E’ possibile concedere le attenuanti anche nel caso in cui, in una violenza sessuale, si sia verificato un rapporto completo. Lo si evince da una sentenza depositata oggi dalla terza sezione penale della Cassazione, che ha annullato con rinvio “limitatamente alla ravvisabilita’ dell’ipotesi attenuata” la condanna inflitta ad un uomo per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie.
La Corte d’Appello di Venezia aveva condannato l’uomo per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie e aveva escluso l’ipotesi attenuata del fatto “di minor gravita’” sulla base della considerazione che un rapporto sessuale completo non consentirebbe di configurare tale attenuante. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’uomo, il quale aveva anche evidenziato che le violenze erano state sempre commesse sotto l’influenza dell’alcol.
“Ai fini della concedibilita’ dell’attenuante di minore gravita’ – si legge nella sentenza depositata oggi – assumono rilievo una serie di indici” riconducibili “al grado di coartazione esercitato sulla vittima, alle condizioni fisiche e mentali di quest’ultima, alle caratteristiche psicologiche, valutate in relazione all’eta’, all’entita’ della compressione della liberta’ sessuale e al danno arrecato alla vittima anche in termini psichici”. Dunque, i giudici di piazza Cavour osservano che “cosi’ come l’assenza di un rapporto sessuale completo non puo’, per cio’ solo, consentire di ritenere sussistente l’attenuante, simmetricamente la presenza dello stesso rapporto completo non puo’, per cio’ solo, escludere che l’attenuante sia concedibile, dovendo effettuarsi una valutazione del fatto nella sua complessita’”. La Corte d’Appello di Venezia, dunque, dovra’ riesaminare il caso per valutare se sia ravvisabile l’attenuante per il fatto di minor gravita’”.
CASSAZIONE, FEDELI (PD): Uno stupro non può avere attenuanti
“Che possa esistere una ‘minore gravità’ nel caso di una violenza sessuale è semplicemente inaccettabile. Ritenere fondato il ricorso di un violentatore ritenendo di dover valutare ‘la qualità dell’atto compiuto più che la quantità di violenza fisica esercitata’ è un uso alquanto distorto del diritto, che come nelle peggiori sentenze del passato si dimostra ancora oggi sempre debole quando si tratta di tutelare la libertà di una donna”. È quanto dichiarato dalla Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, in merito alla sentenza depositata oggi con cui la Corte di Cassazione ha chiesto, al Tribunale di Venezia, di prendere in considerazione le attenuanti e rifare il processo, ed ha aggiunto: “L’ennesima violenza sulle donne, non a caso l’ennesima violenza maturata in un contesto famigliare, deve assolutamente farci riflettere sul bisogno di aggiornare la nostra cultura e il nostro sistema giuridico sul rispetto delle donne. Dopo la violenza fisica, la vittima deve ora aspettare per vedere riconosciuta una colpa così grave, e così torniamo indietro di trent’anni”.
