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Cronache

 

rapite usa

La polizia dell'Ohio ha arrestato tre persone in relazione alla scomparsa di tre adolescenti di Cleveland, ormai donne fatte, ritrovate soltanto lunedì scorso dopo diversi anni di prigionia, dagli undici ai nove a seconda dei casi. Si tratta di tre maschi ispanici di 50, 52 e 54 anni rispettivamente. Il primo a finire in manette e' stato il presunto rapitore, il 52enne Ariel Castro, autista di scuolabus: e' stata una delle vittime, Amanda Berry, a fare il suo nome in una drammatica telefonata al 911, il numero riservato negli Stati Uniti alle chiamate di emergenza. 


"Aiutatemi!", ha urlato nella cornetta, messale a disposizione da un vicino, Charles Ramsey, che l'aveva aiutata a evadere dall'abitazione in cui lei e le due compagne erano tenute segregate, probabilmente fin dal momento stesso dalla sparizione di ciascuna. "Sono Amanda Berry. Sono stata sequestrata e data per dispersa per dieci anni, ma sono qui. E sono libera adesso!", ha esclamato. Ora 26enne, l'ex ostaggio ha aggiunto che l'aguzzino suo e delle altre ragazze era "fuori", e ha pregato gli agenti di accorrere al piu' presto per salvarle tutte. Poco dopo la cattura di Castro, gli inquirenti hanno proceduto all'arresto di due suoi fratelli per presunta complicita'.
 


Al network televisivo 'Cnn' Ramsey ha poi raccontato che, mentre passava per caso davanti alla casa-prigione, ha visto una donna che cercava disperatamente di forzare la porta d'ingresso per uscire, ma che questa non si apriva bene. E' intervenuto e le ha dato una mano a forzarla, e lei e' venuta fuori insieme a una bambina. All'interno e' stato poi trovato anche un secondo minore. Sulle prime il soccorritore non ha compreso con chi avesse a che fare e, quando gli e' stato chiaro, e' rimasto sbigottito. "Mi sono reso conto che stavo chiamando il 911 per conto di Amanda Berry. Pensavo che fosse morta!", ha commentato.

Amanda spari' alla vigilia del suo 17esimo compleanno, nell'aprile 2003, dopo aver concluso il proprio turno nel fast-food ove lavorava. Le sue compagne di sventura sono state identificate come Gina DeJesus, che scomparve nel 2004 all'eta' di 14 anni mentre tornava a casa da scuola; e Michelle Knight, svanita nel nulla prima di tutte, nel 2002, quando aveva una ventina di anni: la sua vicenda era quella sulla quale i mass media si erano concentrati di meno, e di cui si e' sempre saputo poco. Le tre abitavano in origine nella parte occidentale di Cleveland, lo stesso settore della citta' nel quale adesso sono riapparse per tornare finalmente alla vita.

LA POLIZIA A VUOTO PER DUE VOLTE - La polizia arrivo' per due volte fino alla casa di Ariel Castro, a Cleveland, in Ohio, dove erano rinchiuse le tre donne sequestrate per dieci anni. Ma in nessun caso gli agenti ebbero alcun sospetto. Gli agenti, ha raccontato la polizia di Cleveland, arrivarono nel 2000 e nel 2004 all'indirizzo a Seymour Avenue dove Amanda Berry, georgina 'Gina' DeJesus e Michelle Knight erano rinchiuse. Una prima volta gli agenti furono chiamati proprio da Ariel Castro per una lite in strada. Qualche anno piu' tardi, nel 2004, gli agenti federali tornarono nuovamente a bussare alla porta di Castro, che ha lavorato come autista di scuolabus a Cleveland fino allo scorso anno: erano gli uomini del Child Protective Services, in sostanza i servizi sociali, che volevano interrogare Castro per aver inavvertitamente lasciato un bambino sul pullmino, al termine del suo giro. Ma non lo trovarono in casa, non tornarono mai piu' e l'episodio fu archiviato. Intanto le tre ragazze e la bambina, figlia di Amanda, tutte gia' dimesse dall'ospedale, sono state ricongiunte alle loro famiglie prima di incontrare gli uomini dell'Fbi per raccontare i dettagli degli anni trascorsi in cattivita'. In ospedale i medici le hanno trovate fortemente disidratate e lievemente malnutrite, ma in sostanza in buone condizioni


IL PRECEDENTE  -  Natascha Kampusch ebbe rapporti sessuali con il suo rapitore, Wolfgang Priklopil, ma non vuole piu' parlarne: e' stata la stessa ragazza austriaca sequestrata nel 1998 a Vienna all'eta' di 10 anni e liberata nel 2006 a confermarlo, nel corso del talk show "Guenther Jauch" della tv tedesca Ard.

Natascha e' comparsa in tv per promuovere il film "3096 giorni", tratto dalla sua biografia pubblicata nel 2010 con lo stesso titolo, che uscira' il 28 febbraio nelle sale tedesche. La Natascha-bambina e' interpretata dall'attrice inglese Amelia Pidgeon e quello da ragazza dalla britannica Antonia Campell-Hughes. Nella sua biografia, la giovane austriaca aveva scritto che con il suo rapitore "non ci fu sesso": "L'uomo che mi picchio', che mi chiuse in uno scantinato e mi fece soffrire la fame cercava carezze". Nel film che sta per uscire, pero', vengono mostrate inequivocabili scene di sesso. Alla domanda di Jauch se lei avesse dato il suo consenso, Natascha ha spiegato che il contenuto dei verbali dei suoi interrogatori era stato reso pubblico e quindi non lo si poteva piu' negare.

 

In una deposizione dell'agosto 2006, Natascha affermava di aver dormito regolarmente con Prikopil e di aver avuto rapporti sessuali volontari con lui. E in una delle prime deposizioni aveva raccontato che a fine 1998 il suo rapitore le chiese se sapesse cosa capitava agli uomini che non hanno rapporti con le donne per tanto tempo. "Il film e' un modo per dire all'opinione pubblica che e' andata cosi', adesso potete vederlo, ma poi lasciatemi in pace?", ha chiesto l'intervistatore a proposito delle scene di sesso, ottenendo come risposta: "Esattamente". Alla domanda sul perche' non sia fuggita prima, Natascha ha risposto di essere stata soggetta ad "una pressione durata anni, una prigione intima, che mi ha impedito di liberarmi. Lui mi intimava di non guardare nessuno e mi diceva che avrebbe accoltellato o fatto di peggio a chiunque avesse tentato di aiutarmi". Il rapporto tra Natascha e il suo aguzzino, morto sotto un treno mentre era inseguito dalla polizia, e' stato al centro di molte discussioni, perche' sembra che si fosse creato un legame, magari per il fatto che in pratica lei era diventata ragazza e donna durante la prigionia. In un'intervista allo 'Spiegel' la Kampusch ha dichiarato che "forse sarebbe stato meglio se Priklopil fosse ancora in vita": almeno, ha spiegato, "sarebbe stato chiaro che la vittima sono io, adesso si pensa che sia stata io a fare qualcosa al colpevole e mi tocca sopportarlo". Natascha parla anche del fatto che in Austria si sente spesso circondata da un clima di ostilita': "Per me e' una cosa molto duro da sopportare, poiche' e' come se venissi spinta ad emigrare all'estero oppure ad ammazzarmi".

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