi era nel gruppo dei politici invisi all'organizzazione mafiosa, da eliminare perche' considerati ormai inaffidabili.

 

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"Tra la fine del '93 e l'inizio del '94 il posto che era stato tenuto da Vito Ciancimino nel rapporto con Cosa nostra fu preso da Marcello Dell'Utri". Lo ha detto il pentito Nino Giuffre', nella sua deposizione al processo sulla trattativa Stato-mafia, in corso a Palermo. Rispondendo alle domande dei difensori degli imputati, l'ex componente della commissione di Cosa nostra ha sostenuto, chiamandolo sempre "carretto" e non "carro", che la mafia decise di saltare sul "carretto del vincitore", Forza Italia, nel '94, un po' perche' "c'era un atteggiamento generale di favore dell'opinione pubblica verso la nuova formazione politica, ma anche perche' ci fu un accordo interno alla nostra organizzazione di votare per FI. Pero' -ha precisato l'ex boss- e' vero che siamo saliti su questo carretto, ma non e' che Cosa nostra sale sul primo carretto che passa. Siamo si' abili a capire chi e' il vincitore, ma prima di salire ci sono state garanzie di persone vicine alla mafia. Dell'Utri aveva dato garanzie e per questo si e' deciso di saltare sul carretto di Forza Italia".

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Giuffre', del 'papello' non so niente - "Io di questi scritti non so niente", dice con un sorriso il pentito Nino Giuffre' al processo sulla trattativa Stato-mafia. "Non mi risulta niente a me", ha insistito rispondendo all'avvocato di parte civile Ammannato, che aveva chiesto del cosiddetto "papello", la lista delle richieste allo Stato, fatta da Toto' Riina nel periodo delle stragi del '92. Del "papello", una presunta copia del quale e' stata consegnata da Massimo Ciancimino ai Pm del processo, ha parlato anche l'altro pentito Giovanni Brusca. Giuffre', che depone davanti alla seconda sezione della Corte d'assise di Palermo, non ha pero' escluso che vi fossero trattative e intese: "Nel '93 -ha detto- avevamo due discorsi da portare avanti, uno basato sulla violenza per far si' che venissero fuori altri punti d'appoggio, l'altro di portare avanti le problematiche che interessavano tutta Cosa nostra. E questo secondo discorso veniva portato avanti con questo nuovo soggetto politico che doveva nascere, Forza Italia. Su questo c'era un'intesa di tutta l'organizzazione", ha sostenuto Giuffre'.

 

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