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#NoVaticanoday: manifestazione di e per la laicità

È la terza prova di e per la laicità, parola soppressa dalla asfittica Politica e dal vetusto Gotha della Cultura: la prima #NoGiubileo a piazza Montecitorio, poi #NoInquisizione al teatro Ambra, ora #NoVaticanoday, per ribadire la laicità della Repubblica Italiana, dello Stato e delle sue Istituzioni…

Di Carlo Patrignani

Senza l’intervento di una Banca Mondiale, una Fondazione del magnate cinese Li Ka Shin, un’agenzia di comunicazione di San Francisco, la Oscura, che lavora con le multinazionali Nike e Google e dei gruppi ambientalisti internazionali, produttori e registi del mega spettacolo ‘Fiat Lux: illuminating our common home’ andato in scena a San Pietro, nell’ambito del Giubileo straordinario, è stata promossa a Roma, per il 18 dicembre, la più sobria manifestazione #NoVaticanoday al Palazzo dell’Informazione di piazza Mastai.

È la terza prova di e per la laicità, parola soppressa dalla asfittica Politica e dal vetusto Gotha della Cultura: la prima #NoGiubileo a piazza Montecitorio, poi #NoInquisizione al teatro Ambra, ora #NoVaticanoday, per ribadire la laicità della Repubblica Italiana, dello Stato e delle sue Istituzioni, per infrenare le inframmettenze clericali e rigettare la politica di imperialismo missionario prerogativa della Compagnia di Gesù che, è bene ricordarlo, ha il suo precedente nella politica della cristianità, nella politica delle crociate.

Di questo straordinario Giubileo, dall’ebraico Jobel, ossia caprone per indicare il corno di montone usato per le sacre cerimonie, poco importa se le presenze sono state 50mila in una piazza con molti spazi vuoti o 200mila nel totale delle cerimonie, come ha precisato la prefettura: ciò che emerge è che sono state inferiori alle attese e non tanto per paura del terrorismo quanto per una crescente disaffezione, stanchezza, caduta di credibilità con relativa presa di distanze da parte della gente.

Un fenomeno questo, sfiducia e allontanamento della gente, che non investe soltanto la Politica, evidente nell’astensionismo dal voto, o talune Istituzioni, la magistratura o le forze dell’ordine, un tempo viste come baluardo a tutela delle ingiustizie, o la Cultura che ripete i suoi slogan ad infinitum, ma anche la Chiesa, investita in pieno da scandali di ogni tipo che minano la credibilità dei suoi principi e dogmi: insomma il Re è Nudo!

Se ‘Via Crucis’ di Gianluigi Nuzzi e ‘Avarizia’ di Emiliano Fittipaldi hanno infatti scosso l’establishment del Vaticano per aver portato alla luce una sequela di scandali, tanto da portare, con il nulla osta del Governo, i due giornalisti e scrittori, residenti in Italia e non nello Stato estero della Città del Vaticano, sul banco degli imputati, ‘Figli rubati: l’Italia, la Chiesa e i desaparecidos’, di Federico Tulli, per L’Asino d’oro editore, affonda, come il condor, il robusto becco ricurvo e i forti artigli, “nel comportamento perlomeno oscuro di Jorge Mario Bergoglio”, come evidenziato dal brillante giornalista e scrittore e giornalista argentino Marcelo Figueras.

Il riferimento è alla disumana vicenda, oggetto del processo storico per i crimini di lesa umanità apertosi a Roma, di 42 persone, 22 di origine italiana, sequestrate, torturate, uccise, scomparse nell’ambito del famigerato Piano Condor, l’accordo prima segreto, poi ufficialmente siglato il 25 novembre 1975, tra le polizie di sette Paesi del Sud America, quindi realizzato negli anni ’70 e ’80, per eliminare, con il consenso esplicito o tacito delle gerarchie ecclesiastiche, ogni opposizione politica, sociale, umana: dagli Archivi del Terrore scoperti nel 1992 ad Asuncion risultò che furono 50mila le persone assassinate, 30mila scomparse (desaparecidos? e 400mila imprigionate.

‘Figli rubati: l’Italia, la Chiesa e i desaparecidos’ chiama in causa Bergoglio sia perchè allora, negli anni ’70, era a capo dei gesuiti argentini e “si sa che i gesuiti sono uno degli ordini religiosi più influenti e potenti”, ha rimarcato Figueras, sia perchè a lui si è, di recente, rivolto l’avvocato paraguayano Martin Almanda al termine dell’Udienza generale in Vaticano chiedendogli che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, all’Uruguay, alla Bolivia e al Brasile.

Il sobrio #NoVaticanoday del 18 prossimo, vedrà, dunque, tra gli ospiti l’autore di ‘Figli rubati: l’Italia, la Chiesa e i desaparecidos’, Federico Tulli, e Emiliano Fittipaldi con il libro inquisito ‘Avarizia’, per ribadire che, a sinistra, ci sono ancora, seppur minoritari, una cultura, un pensiero laici che, lungi dal riconoscere Papa Francesco quale punto di riferimento, vogliono scongiurare la sempre presente seduzione a quella prassi cristiana armata alla conversione degli infedeli che ha generato cattive guerre, la guerra delle camere a gas, la guerra dello sterminio, la guerra in cui non si riconosce all’altra parte se non il dovere di essere eliminata.