Chiedono l’inizio del processo, un colpevole per una strage che ha sconvolto le loro vite, una risposta a domande che ormai non trovano risposte da oltre 20 mesi. Sono i parenti delle vittime della strage del bus sull’A16 che con croci e catene hanno fatto sentire il loro appello nello spazio antistante il Palazzo di Giustizia di Avellino.
“Per morire c’è voluto un istante, per avere giustizia sta passando un’eternità. Non vogliamo risarcimenti ma solo che i responsabili paghino per quello che è successo”. Poche parole che nascondono un dolore immenso. La protesta pacifica ha bloccato l’entrata posteriore del tribunale con i parenti delle vittime della strage dell’A16 che hanno posto croci bianche con i volti degli sfortunati pellegrini che persero la vita la sera del 28 luglio 2013. Catene e manette ai polsi per far capire la loro situazione: “Siamo prigionieri del nostro dolore da 20 mesi e ancora non c’è una data per l’inizio del processo. I nostri cari non ci sono più e chi è colpevole di questa tragedia e tranquillamente a piede libero”.
I familiari chiedono un incontro formale con il procuratore Cantelmo e non si fermeranno alla protesta di oggi. “Anche solo 5 minuti di attenzione ci bastano ma vogliamo risposte concrete. Quello che è accaduto non è frutto della fatalità ma della mano dell’uomo quindi non ci fermeremo finchè non ci saranno i nomi dei colpevoli”.
Pasqualino Magliaro

