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Cronache
bennardo

di Fabio Frabetti

«Nessuno a Palermo vuole affittare una casa a un testimone di giustizia». La storia del testimone di giustizia Bennardo Mario Raimondi potrebbe concludersi nel modo più triste. A fine giugno dovrà necessariamente lasciare l'abitazione in cui vive con i suoi familiari. A un mese dallo sfratto si ritrova solo senza la possibilità di trovare un appoggio e un aiuto. E soprattutto un tetto.

LA MORSA DELL'USURA - Bennardo fa l'artigiano. È specializzato nella realizzazione di souvenir e presepi, per i quali ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti. Fino a qualche anno fa con il suo laboratorio dava lavoro ad otto persone. I suoi problemi cominciarono quando decise di acquistare una casa. Le banche gli avevano negato ulteriore credito e così si vide costretto a rivolgersi ad alcuni conoscenti. Si trattava di persone che in seguito si rivelarono però dei veri e propri usurai, pronti a chiedere il salato conto per quel prestito. Probabilmente Bennardo sarebbe riuscito a restituirlo ma la morte di un figlio e del fratello insieme alla grave malattia del suo bambino glielo impedirono. Anzi si trovò di nuovo nella condizione di rivolgersi ad altri usurai che gli consegnarono 120 milioni delle vecchie lire con cui pagare le spese sanitarie del bambino ed il debito contratto in precedenza. Ben presto si rese conto di non riuscire a restituire quei soldi e l'insolvenza scatenò la violenta reazione degli strozzini: gomme dell'auto tagliate, esplosivi lasciati nei pressi della sua abitazione, minacce pesanti. A quel punto l'artigiano si vide costretto a vendere la casa, il laboratorio ed a licenziare i dipendenti. Ebbe il coraggio di denunciare gli usurai: un gesto non da poco anche nella Sicilia di oggi. A fronte di questa collaborazione, escluso un prestito di 10.000 euro ottenuto dallo Stato, in cambio ha ricevuto solo indifferenza e solitudine. Ritrovandosi a vivere in povertà e in condizioni fatiscenti nell'abitazione che aveva trovato in affitto. Una condizione che a fine marzo, in un momento di particolare disperazione, lo aveva portato a tentare il suicidio.

CASA NEGATA - Bennardo da tempo non riusciva più a pagare il padrone di casa e così si è arrivati alla procedura di sfratto: «mi è venuto incontro per pagarmi il trasloco ma a fine giugno dovrò lasciare l'abitazione con un bambino di 11 anni malato e con mio padre anziano che non sta bene. A Palermo nessuno sembra volermi aiutare, eccetto il Movimento delle Agende Rosse. Una persona come me che ha denunciato gli strozzini non viene vista di buon occhio e non riesco a trovare una casa. Quando mi rivolgo a qualche possibile proprietario va a prendere informazioni su di me e quando scopre chi sono e cosa ho denunciato, la disponibilità iniziale ad affittarmi l'immobile svanisce improvvisamente. Sembra incredibile ma è quello che vivo quotidianamente. Ora avrei anche problemi a pagare l'affitto. Faccio solo dei piccoli lavoretti con cui è praticamente impossibile andare avanti. Per questo mi servirebbe una casa in grado di ospitare la mia famiglia composta da sei persone dove potermi ritagliare una sorta di laboratorio artigianale in grado di far ripartire la mia attività. Al momento ho trovato una piccola casa offertami dall'unica signora che si è resa disponibile a concedermela in affitto. Ma dovrei rinunciare alla mia attività. Le istituzioni locali dicono che non hanno fondi per darmi una mano ed io non so più cosa fare». In attesa di trovare quella solidarietà finora sconosciuta, Bennardo è stato invitato a Roma dal 7 al 9 giugno per Torraccia in Festa. Venderà alcune terracotte per tentare di ricominciare. Chi lo vorrà aiutare potrà acquistare i suoi prodotti, sperando che da Palermo possa arrivare anche la notizia più importante: un tetto sicuro.

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