di Lucilla Noviello
Garbato, ben orchestrato e ironico, il testo Tre desideri di Ben Moor – autore contemporaneo inglese molto impegnato anche nella scrittura di radiodrammi – si svolge con la regia e l’interpretazione di Mauro Parrinello insieme con Elisa Benedetta Marinoni – che occupa la scena con grazia e bravura – al Teatro dell’Orologio di Roma fino al 26 aprile, poi a Catania e successivamente in tournè a Brescia e nel resto d’Italia Il ritmo con cui il racconto o la storia nel suo divenire sono presentati dal regista e dall’autore – che ha curato la supervisione artistica – non ha mai un calo di tensione e si scioglie davanti agli occhi del pubblico con salti temporali e cambiamenti di umore dei personaggi senza che lo spettatore avverta la frattura che il tempo passato o lo stravolgimento di alcuni piccoli avvenimenti sovra reali potrebbe aver creato. La storia d’amore – nelle sue incoerenze, difficoltà e improbabili passioni, nel senso che passione sembra non esserci mai nella coppia di cui viene narrato l’incontro e la festa di fidanzamento – ci viene descritta come fragile perché non può essere altrimenti in una città e in un mondo fragili anch’essi, e superficiali e distratti. La possibilità di esaudire tre desideri importanti – fondamentali ma destinati a terminare – non permette agli amanti e neppure ai loro amici, ai familiari o agli altri abitanti della terra, di risolvere la vita volgendola verso la felicità. Tra le case e i giardinetti del pianeta restano però la possibilità di cambiare, di cercare nonostante tutto la grandezza per sé e la possibilità di ridere. Come se un’umanità votata al precipizio – suo malgrado – mentre procede verso tale abisso, sapesse ancora guardarsi e, capendo la propria pochezza e il proprio fallimento, sapesse prendersi in giro – e reagire. Il tutto, su questa scena, con la bravura delle piccole azioni della Marinoni, della sua voce dolce ma decisa, del suo saper essere bella sul palcoscenico.
Tre desideri, di Ben Moor. Regia di Mauro Parrinello. Con Elisa Benedetta Marinoni e Mauro Parrinello. Teatro dell’Orologio di Roma, poi a Catania, a Brescia, e in tuorné.






