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Cronache
"Disastro ambientale nel Po". Condannati i vertici della Tamoil

Disastro ambientale. Doloso e colposo. E' una delle prime volte che il reato viene accertato. Ne pagheranno le conseguenze i vertici della Tamoil, o almeno 4 dei 5 manager che erano sotto processo a Cremona. Il gup Guido Salvini li ha infatti condannati dopo sette anni di indagini e più di 40 udienze. Sei anni e sei mesi e 9 mila euro di ammenda per Enrico Gilberti, tre anni per Giuliano Gerrini Billi, condannati per disastro doloso. Un anno e otto mesi più 6 mila euro di ammenda per Pierluigi Colombo e il libico Mohamed Saleh Abulaiha, condannati per disastro colposo. Il pm Fabio Saponara aveva richiesto da 6 a 13 anni di reclusione per il reato, ridefinito, di avvelenamento delle acque. Assolto invece il francese Ness Yammine per non aver commesso il fatto.

small 120206 171627 to060212cro 2084Il giudice Guido Salvini
 

LA VICENDA - Comincia tutto nel 2001 quando la società Tamoil che sorge nei pressi delle rive del Po, di proprietà del governo libico e dismessa dal 2011, viene accusata di avvelenamento delle acque e di disastro colposo con pericolo di esplosioni. La società si era "autodenunciata" come sito inquinato, avvalendosi della normativa che consentiva la non punibilità per gli inquinamenti precedenti ma che tuttavia comportaba l'obbligo di informare Comune, Regione e Arpa della reale situazione di inquinamento. La compagnia avrebbe anche dovuto attivarsi per ripulire le falde dei terreni inquinati.

DISASTRO CONTINUO - Gli effetti dell'inquinamento avevano investito non solo la zona del sito industriale ma anche i terreni esterni sull'argine del Po in cui si trovano numerosi e molto frequentati circoli sportivi di Cremona. Nel corso delle indagini è emerso che la Tamoil non aveva posto gli Enti preposti nelle condizioni di avviare una bonifica non avendo fornito un quadro completo della gravità dell'inquinamento in essere già da parecchi anni. Pratiche inquinanti che non si sarebbero fermate nemmeno dopo l'autodenuncia, visto che lo sversamento di idrocarburi, secondo le indagini, era continuato anche dal 2001 al 2007. Dalla fine del 2008 al 2011 sono stati recuperati 1800 metri cubi di idrocarburi che galleggiavano sulla falda acquifera. Un recupero che non è ancora terminato. Lo sversamento è continuato anche a causa delle pessime condizioni della rete fognaria della raffineria.

IL PROCESSO - La tesi difensiva è stata smontata da una perizia che ha rilevato una forte presenza di MTBE (l'additivo usato per la benzina verde dalla prima metà degli anni Ottanta) secondo la quale l'inquinamento era "storico" e "riconducibile in modo univoco ai processi chimici svolti negli anni nello stabilimento petrolchimico". Da tutti questi elementi è nata la sentenza del giudice Salvini, una sentenza importante sotto il profilo giuridico e ambientale. I risarcimenti saranno stabiliti in un separato processo civile.

 

 

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