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Cencelli, chi era l’inventore dello storico “Manuale” sulla spartizione del potere politico scomparso a 90 anni

Morto a 90 anni Massimiliano Cencelli, storico funzionario Dc. Il suo nome resta legato al metodo per distribuire incarichi e ministeri

Cencelli, chi era l’inventore dello storico “Manuale” sulla spartizione del potere politico scomparso a 90 anni
Massimiliano Cencelli

Massimiliano Cencelli è morto nel pomeriggio di ieri a Roma all’età di 90 anni. Storico funzionario della Democrazia Cristiana, ha legato il proprio nome al “Manuale Cencelli”, la formula usata per distribuire incarichi politici in proporzione al peso di partiti e correnti.

Non fu un leader nazionale né un protagonista delle campagne elettorali della Prima Repubblica. Lavorò soprattutto nell’organizzazione della Dc e dietro le quinte del partito. Il metodo che porta il suo cognome, nato alla fine degli anni Sessanta, è invece sopravvissuto alla Democrazia Cristiana ed è ancora utilizzato per descrivere le trattative sulle nomine politiche.

Chi era Massimiliano Cencelli

Cencelli apparteneva alla macchina organizzativa della Democrazia Cristiana. Entrato nel partito nel 1954, ad appena 18 anni, lavorò negli anni successivi come funzionario e divenne stretto collaboratore di Adolfo Sarti, esponente della Dc che avrebbe ricoperto diversi incarichi di governo. In seguito collaborò anche con Nicola Mancino.

La sua notorietà non arrivò attraverso un ministero o un seggio parlamentare. Fu il sistema elaborato per regolare gli equilibri tra le correnti democristiane a trasformare il suo cognome in una delle espressioni più longeve della politica italiana.

Come nacque il Manuale Cencelli

La nascita del metodo risale al 1967, durante il congresso della Democrazia Cristiana a Milano. In quegli anni Adolfo Sarti, Francesco Cossiga e Paolo Emilio Taviani avevano dato vita alla corrente dei “pontieri”, chiamata così perché avrebbe dovuto collegare la maggioranza del partito con la sua sinistra. La corrente aveva ottenuto circa il 12% dei consensi interni e bisognava stabilire quanti incarichi le spettassero.

Cencelli raccontò anni dopo di avere applicato alla politica un criterio simile a quello utilizzato nelle società per distribuire il potere tra gli azionisti.

Se una corrente disponeva di una determinata percentuale dei voti, avrebbe dovuto ricevere una quota proporzionale degli incarichi. Non tutti i posti, però, avevano lo stesso valore. Un ministero con maggiori competenze e capacità di influenza valeva più di un sottosegretariato o di un incarico meno esposto.

In un’intervista ricordata negli anni successivi Cencelli spiegò che l’idea nacque quasi come un esercizio pratico per risolvere la distribuzione dei posti tra le componenti della Dc. Il metodo consentì alla corrente dei pontieri di tradurre il proprio risultato congressuale in incarichi di partito e di governo.

Perché si chiama ancora “Manuale Cencelli”

Il nome può trarre in inganno. Il “Manuale Cencelli” non nacque come un vero manuale teorico di scienza politica.

L’espressione divenne piuttosto una definizione giornalistica per indicare un sistema di spartizione matematica delle cariche. Nel tempo ha assunto spesso un significato critico, soprattutto quando le nomine vengono interpretate come il risultato dell’equilibrio tra gruppi politici più che della scelta dei singoli profili.

Il metodo prevedeva di attribuire un valore agli incarichi e di confrontarlo con il peso delle correnti. La distribuzione poteva riguardare ministeri, sottosegretariati, ruoli nel partito ed enti pubblici.

La formula superò rapidamente i confini della Dc. Con il passare degli anni “applicare il Manuale Cencelli” è diventato un modo per descrivere trattative su governi, giunte, presidenze di commissione e altre nomine in cui ogni forza politica rivendica una quota proporzionale ai propri voti o alla propria influenza.

Gianfranco Rotondi, ex leader Dc, ora deputato di Fdi, commenta così la scomparsa di Cencelli: ”Più del leader del partito, Cencelli è sempre rimasto nella cronaca, non ne è mai uscito e mai ne uscirà. Il suo capolavoro fu un manuale tanto celebrato quanto paradossalmente mai pubblicato: il manuale Cencelli”.

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