Allarme super batteri, 12mila morti all’anno in Italia: “Servono test rapidi e fondi certi”
Senza interventi immediati, le vittime globali dei “super batteri” invulnerabili agli antibiotici supereranno i 39 milioni entro il 2050. L’Europa ne conta già 35mila all’anno e l’Italia ne registra 12mila. Numeri da “nuova pandemia” con impatti economici enormi.
Per fermare la strage “servono innanzitutto fondi certi, in tempi chiari, vincolati alla diffusione sul territorio dei moderni strumenti diagnostici che permettono di sapere rapidamente quali sono i batteri responsabili di un’infezione, a quali antibiotici resistono e a quali rispondono”. Inoltre “serve una visione One Health con politiche ambientali volte a frenare il riscaldamento globale e ad abbattere l’inquinamento atmosferico, perché il cambiamento climatico e lo smog aumentano l’antimicrobico resistenza e contrastarli la riduce”. È l’allarme di Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli (Associazione microbiologi clinici italiani).
Il nodo principale è il mancato arrivo dei fondi promessi per i test veloci nei territori. “Ci hanno parlato di 160 milioni di euro – spiega Clerici – da girare, previo decreto attuativo, alle Regioni che li avrebbero messi a disposizione di aziende ospedaliere e Asl per l’acquisizione di strumenti di diagnostica rapida microbiologica di cui dotare in particolare le Case di comunità”. Ma le risorse “risultano non arrivati, o comunque non usati con la specifica finalità indicata nel comma 340 relativamente alla diagnostica microbiologica. Non sappiamo se arriveranno né quando, se sono spalmati nel tempo e su quanti anni. Insomma, nessuna certezza”.
Da qui la richiesta per la prossima Manovra: “Nella Manovra in discussione deve essere ripreso quel comma 340, ma questa volta prevedendo dei fondi vincolati alla diagnostica microbiologica innovativa, esplicitandone l’ammontare e indicando la tempistica dell’effettiva erogazione”.
Oggi gli antibiotici vengono spesso prescritti al buio. “Così come prima di prescrivere un farmaco per una qualunque malattia, dal diabete all’artrite reumatoide, si effettuano delle indagini per dimostrare che il paziente ha effettivamente quella patologia, allo stesso modo prima di prescrivere un antibiotico bisognerebbe capire se l’infezione è davvero batterica, qual è il patogeno che la causa, a quali farmaci risponde e a quali è resistente. Oggi, di prassi, tutto questo non accade”. I test rapidi inviati alle Case di comunità risolverebbero l’impasse: “Le si darebbero alla Case di comunità o ai poliambulatori decentrati, e tutto – dall’acquisto alla formazione, dai controlli di qualità alla valutazione dell’esito – sarebbe controllato dall’Asl attraverso il laboratorio di microbiologia ospedaliero”.
Infine, c’è il legame decisivo con l’ambiente: “Quello che noi abbiamo combattuto per anni – giustamente, e lo dobbiamo combattere ancora – ossia la trasmissione interumana o animale-uomo dei microrganismi, oggi dobbiamo assolutamente vederlo in un’ottica completamente diversa”, avverte l’esperto: “Un’ottica One Health, quindi anche ambientale. Perché ormai la pressione selettiva sulle resistenze viene esercitata dall’ambiente, cosa che fino a poco tempo fa ritenevamo un’ipotesi se non assurda, quantomeno remota”.
Riscaldamento e smog concentrano i germi e ne aumentano le difese, veicolando geni di resistenza attraverso il particolato. Per l’Amcli occorre tradurre le analisi scientifiche in decisioni concrete: “Se non capiremo finalmente tutto questo – chiosa Clerici – allora abbiamo già perso la battaglia”.
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