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Cronache

di Lorenzo Lamperti

 twitter@LorenzoLamperti

"Pensare che un alimento con l'etichetta 'naturale' faccia meglio di un altro è sbagliato". Dario Bressanini, ricercatore ed esperto di temi legati al cibo, parla in un'intervista ad Affaritaliani.it di tutti i rischi che si corrono facendo la spesa: "Spesso si paga di più per un prodotto che si crede faccia bene, ma non è così. Il selenio nelle patate? Non serve. Galline allevate all'aperto? Più diossina nelle uova. La pubblicità sfrutta luoghi comuni fuorvianti". E sulla politica: "Sui temi scientifici sono dilettanti allo sbaraglio. E le nomine ai ministeri vengono fatte con il manuale Cencelli".

TUTTE "LE BUGIE NEL CARRELLO"

- KAMUT, il grano dei faraoni del Montana. La strategia che ha portato al successo una normale varietà di grano orientale

- PATATE. Un brevetto del 1998 consente di arricchirle di selenio. Ma serve davvero?

- POMODORO DI PACHINO. Le origini israeliane del ciliegino

- MORTADELLA. Le verità nascoste nella lista degli ingredienti

- MOZZARELLA DI BUFALA. Le scoperte sul tipo di latte utilizzato

- VINO. La relazione tra prezzo e gradimento

- UOVA. Galline allevate all'aperto e diossina

- LATTE. Davvero berlo è innaturale?

- BURRO. Il metodo di produzione italiano a scapito della qualità

- TONNO. Sovrsfruttamento, rischi di intossicazione e contaminazione da mercurio

(dall'indice del libro "Le bugie nel carrello")

Dottor Bressanini, partiamo dal titolo del suo libro. Quali e quante sono "le bugie nel carrello"?

Il titolo riprende quello del mio libro precedente, "Pane e bugie", in cui raccontavo le menzogne diffuse dal mondo dei media sul cibo. In questo caso, invece, mi sono soffermato sulle bugie e le leggende dell'industria alimentare. Ho preso in esame alcuni prodotti campione. Spesso sul frontespizio di un prodotto si declamano delle proprietà e degli ingredienti che poi in realtà non ci sono. In altri casi racconto di leggende che contribuiscono a vendere i prodotti, come il caso del kamut.

Tra le bugie possiamo annoverare quella della mortadella "zero chimica"?     

Sì, quella della mortadella è proprio una bugia. Quando il consumatore legge "zero chimica", non essendo generalmente un esperto di etichette, capisce che non ci sono conservanti. E molti consumatori sono sensibili a questo argomento. Però poi se si va a vedere bene i conservanti ce li trovi: sono di origine naturale ma pur sempre conservanti. I nitridi di origine naturale estratti dal sedano o dagli spinaci hanno le stesse proprietà, nel bene e nel male, dei nitriti aggiunti. Così la mortadella "zero chimica" è una mortadella come tutte le altre ma magari costa di più e vende di più grazie a quella fuorviante dicitura sull'etichetta.

Quali sono i rischi maggiori che si corrono facendo la spesa?

Il rischio maggiore è quello di spendere più di quanto si dovrebbe. Tutti i prodotti venduti sono controllati e raramente ci sono rischi sanitari. Ma spesso si paga di più per un prodotto equivalente a un altro perché ci si illude che abbia chissà quali effetti miracolosi. Si pensa che acquistando un prodotto addizionato con zinco, selenio o Omega-3 si possa sostituire un normale regime alimentare bilanciato. Ma non è così.

E' il caso delle patate al selenio?

Se ci fosse una carenza diffusa di un certo micronutriente le autorità sanitarie nazionale sarebbero già intervenute, come hanno fatto sul sale iodato. Nel caso del selenio invece non l'hanno fatto. Lo stesso Iss (Istituto superiore di sanità, ndr) dice che nella dieta media di un italiano non manca selenio. Certo, magari un vegano può avere carenza di selenio (contenuto soprattutto in carne e pesce), ma uno non può saperlo se non fa qualche analisi dal medico. Assumere selenio e spendere di più solo perché ci viene detto che fa bene è sbagliato.

In che modo si crea il luogo comune sul cibo?

Il meccanismo è molto sottile. Prendiamo il caso del selenio. Sulle etichette non c'è scritto che il selenio fa bene ma semplicemente che quealla sostanza è presente. Non ti dicono mai la quantità necessaria per avere un contributo utile al benessere. Si fa in modo che il consumatore, bombardato per anni dal messaggio che il selenio fa bene, faccia da solo l'associazione mentale selenio=benessere. Personalmente sono molto diffidente verso tutti i prodotti dove è stato addizionato qualcosa. Normalmente se si segue una dieta bilanciata non se ne ha bisogno.

