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Un nuovo terremoto scuote il Vaticano. Terzo libro-inchiesta

Sul Giubileo vola sulle ali di un minaccioso condor un terzo libro-inchiesta dallo spessore culturale ben più consistente e ricco dei due inquisiti, ‘Via Crucis’ di Gianluigi Nuzzi e ‘Avarizia’ di Emiliano Fittipaldi: si tratta di ‘Figli rubati: l’Italia, la Chiesa e i desaparecidos’, la terza opera di Federico Tulli, edito dalla casa editrice L’Asino d’oro…

Di Carlo Patrignani

Sul Giubileo straordinario del Papa gesuita Jorge Mario Bergoglio, vola, forse è planato, sulle ali di un minaccioso condor, un terzo libro-inchiesta dallo spessore culturale ben più consistente e ricco dei due inquisiti, ‘Via Crucis’ di Gianluigi Nuzzi e ‘Avarizia’ di Emiliano Fittipaldi: si tratta di ‘Figli rubati: l’Italia, la Chiesa e i desaparecidos’, la terza opera di Federico Tulli, edito dalla casa editrice L’Asino d’oro.

L’autore, dopo aver coraggiosamente indagato il fenomeno inquietante della pedofilia, in ‘Chiesa e pedofilia – Non lasciate che i pargoli vadano a loro’ nel 2010 e poi in ‘Chiesa e pedofilia: il caso italiano’ nel 2014 sempre per l’Asino d’oro, pone ora la sua attenzione, da consumato, esperto professionalista, sul processo iniziato a Roma il 12 febbraio di quest’anno straordinariamente giubilare, nel più assoluto, patetico silenzio dei media, per i crimini di lesa umanità subiti da 42 persone, tra cui 22 di origine italiana, sequestrate, torturate, uccise e scomparse nell’ambito del ‘Piano Condor’.

Non dunque un processo qualsiasi o per reati finanziari o per corruzione, ma storico visto che in ballo ci sono crimini gravissimi di lesa umanità: persone sequestrate e scomparse, torturate e uccise: una macabra vicenda che lambito, seppur non direttamente, anche il Papa argentino, il cui “comportamento è stato perlomeno oscuro”, come ha evidenziato il giornalista e scrittore argentino Marcelo Figueras nel corso della presentazione romana del libro di Tulli, che si avvale del preziosissimo intervento dell’avvocato paraguayano e Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, Martin Almada.

Il ‘Progetto Condor’, in sostanza, è stato inizialmente un accordo segreto, poi ufficialmente siglato 40 anni fa, il 25 novembre del 1975, tra le polizie di sette Paesi del Sud America, quindi realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta, fuori da ogni “alveo costituzionale, precisa l’autore, per reprimere l’opposizione” e con l’obiettivo di far scomparire “una intera generazione di cittadini”, impegnati nella difesa dei diritti umani e della democrazia.

Tra le parti civili del processo ci sono, come rivela l’autore, quattro quarantenni che sono stati rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del ‘Condor’ per esser affidati a famiglie contigue ai regimi e per essere educati secondo valori “occidentali e cristiani”.

L’indagine dell’autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita avvenuta in uno dei lager di Buenos Aires si rivolsero, ma senza successo, anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini, di quella Compagnia di Gesù, uno degli ordini religiosi più influenti e potenti.

Il legame tra i sopravvissuti al ‘Condor’ e il nostro Paese è fortissimo, tanto che informato del caso l’integerrimo Presidente della Repubblica, l’ateo Sandro Pertini lo inserì nel messaggio di fine anno nel 1982, nonchè tuttora molto attuale.

Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, come riporta il Tulli, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché le ali del Condor sono ancora purtroppo aperte.

Nella prefazione l’avvocato paraguayano Almada racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a numerosi tribunali di ricostruire parte della storia del ‘Piano Condor’ e di individuare responsabili dei crimini.

Grazie agli archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto appunto istruire il processo romano nell’Aula bunker di Rebibbia.

Ma la via verso la “verità e la giustizia”, sottolinea l’autore del libro, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre 2015, Almada, al termine dell’Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay. Una richiesta simile, per quanto riguarda gli archivi italiani, è stata inoltrata al presidente del Senato, Pietro Grasso.

Per meglio evidenziare il ruolo, spesso ambiguo, della Chiesa cattolica in queste drammatiche e  tragiche vicende, l’autore ha ospitato, nella postfazione, l’inchiesta svolta dalla giornalista Simona Maggiorelli relativa alla storia dei 300mila bambini rubati alle donne “sovversive” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, con la complicità di cliniche gestite da congreghe religiose.

È qui, insomma, che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina dai fautori del Condor, è la conclusione amara ma al tempo stesso originale dell’autore di ‘Figli rubati: l’Italia, la Chiesa e i desaparecidos’ nell’era del Giubileo straordinario con due Papi sul trono di Pietro.