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Cronache


di Antonino D'Anna

Primi effetti del dopo-Bertone: la sostituzione del segretario di Stato vaticano, che avverrà il 15 ottobre prossimo, ha improvvisamente risvegliato le indiscrezioni curiali. E la prima, più clamorosa, che gira in queste ore è quella che dà per certa – in uno dei prossimi concistori – la promozione al cardinalato di un nome che ha rappresentato lo scoppio di Vatileaks: stiamo parlando di Carlo Maria Viganò da Varese, classe 1941 e attuale Nunzio negli Stati Uniti. Una figura salita alla ribalta nel 2011 con le sue lettere indirizzate al Papa emerito e a Bertone – in qualche modo finite sulla stampa – che ha dato origine allo scandalo di Vatileaks denunciando presunte malversazioni interne ai Sacri Palazzi. Monsignor Viganò, che in questo tempo ha avuto modo di conoscere tutti i cardinali americani che si sono presentati a questo Conclave (i quali a loro volta rappresentano la Chiesa locale più ricca di offerte – insieme a quella tedesca – per la Santa Sede), si è conquistato la loro fiducia. Ed è molto ascoltato ed apprezzato per le sue capacità e la sua correttezza.

PORPORA RISARCITORIA?- Monsignor Viganò aveva scritto le sue lettere quando, nel 2009, era stato rimosso dal ruolo di segretario del Governatorato dello Stato Città del Vaticano. Una difesa accorata e appassionata della sua attività, ma anche una pesante denuncia di – a suo dire – malversazioni, poi sconfessata pubblicamente con un comunicato stampa del Governatorato. Sembrava finita per il prelato varesino, ma il trasferimento negli States ha significato molto. Ha tenuto botta alla rimozione e, grazie agli ottimi rapporti instaurati con i cardinali yankee, adesso Viganò è di nuovo sulla breccia. A dirla tutta, già nel marzo scorso si era parlato di un possibile ritorno dell'arcivescovo come successore diretto di Bertone: ora si parla, più soffusamente, della porpora cardinalizia ma – salvo clamorose decisioni – resterà negli States a rappresentare la Chiesa cattolica. “Una promozione direttamente in Vaticano sarebbe una pesante sconfessione delle decisioni di Bertone, e per il momento non sembra opportuna”, dicono Oltretevere.

AMICI IMPORTANTI- Oltreoceano Viganò può contare su buoni amici. È il 14 febbraio 2012 quando il National Catholic Register, importante giornale cattolico yankee, riporta una dichiarazione dell'arcivescovo di New York Timothy Dolan (e peraltro dato per papabile nel marzo scorso): le rivelazioni delle denunce di Viganò su corruzione e favoritismi in tema di finanze vaticane possono alzare le sue quotazioni negli States, facendolo apparire come “uno che non guarda ai meccanismi interni della Santa Sede con delle lenti rosate”. Insomma, ha fama di uomo onesto e che non le manda a dire. Stima di cui gode presso un altro noto papabile USA, il cardinale Sean O'Malley arcivescovo di Boston. Il 16 giugno scorso ha invitato Viganò come ospite d'onore alla Cena di gala del Seminario Missionario Arcivescovile Redemptoris Mater. Accanto alle classiche dichiarazioni “di circostanza” sulla venuta di Viganò in quanto rappresentante Papale, il cardinale O'Malley ha detto: “Siamo certi che la visita dell'arcivescovo Viganò come nostro ospite d'onore sarà un momento di gioiosa celebrazione per il dono della sua vocazione e ministero (…). Preghiamo perché tutti i nostri seminaristi e quelli che stanno facendo discernimento sulla chiamata al sacerdozio e la vita religiosa, possano essere ispirati da buoni preti come l'arcivescovo Viganò”. E già che c'era, il Rettore del Seminario, Antonio Medeiros, ha detto la sua: “Onoreremo l'arcivescovo Viganò per una vita di fedele servizio alla Chiesa, amore per la verità senza compromessi, coraggio nell'esercizio del suo ministero sacerdotale”. Tanto per non perdere il segno.

AVEVA PRESO UN ABBAGLIO?- Eppure, il suo ex principale al Governatorato, il cardinale Giovanni Lajolo (oggi presidente emerito del Governatorato), ebbe modo di sconfessare le parole di Viganò: lo disse a TGCom nel marzo 2012: “Mons. Viganò partì da sospetti, rivelatisi infondati, e si mise su una pista sbagliata”. Parole più o meno simili a quelle usate dal Governatorato in una nota di risposta alla pubblicazione delle lettere dell'Arcivescovo, contenenti – secondo la nota – accuse “frutto di valutazioni erronee”, o basate “su timori non suffragati da prove, anzi apertamente contraddetti dalle principali personalità invocate come testimoni”. Nel frattempo Viganò era stato spedito negli States. Ora Francesco potrebbe dargli una bella berretta di porpora rossa. Per il monsignore che diceva spesso di “aspettare giustizia”, un gesto più che eloquente.

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