La bufera scoppiata attorno a Francesco Gentile, Segretario Generale dell’Associazione sindacale professionisti militari (ASPMI) – una delle sigle sindacali nate tra i militari dopo la legge 46 del 2022 – sarebbe piuttosto una folata di vento volta a scompigliare le carte, che si regge debolmente su “accuse non corrispondenti alla realtà”. A dirlo, ad Affaritaliani, è l’avvocato Ervin Rupnik, secondo il quale le contestazioni rivolte al suo assistito – accusato di irregolarità nella gestione delle risorse economiche del sindacato – sarebbero smentite dalla documentazione prodotta dalla difesa. “Lo accusano di aver usato soldi del sindacato per spese personali. Ma le carte dicono altro, è tutto dichiarato e noi non abbiamo nulla da nascondere”, sostiene Rupnik.
L’origine della denuncia
Il fascicolo nasce da una querela presentata da cinque ex appartenenti all’associazione, decaduti dall’ASPMI nel 2025. Al centro dell’accusa c’è l’ipotesi che Gentile abbia utilizzato la cassa del sindacato per spese personali, anziché per le finalità dell’associazione. Tra gli episodi contestati c’è quello di un paio di orecchini da 20 euro, comparsi tra i giustificativi di spesa. Secondo la difesa, l’accessorio di bigiotteria sarebbe stato in realtà acquistato da una dirigente dell’associazione con denaro proprio e lo scontrino sarebbe finito per errore tra le pezze giustificative al posto di quello, dello stesso importo, relativo all’acquisto di un toner. “Un errore materiale, corretto e già documentato con le relative prove di pagamento”, sostiene la difesa.
Ci sono poi alcuni acquisti effettuati su Amazon: “Si trattava di materiale di cancelleria necessario al sindacato, pagato da Gentile di tasca propria e a rate, contestato proprio a causa della rateizzazione degli addebiti”. La difesa sottolinea inoltre che i bilanci dell’associazione sarebbero stati approvati in due occasioni anche con il voto degli stessi cinque ex appartenenti che hanno successivamente presentato la querela e sarebbero stati sottoposti al controllo del revisore. Gentile, inoltre, si sarebbe presentato spontaneamente agli inquirenti, mettendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria e consegnando la documentazione relativa alla gestione economica dell’associazione.
“Abbiamo depositato centinaia di giustificativi a corredo. Al momento, non è stata assunta alcuna decisione da parte del giudice. Il procedimento è fermo alla fase predibattimentale, contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa, e la prossima udienza è fissata per gennaio. Trasformare una decisione della Procura in una sentenza mediatica è sgradevole, ma qualsiasi accusa fatta al mio assistito è smontabile dai documenti”, dice Rupnik. Per il legale resta quindi possibile che la vicenda si chiuda prima dell’apertura del dibattimento: “Confidiamo nella magistratura. Si vedrà che non c’è stata appropriazione indebita”.
Il ruolo di Gentile nella fondazione del sindacato
Già delegato del Co.Ce.R., Gentile si era battuto per l’approvazione della legge sui sindacati militari. Nella fase di avvio dell’ASPMI, la normativa non permetteva ancora di tesserare iscritti né di incassare quote e l’associazione ha atteso che la legge lo consentisse. Nel frattempo, secondo quanto riferito dalla difesa, sarebbe stato Gentile ad anticipare le spese necessarie all’avvio e al funzionamento dell’associazione: oltre 40 mila euro destinati alle necessità amministrative delle sedi e dei dirigenti, ai viaggi – sostenuti in alcuni casi anche nell’interesse di persone che successivamente lo hanno denunciato – e ad altre esigenze organizzative.
Per coprire questi costi, Gentile avrebbe acceso finanziamenti personali che starebbe ancora rimborsando. Secondo la ricostruzione difensiva, le somme successivamente ricevute dall’associazione e oggi oggetto di contestazione sarebbero riconducibili proprio al rimborso delle spese che Gentile aveva precedentemente anticipato con risorse personali. La difesa sostiene inoltre che Gentile non avrebbe ancora recuperato integralmente quanto anticipato e sarebbe tuttora a credito nei confronti dell’associazione per circa 4 mila euro, mentre gli interessi sui finanziamenti personali sarebbero rimasti interamente a suo carico, senza alcun addebito all’ASPMI.
L’accusa
Diversa è la ricostruzione dell’accusa. Secondo quanto riportato da Repubblica, Gentile si sarebbe appropriato di oltre 37 mila euro provenienti dalle quote versate dagli iscritti. Gli accertamenti sono partiti dalle segnalazioni dei cinque ex appartenenti all’associazione, assistiti dagli avvocati Massimiliano Strampelli e Michela Scafetta. I cinque avevano sollevato dubbi sulla gestione economica dell’ASPMI e sui bilanci dell’organizzazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nell’arco di circa due anni Gentile avrebbe utilizzato per proprie esigenze somme che erano invece nella disponibilità dell’associazione. Su questo punto le due ricostruzioni sono contrapposte: per l’accusa si tratterebbe di risorse utilizzate per finalità personali; la difesa sostiene invece che le somme contestate siano giustificate e riconducibili alle spese sostenute nell’interesse dell’ASPMI e alle anticipazioni effettuate personalmente da Gentile nella fase di avvio dell’associazione.
Quanto ai cinque ex appartenenti da cui sono partite le segnalazioni, l’ASPMI contesta che il loro allontanamento sia stato conseguenza delle richieste di chiarimenti sulla gestione economica dell’associazione. Secondo il sindacato, la decadenza sarebbe stata invece determinata da violazioni dello Statuto. Il provvedimento è stato successivamente impugnato davanti al Tribunale di Roma, che ha rigettato il ricorso con condanna alle spese. La stessa associazione risultava comunque tra quelle riconosciute come in regola dal ministero della Difesa, circostanza che consentiva ai suoi iscritti di usufruire di permessi orari e distacchi sindacali con oneri a carico del bilancio dello Stato.
La vicenda giudiziaria, in ogni caso, non è ancora arrivata alla fase dibattimentale. La prossima udienza predibattimentale è fissata per il 14 gennaio davanti al giudice del Tribunale di Roma Paola Ginesi. In quella sede proseguirà l’esame della vicenda e resta quindi da stabilire se si arriverà all’apertura del dibattimento oppure se il procedimento potrà chiudersi prima, come ritiene possibile la difesa.


