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Cronache

"In una situazione così drammatica è facile puntare il dito nei confronti di una madre che pur avendo ucciso il suo bambino pretende oggi di ricevere gli alimenti dal quello stesso marito che non più tardi di sei anni fa ha privato della gioia più grande. In realtà sono in molti a ritenere che spesso in casi come questi le madri infanticide realizzano quanto accaduto solo a distanza di parecchio tempo e la sopraggiunta consapevolezza le porta a provare un dolore a tal punto lancinante da spingerle al suicidio. A sostenerlo è l’avvocato Susi Ciaglia del foro di Milano che unitamente all’avvocato Lorenzo Puglisi affronta quotidianamente situazioni limite nell’ambito del diritto di famiglia. Lo stesso Puglisi, fondatore dell’associazione FamilyLegal, precisa che è la legge a prevedere che anche in caso di addebito debba essere riconosciuto ugualmente un contributo alimentare al coniuge che si trovi in stato di bisogno e che sia incapace di provvedere al proprio mantenimento. Tutt’al più ci si dovrebbe domandare come mai l’ex marito non abbia appellato la sentenza di separazione o non abbia agito per un risarcimento del danno il cui ipotetico ammontare non è neanche lontanamente comparabile con i 100 euro al mese di alimenti che è tenuto a versare. Di certo, in sede divorzile l’assegno potrà essere messo in discussione, ma il periodo pregresso si è ormai cristallizzato e volendo l’ex moglie omicida potrebbe addirittura agire con un’esecuzione forzata nei confronti dell’ex marito pignorandogli casa o stipendio."

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