L’ultimo corso lo ha tenuto più di 5 anni fa. Ora non ha nessun incarico e non fa più lezioni. Ma continua a ricevere regolarmente lo stipendio dall’Università di Brescia. Era stato escluso dal concorso ma il Tar continua a dare ragione al professore: “L’ateneo non può scegliere a chi affidare i corsi”.
La storia del professore Giulio P., racconta il Corriere di Brescia, inizia nel 2000 quando il professore ottiene il suo incarico all’università di Brescia. In realtà viene escluso ma fa ricorso al Tar e vince perché nel concorso in questione erano state commesse alcune irregolarità. Da quel momento inizia un contenzioso continuo tra il docente e l’università che lo paga.
“La mia colpa è avere messo in discussione le logiche baronali e di cooptazione nelle assunzioni all’università”, ha sempre sostenuto lui. E ora ha di nuovo vinto al Tar con un ricorso contro un collega che aveva ottenuto un corso. Ricorda il Corriere che era già accaduto nel 2009, quando il decreto del Presidente della Repubblica fatto a seguito di un ricorso presentato dallo stesso professore, si sottolineava che “l’autonomia decisionale di un ateneo non può spingersi fino alla predeterminazione dei criteri generali di omogeneità scientifica e didattica, che rimangono di competenza ministeriale”. Risultato: il professore continua a essere pagato ma di corsi non ne fa.

