La strage di immigrati avvenuta ieri nel Canale di Sicilia assume sempre piu’ le dimensioni di un’ecatombe senza precedenti: sarebbero stati in 950 a bordo di quel barcone e tra di loro 200 donne e 50 bambini, presumibilmente tutti morti. Molti disperati erano stati chiusi nei livelli inferiori dell’imbarcazione da parte dei trafficanti, che avrebbero serrato i portelloni, impedendo la fuga nel momento del naufragio del peschereccio che era partito da un porto libico a 50 km da Tripoli.
“Aggrappati ai morti per non finire a fondo”. Si sono salvati così almeno due dei 28 sopravvissuti al naufragio nel canale di Sicilia in cui sono morte centinaia di persone. I nuovi particolari sulla tragedia arrivano dai soccorritori che hanno partecipato ai soccorsi e che hanno raccontano che i due sopravvissuti annaspavano in mezzo ai cadaveri, urlando con le ultime forze per attirare i gommoni che perlustravano la zona. Intanto proseguono le ricerche nel Mediterraneo dei corpi delle vittime e di eventuali altri sopravvissuti dell’ultimo terribile naufragio che avrebbe provocato oltre 900 morti: sono solo 28, infatti, le persone che si sono salvate e 24 le salme recuperate.
Intanto Matteo Renzi, che ha chiesto un vertice dell’Unione europea per giovedi’ sul problema immigrazione, e’ tornato sulla strage chiarendo che un intervento di terra in Libia per ora e’ da escludere. Rispondendo a una domanda durante un’intervista a Rtl, il premier ha spiegato: “Non e’ che possiamo immaginare una dichiarazione di guerra e per di piu’ senza un mandato internazionale…”.
Poi ha aggiunto: “Vanno trovate soluzioni tecniche, ci stiamo lavorando. Ma per me e’ fondamentale rimanere umani. Le tribu’ devono mettersi d’accordo – ha aggiunto – per ora non ci sono risultati positivi”. Secondo il premier “non si puo’ militarizzare il mare” per cui bisogna “intervenire per evitare che il mare diventi un cimitero e percio’ occorre andare a risolvere il problema alla radice, ovvero risolvere la situazione libica”.
Quindi la bocciatura dell’ipotesi di attuare un blocco navale per impedire l’arrivo dei migranti avanzata ieri da Matteo Salvini e altre forze politiche dell’opposizione: “Significherebbe fare un servizio taxi agli scafisti, sarebbe un favore agli scafisti”, ha detto il premier a Rtl. “La comunita’ internazionale non si e’ posto il problema del dopo-Gheddafi, la Libia e’ un Paese dilaniato – ha aggiunto -. Serve una precisa strategia. Noi vogliamo chiedere al Consiglio europeo di affrontare il tema della Libia in modo piu’ serio rispetto al passato”.
IL DRAMMA – Il peschereccio era partito da un porto libico a 50 km da Tripoli. I migranti, sempre stando alle parole raccolte dal personale della Mobile, sarebbero provenienti da diverse nazioni: Algeria, Egitto, Somalia, Nigeria, Senegal, Mali, Zambia, Bangladesh, Ghana. L’uomo, a sua volta del Bangladesh, sarebbe in cura per una patologia di natura indipendente dal naufragio. La Procura di Catania ha dato direttive perche’ le operazioni di ricerca e salvataggio di eventuali superstiti al naufragio abbiano la precedenza sulle investigazioni ed gia’ iniziata la raccolta delle dichiarazioni degli altri superstiti ora a bordo delle navi della Guardia Costiera.
LE INDAGINI – Si procede per i reati di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e per reati in materia di traffico di migranti. Le indagini sono condotte dalla Guardia Costiera, dalla Polizia di Stato, dalla squadra Mobile di Catania e dal Servizio centrale Operativo di Roma.
ONU- L’Unione europea deve “accelerare” l’impegno per impedire la morte in mare di centinaia di migranti. Lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che, alla luce della nuova tragedia nel Mediterraneo, ha ringraziato l’Italia per “tutti gli sforzi fatti” di fronte al “pesante impatto” rappresentanto dall’arrivo di molti disperati sulle sue coste. “La risposta internazionale”, ha detto un portavoce di Ban, “deve essere collettiva e riguardare non solo il miglioramento del soccorso in mare” ma anche “l’accesso alla protezione” da parte dei migranti. Bisogna “assicurare il diritto di asilo a un numero crescente di persone che fuggono dalle guerre e cercano un riparo sicuro”.
EMERGENZA A RODI – Tre migranti, tra cui un bambino, sono morti nel naufragio di un’imbarcazione al largo dell’isola di Rodi, nel sud-est del Mar Egeo, e altri 80 sono stati salvati, ma si teme che a bordo fossero circa 200. “La barca si è schiantata sulle rocce prima del porto di Rodi, ci sono tre morti, tra cui un bimbo, il numero dei salvati è 80″, ha riferito una fonte della polizia portuale greca, precisando che «57 sono sani e salvi e 23 sono stati trasferiti all’ospedale di Rodi”.
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