A Casa Santa Marta, nel cuore della Città del Vaticano, il nome e il messaggio di Papa Francesco tornano a vivere attraverso un’opera che ne custodisce concretamente l’eredità spirituale e umana: la Fondazione Bambino Gesù del Cairo. È questo il significato dell’incontro svoltosi martedì 8 settembre 2026 tra Biagio Maimone, Direttore dell’Ufficio Stampa della Fondazione, e Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, Presidente della Fondazione e già Segretario di Sua Santità Papa Francesco.
Un incontro di particolare rilievo, nel quale memoria, impegno e progettualità si sono intrecciati nel segno di una missione che continua: portare ai più fragili un messaggio concreto di amore, fraternità, solidarietà e speranza, secondo la visione fortemente sostenuta da Papa Francesco. «La Fondazione Bambino Gesù del Cairo è un testamento d’amore voluto da Papa Francesco, un’eredità che continua a vivere nelle opere e nell’impegno quotidiano a favore delle persone più fragili», ha dichiarato Monsignor Yoannis Lahzi Gaid. Per Biagio Maimone, l’incontro ha assunto anche un profondo significato personale e professionale, maturato nel corso di oltre quattro anni di impegno al servizio della Fondazione: «Ho percepito ancora una volta la presenza di Papa Francesco nelle opere e nei progetti che continuano a portare avanti il suo messaggio di amore e fraternità
È stato infatti Mons. Gaid a conferirgli l’incarico di Direttore della Comunicazione, oggi Direttore dell’Ufficio Stampa della Fondazione. «L’incarico che Monsignor Gaid mi ha affidato oltre quattro anni fa mi ha cambiato la vita – racconta Maimone –. È stato molto più di un incarico professionale. Mi ha permesso di entrare in una dimensione umana e spirituale che prima conoscevo soltanto in parte e di conoscere più profondamente il mondo del dialogo interreligioso, il valore della fratellanza e il significato del percorso avviato con il Documento sulla Fratellanza Umana». Un’esperienza nella quale il rapporto professionale si è trasformato in un legame umano profondo. «Considero Monsignor Gaid un fratello e un amico – aggiunge Maimone –. Ha avuto un ruolo importante nella mia crescita umana e professionale e mi ha introdotto alla conoscenza di realtà, culture e religioni diverse, facendomi comprendere quanto sia importante costruire ponti anziché muri».
Il segno di Papa Francesco
È anche attraverso questa relazione che Maimone ha avuto modo di approfondire la conoscenza della figura e del pensiero di Papa Francesco e di cogliere il significato più profondo della missione della Fondazione. «Durante questi anni ho imparato a conoscere sempre più profondamente il pensiero di Papa Francesco – afferma – e oggi, osservando le attività della Fondazione, avverto fortemente la sua presenza». «Papa Francesco non è più fisicamente tra noi, ma si percepisce ancora. È come se continuasse ad assistere queste opere. Lo si ritrova nei bambini che vengono aiutati, nelle persone che vengono curate, nelle donne accolte e in tutti coloro ai quali viene offerta una possibilità di riscatto».
Per Maimone, questo è il senso dell’impegno di Mons. Gaid: custodire un’eredità e trasformarla in una presenza concreta accanto alle persone più vulnerabili. «Monsignor Gaid conosceva profondamente il pensiero e la sensibilità di Papa Francesco e oggi porta avanti quel segno attraverso opere concrete. È per questo che considero la Fondazione un vero testamento d’amore del suo pontificato».
Dalla Fratellanza Umana alla solidarietà concreta
La missione della Fondazione affonda le proprie radici nel Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, sottoscritto ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. L’Associazione Bambino Gesù del Cairo, costituita nel 2020 nel solco di quel Documento, è successivamente divenuta ufficialmente Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS, consolidando il proprio percorso istituzionale e la propria missione.
«La grande lezione della Fratellanza Umana – sottolinea Maimone – è che il dialogo non può rimanere soltanto un incontro tra rappresentanti religiosi. Deve diventare solidarietà, collaborazione, cura dell’uomo e costruzione della pace». È proprio questa traduzione dei principi in azioni concrete a caratterizzare oggi l’attività della Fondazione.
