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Strage alle Maldive, il presidente della scuola di sub: “Scesi a profondità proibite. In grotta il panico non lascia scampo”

L’esperto Alessandro Ludovici rivela ad Affaritaliani: “Sessanta metri è un limite vietato per i turisti. Con il Nitrox il rischio è fatale”

Strage alle Maldive, il presidente della scuola di sub: “Scesi a profondità proibite. In grotta il panico non lascia scampo”

Maldive, parla l’esperto: “A 60 metri immersione fuori norma, lì l’ossigeno diventa un veleno”

Mentre le autorità delle Maldive tentano di far luce sulla tragedia dell’atollo di Vaavu, il mondo della subacquea s’interroga sui confini tra passione sportiva e rischio fatale. La morte di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino — i cinque italiani impegnati in un’immersione a 60 metri di profondità nei pressi di Alimathaa — riapre il dibattito sulla sicurezza nelle crociere liveaboard e sulla gestione delle emergenze in ambienti ostili come le grotte marine.

Sullo sfondo di un’allerta meteo gialla e di un’area definita ad “altissimo rischio” dalla Forza di difesa nazionale maldiviana, restano nodi tecnici cruciali da sciogliere: si è trattato di un errore umano, di un’imprudenza collettiva o di un’improvvisa iperossia causata dalle miscele respiratorie?

A fare chiarezza sulle dinamiche e sui protocolli di sicurezza è Alessandro Ludovici, presidente della scuola sub Diving Line ASD, che analizza per Affaritaliani i pericoli delle immersioni estreme e le possibili cause del disastro: “I 60 metri rappresentano un limite non previsto per le immersioni ricreative: tutti gli standard internazionali sconsigliano vivamente di scendere oltre i 40 metri. Nelle Maldive, il limite è ancora più restrittivo, fissato a 30 metri”. 

Sessanta metri di profondità sono un limite estremo per l’immersione sportiva. Cosa succede esattamente al corpo umano a quella quota e quanto è concreta l’ipotesi della tossicità da ossigeno per causare la morte simultanea di cinque sub?

“I 60 metri rappresentano un limite non previsto per le immersioni ricreative: tutti gli standard internazionali sconsigliano vivamente di scendere oltre i 40 metri senza una configurazione tecnica. Nelle Maldive, il limite è ancora più restrittivo, fissato a 30 metri.

Riguardo alla tossicità dell’ossigeno, il limite ricreativo assoluto per le immersioni in aria è di 66 metri, mentre per le immersioni in Nitrox EAN32 (una miscela di aria e azoto con il 32% di ossigeno e il 68% di azoto) il limite è di 40 metri. Questa soglia varia da persona a persona. Considerando che il limite assoluto della pressione parziale dell’ossigeno (PO2) previsto per le immersioni ricreative è di 1.6, si può affermare che il limite reale tollerato dal corpo umano sia sopra 1.8, pur con variazioni individuali.

Nel caso specifico, il limite raggiunto a 60 metri ipotizzando l’uso di un Nitrox 32 è di 2.24: si tratta di un valore assolutamente al di sopra della tollerabilità generale dell’essere umano. È quindi probabile che almeno uno dei componenti, respirando Nitrox a quella profondità, possa aver accusato un malore”.

Il dottor Bolognini parla di acqua intorbidita e panico in grotta. In un ambiente così chiuso e profondo, è possibile che l’errore o il malore di un solo componente del gruppo abbia innescato una reazione a catena fatale per tutti gli altri?

“Si è possibile: anzi è probabile. Basta che una sola persona si sia sentita male che si può creare il panico. A sessanta metri si respira 7 volte la quantità di aria che si respira in superficie, quindi in caso di panico l’aria dura pochissimo. Potrebbe accadere che il malore di uno abbia indotto gli altri a intervenire ma fare un salvataggio a 60 metri dentro una grotta, oltre a essere nella pratica impossibile, è un’azione molto rischiosa e abbiamo casi di panico in grotta anche a basse profondità come l’episodio di Palinuro dove hanno perso la vita 4 persone per disorientamento da panico e sospensione in grotta”.

Con un’allerta gialla in vigore e mare mosso, quanto è stata azzardata la decisione di scendere a 60 metri? In questi casi, la responsabilità finale della sicurezza spetta al comandante della Duke of York o alla guida subacquea che ha guidato il gruppo nel tunnel?

“Questo non è indicativo: a 60 metri le dinamiche della superficie influiscono ben poco, l’unico elemento che cambia è la corrente. Non conosco il sito d’immersione ma dubito che in grotta possano aver incontrato della corrente, è più comune in superficie”.

Le Maldive sono la meta preferita degli italiani, ma questo incidente solleva dubbi sulla sicurezza delle crociere subacquee (liveaboard). Esistono standard internazionali obbligatori per queste escursioni profonde o il turista è totalmente affidato alla discrezione dell’operatore locale?

“No, ci sono leggi in tutto il mondo che disciplinano le attività subacquee e ci sono gli standard delle agenzie. Piuttosto sono i clienti che spingono a fare immersioni estreme; ora anche in Italia è entrata in vigore la legge 70/2026 pubblicata il 9 maggio in Gazzetta Ufficiale che disciplina internamente il settore subacqueo. Quando succedono queste cose la colpa non è mai delle leggi o degli standard ma da nasce sempre da un’imperizia personale o della struttura che poi, ciclicamente ma costantemente, porta a episodi gravi come questo”.

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