LEGGI L'ESTRATTO DEL LIBRO "LE BUGIE NEL CARRELLO" (per gentile concessione di Chiarelettere)

Le bugie nel carrello Bressanini

Cos’è esattamente il Kamut®? Perché è meglio non mangiare troppo tonno? Le patate al selenio fanno bene alla salute? La mortadella 100 per cento naturale esiste davvero? Dopo il successo di PANE E BUGIE (Chiarelettere 2010), il libro sulla disinformazione in campo alimentare, Dario Bressanini ci accompagna tra gli scaffali di un supermercato immaginario e ci aiuta a capire cosa raccontano, e cosa nascondono, le etichette dei prodotti che acquistiamo. Scopriremo, tra l’altro, che l’equazione “naturale... buono” è uno dei pregiudizi più radicati e più usati dalla pubblicità, che un prodotto che l’etichetta descrive come a “chimica zero” i conservanti li contiene, che il prezzo di una bottiglia di vino ne influenza l’apprezzamento e che il tonno più buono non si taglia con un grissino.

Dario Bressanini è ricercatore presso il dipartimento di Scienza e alta tecnologia dell’Università dell’Insubria a Como. Cura da diversi anni il fortunato blog “Scienza in cucina”.

Ritiene che il termine "naturale" sia sopravvalutato?

Sì, assolutamente. L'equazione naturale uguale proprietà salutistica sta solo nella mente del consumatore. E' un'equazione pompata molto dal marketing. Se si aggiunge il termine "naturale" si vende di più e a un prezzo più alto. In realtà in natura ci sono anche veleni o intossicazioni come il botulino o la salmonella. Non c'è legame tra naturale e benessere. Non ha senso distinguere gli alimenti tra naturale o meno.

Lei fa l'esempio delle uova provenienti da galline allevate all'aperto che spesso contengono livelli di diossina più alti che nelle altre.

L'alimentazione delle galline allevate all'aperto non è controllata e quindi mangiano quello che trovano. Se vivono in ambienti dove c'è inquinamento nelle uova ci si ritrova anche della diossina, come è successo in Belgio e Olanda, con valori di tre volte superiori rispetto al livello massimo permesso.

Recentemente abbiamo assistiti a diversi scandali alimentari. Come può accadere un caso come quello della carne di cavallo?

Avviene quando ci sono tantissimi passaggi degli alimenti. La carne in questione ha fatto dei giri pazzeschi: prima in Italia, poi in Romania, ecc. ecc. Quando ci sono delle filiere produttive molto lunghe i movimenti non riescono a essere tracciati ed è più facile che si verifichi una truffa anche se, in questo caso, parevano non esserci rischi legati alla salute.

Lei si occupa anche di medicina alternativa, ogm e tanti altri temi scientifici. Crede che la politica italiana affronti nella maniera giusta questi argomenti?

No. Ogni volta che mi occupo di medicine alternative, ogm o altro mi accorgo che il politico medio è un dilettante allo sbaraglio. Spesso i politici italiani dicono cosa che fanno accapponare la pelle. Compresi gli esponenti del Movimento 5 Stelle. Ma hanno studiato questi qui prima di dire certe cose? L'ignoranza sui temi scientifici nella politica italiana è trasversale. E il problema è che sono poi loro stessi a fare le leggi in materie scientifiche: Leggi che poi vengono spesso bocciate dalla Comunità Europea perché vanno contro dei principi fondamentali. Non è che se fai una riforma per abrogare la legge di gravità quella poi cessa di esistere.

C'è del dilettantismo anche all'interno dei ministeri?

Purtroppo sì. Prendiamo per esempio il caso Stamina: è scandaloso. Si danno milioni di euro per una cosa che è sostanzialmente uguale al caso Di Bella di alcuni anni fa. Purtroppo i politici italiani annusano il sentimento popolare e si comportando di conseguenza. Ma dal punto di vista scientifico quello che viene fatto è molto spesso vergognoso.

Si è discusso delle competenze dei ministri del governo Letta. Lei che ne pensa?

Non sono così ingenuo da pretendere che un esperto di agricoltura vada al ministero dell'Agricoltura o che un cardiochirurgo diventi ministro della Sanità. Credo però che anche un politico che si occupa di questi temi debba avere un minimo di competenza. Invece spesso sulle nomine funziona ancora il manuale Cencelli.

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