Una rete di opere al servizio dei più fragili
L’impegno della Fondazione si sviluppa attraverso progetti diversi, ma accomunati dalla tutela della dignità della persona. Nel campo dell’assistenza e della solidarietà sono stati distribuiti 35.000 pasti e garantite cure mediche, visite specialistiche e medicinali a oltre 10.000 bambini e persone in condizioni di vulnerabilità. Tra le iniziative di maggiore rilievo figura la Casa della Speranza, destinata ad accogliere e proteggere donne vittime di violenza e tratta insieme ai loro figli, offrendo loro sicurezza e accompagnamento verso un nuovo percorso di vita.
All’infanzia è dedicata l’Oasi della Pietà, struttura in Egitto destinata ad accogliere fino a 300 bambini, nella quale accoglienza, educazione e formazione professionale vengono concepite come strumenti per restituire dignità e costruire un futuro. Il progetto è legato alla copia della Pietà di Michelangelo che Papa Francesco ha voluto destinare all’iniziativa e comprende anche una scuola di cucina con il coinvolgimento dello chef internazionale Francesco Mazzei. La Fondazione ha inoltre assunto un impegno di tutela, assistenza e accompagnamento sanitario nei confronti di Mariano, il bambino di 12 anni di Vena di Maida, nel Catanzarese, affetto da una grave forma di obesità patologica.
È in fase di attuazione anche il progetto dell’Ospedale Bambino Gesù del Cairo, destinato a diventare il primo “Ospedale del Papa” fuori dall’Italia, con particolare attenzione alla salute di mamme e bambini in condizioni di bisogno. Il progetto viene realizzato in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, mettendo a disposizione competenze mediche, scientifiche e sanitarie specialistiche. A questa rete si aggiungono gli Ospedali Solidali “Fratello”, impegnati nel sostegno alle comunità più povere, e le Cliniche Mobili “Salus”, che portano assistenza pediatrica gratuita anche nelle aree più remote, attraverso una forma di sanità itinerante sviluppata anche con la collaborazione del Policlinico Gemelli e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
«Sono progetti diversi – osserva Maimone – ma tutti hanno un denominatore comune: mettere la persona al centro. La Fondazione non si limita a intervenire nell’emergenza, ma costruisce percorsi di dignità, cura, educazione e futuro».
La responsabilità di raccontare il bene
È in questo contesto che Maimone colloca il proprio ruolo nella Fondazione. «Attraverso Monsignor Gaid ho avuto la possibilità di comprendere più profondamente il valore del Documento sulla Fratellanza Umana e la sua straordinaria attualità. Ho capito che il dialogo tra religioni significa conoscersi, rispettarsi e collaborare per il bene dell’umanità». Da qui nasce anche il significato che Maimone attribuisce al proprio lavoro nella comunicazione.
«Comunicare la Fondazione significa raccontare il bene che viene fatto, ma soprattutto raccontare le persone. Dietro ogni progetto c’è una storia, dietro ogni intervento c’è una sofferenza e dietro ogni gesto di solidarietà c’è una speranza». Una responsabilità che, secondo Maimone, assume un valore ancora maggiore perché consente di far conoscere una realtà nella quale il messaggio della fraternità si traduce quotidianamente in assistenza, cura e inclusione. «Sento una grande responsabilità – aggiunge – perché raccontare questa Fondazione significa contribuire a far conoscere un’eredità che continua a produrre opere e a dare risposte concrete a chi vive nella fragilità».
L’incontro a Casa Santa Marta diventa così anche un momento di continuità di un percorso personale e istituzionale che unisce la memoria di Papa Francesco all’impegno presente della Fondazione. «Francesco ha lasciato un segno profondo – conclude Maimone –. Il modo più autentico per custodirlo è continuare a trasformare il suo messaggio in azione: aiutare chi soffre, proteggere i bambini, accogliere le donne, curare gli ammalati, educare alla fraternità e costruire ponti tra persone di culture e religioni diverse».
La Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS prosegue così il proprio cammino, facendo della fraternità una pratica concreta e della tutela della dignità umana il centro della propria missione. Un’eredità che non rimane soltanto nella memoria, ma continua a vivere nelle opere, nelle persone accolte e nella speranza di un futuro costruito attraverso il dialogo, la solidarietà e la cura dell’uomo.


