Quarto caso di suicidio assistito in Toscana, l’Associazione Luca Coscioni: “Nove mesi di attesa, accelerare su una legge nazionale”
Si chiamava “Mariasole”, nome di fantasia scelto per tutelarne la privacy. Aveva 63 anni ed era affetta da una forma severa di parkinsonismo che, nel corso degli anni, l’aveva resa totalmente dipendente dall’assistenza di altre persone. La donna è morta il 4 maggio nella sua abitazione in Toscana, dopo aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito. A renderlo noto è stata l’Associazione Luca Coscioni, che segue numerosi casi legati al fine vita e ai diritti dei pazienti.
Si tratta del quarto caso registrato in Toscana e del sedicesimo in Italia dall’apertura alla possibilità del suicidio assistito nei casi previsti dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, nota anche come sentenza Cappato-Dj Fabo. La donna ha potuto autosomministrarsi il farmaco letale fornito dal Servizio sanitario regionale insieme alla strumentazione necessaria. Secondo quanto riferito dall’associazione, il percorso che ha portato al via libera è stato lungo e complesso: nove mesi di attesa, una diffida formale e infine un ricorso d’urgenza per ottenere il riconoscimento del diritto ad accedere alla procedura. La donna conviveva con la malattia neurodegenerativa dal 2015 e le sue condizioni si erano progressivamente aggravate fino alla completa perdita di autonomia.
Il caso riaccende il dibattito politico e giuridico sul fine vita in Italia, tema su cui manca ancora una legge nazionale organica. Attualmente, infatti, il suicidio assistito è consentito solo in presenza di specifici requisiti indicati dalla Corte costituzionale: il paziente deve essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetto da una patologia irreversibile, capace di prendere decisioni libere e consapevoli e sottoposto a sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili. Negli ultimi mesi la Toscana è stata tra le regioni più attive sul tema, anche grazie all’approvazione di una legge regionale finalizzata a disciplinare tempi e modalità di risposta delle aziende sanitarie alle richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito. Una normativa che ha suscitato forti reazioni politiche e acceso il confronto tra sostenitori del diritto all’autodeterminazione e oppositori di qualsiasi apertura sul fine vita.
L’Associazione Luca Coscioni ha ribadito la necessità di una legge nazionale che garantisca procedure chiare e tempi certi, evitando che i pazienti debbano affrontare lunghi iter giudiziari per vedere riconosciuta la propria volontà.

