Siamo sempre stati convinti che dopo il suo arresto nessun uomo dello Stato entrò nel covo di Riina per molti giorni. Ora un anonimo mette tutto in dubbio e rivela, con una lettera indirizzata ai pm della trattativa Stato mafia, che la stessa mattina del 15 gennaio 1993 l’abitazione fu perquisita da carabinieri infedeli che avrebbero fatto sparire armi e documenti.
E’ questo uno dei punti salienti del cosiddetto “protocollo fantasma”, la lettera anonima nel quale tra le altre cose si rivela che pm antimafia siano seguiti e spiati da uomini delle forze dell’ordine. Il nuovo particolare contenuto in quelle pagine, riportato da il Fatto Quotidiano, è davvero inquietante. Fino adesso siamo sempre stati convinti che quella perquisizione non ci fu, tanto che si sono celebreati processi a carivo di uomini del Ros per la mancata irruzione.
Sulla vicenda ci sono varie teorie ma ora arriva la nuova e più inquietante versione. Secondo l’anonimo, infatti, una squadra di Carabinieri avrebbe perquisito il covo di Riina, trovando tra l’altro un vero e proprio arsenale di armi e munizioni. Non solo. Nel covo ci sarebbero stati anche montagne di documenti e papelli contenenti i nomi top secret di politici e uomini delle istituzioni protagonisti della trattativa Stato mafia.
Subito dopo, sempre secondo l’anonimo autore della lettera spedita al pm Nino Di Matteo, sarebbero stati cancellati i segni del passaggio degli uomini dei carabinieri e dei Servizi. Che cosa era nascosto nel covo del capo dei capi? Forse non lo sapremo mai, ma ora abbiamo un dubbio, inquietante, in più.

