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Energia, Vitiello (WEC): “Nucleare e rinnovabili fonti complementari, non nemiche. Prima centrale in Italia possibile nel 2034″

Intervista a Michele Vitiello, esperto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Segretario Generale World Energy Council – Italia

Energia, Vitiello (WEC): “Nucleare e rinnovabili fonti complementari, non nemiche. Prima centrale in Italia possibile nel 2034″

Nucleare, l’Italia riapre la porta dopo 40 anni. Michele Vitiello (WEC): “Un passo verso il futuro. Ora possiamo tornare a essere grandi”

L’Italia riapre formalmente il capitolo del nucleare. Ieri il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega che affida al governo, entro dodici mesi, il compito di scrivere le regole per l’intero ciclo di vita dell’energia atomica, dalla costruzione degli impianti alla gestione delle scorie. Ne abbiamo parlato con Michele Vitiello, esperto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Segretario Generale World Energy Council – Italia.

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Che cosa cambia da oggi con questa legge?

L’Italia fa un passo verso il futuro, e aumenta la sua attrattività. La legge delega non costruisce dall’oggi al domani nuove centrali, ma riapre la porta a una governance organica dell’energia nucleare, dopo quasi quarant’anni di vuoto. Significa che il Paese – al pari di altri Paesi forti, che meglio hanno retto queste crisi energetiche – definisce finalmente regole certe per la ricerca, l’iter autorizzativo, la formazione della filiera industriale e le garanzie di sicurezza. Per gli operatori e gli investitori si passa da un piano di mere intenzioni a un perimetro giuridico chiaro, che è fondamentale per realizzare progetti a lungo termine. Quando le tecnologie saranno mature, poi, noi saremo pronti a scegliere. Ne avremo la libertà. È questo che dice spesso il Ministro Pichetto Fratin, ed è alla sua tenacia che dobbiamo questo risultato.

Il governo ha dodici mesi per scrivere le norme: bastano?

È una tempistica serrata ma si è già dimostrato che è possibile. L’attuale assetto è stato stabile, e anche l’attività parlamentare – a partire dalla mozione sul nucleare di Luca Squeri a inizio legislatura – ha dimostrato un dialogo profondo ma pragmatico. In questi dodici mesi il Governo deve definire l’architettura dei decreti attuativi, delineando il ruolo dell’Autorità indipendente di sicurezza, le norme sui permessi e la gestione del ciclo del combustibile. Dodici mesi bastano per tracciare il quadro primario: l’importante è che, come si è già fatto in questi anni, il percorso sia affiancato da un continuo confronto tecnico con le competenze industriali e scientifiche nazionali, ma anche internazionali. Il MASE poi ha internamente delle altissime competenze.

Quando vedremo la prima centrale funzionante? Il 2034-2035 è realistico?

Trattandosi della nuova generazione di reattori modulari (SMR), l’orizzonte al 2034-2035 è una stima sfidante ma credibile. Dieci anni fa avremmo mai immaginato un mondo così? Grazie all’intelligenza artificiale, la ricerca scientifica correrà a ritmi mai sperimentati. Molto dipenderà dai tempi di standardizzazione dei progetti a livello europeo e globale, nonché dalla rapidità dei processi autorizzativi locali e di cantiere. Se i primi moduli commerciali SMR raggiungeranno la piena maturità industriale nei prossimi anni, l’Italia, facendo leva su una filiera manifatturiera che è già leader nella componentistica nucleare, potrà inserirsi nei tempi previsti. E magari parleremo anche di fusione nucleare.

Le opposizioni chiedono chiarezza sul rapporto con le rinnovabili. Nucleare e rinnovabili si integrano o competono per gli investimenti?

Non c’è nessuna competizione, c’è una perfetta complementarietà. E non tutte le opposizioni sollevano questi dubbi, come anche varie sono le associazioni ambientaliste che sono favorevoli all’energia nucleare, penso ad esempio a Fare Ambiente o ad Amici della Terra. In questo momento mi trovo a Pechino e qui in Cina lo sviluppo delle rinnovabili è stato velocissimo, ma è supportato dal 5% di generazione da nucleare e dal 60% – per ora – di fonti fossili. Sono un convinto sostenitore del principio della neutralità tecnologica, ma soprattutto dell’imparzialità delle fonti energetiche. Perché non esiste una singola soluzione per la transizione giusta e, soprattutto, non esistono fonti di destra e fonti di sinistra. Le rinnovabili classiche, se parliamo di sole e vento, forniscono energia pulita ma sono strutturalmente intermittenti. Per garantire la stabilità della rete e coprire il carico di base (il cosiddetto baseload) occorrono fonti programmate e possibilmente a zero emissioni dirette. Bisogna continuare a investire in ricerca sui sistemi di accumulo, cercando di ridurre le dipendenze di materie critiche per l’energia. Il nuovo nucleare serve proprio a supportare il sistema elettrico dove le rinnovabili da sole non arrivano, riducendo la dipendenza dal gas di backup e la necessità di accumuli energetici, che portano con sé alcuni dei problemi citati.

Dopo i referendum del 1987 e del 2011, il rischio di un nuovo voto popolare esiste? Come si costruisce consenso?

La sensibilità del tema richiede la massima trasparenza e coinvolgimento. Il ciclo di dialoghi che il Ministro Pichetto Fratin ha fortemente voluto serve anche a questo, ad ascoltare le legittime domande di chi ha finanche un’idea contraria. Non è mai un rischio ascoltare i cittadini, è anzi la cosa più giusta da fare. Rispetto al passato però il contesto è totalmente cambiato, e il dibattito si inserisce oggi nell’urgenza della crisi climatica e della sicurezza energetica. Questo le persone lo hanno capito. Il consenso poi non si costruisce calando decisioni dall’alto, ma basandosi su evidenze scientifiche, informazione corretta e un dialogo chiaro e trasparente sui territori. Mostrare chiaramente i vantaggi economici per le comunità locali e la sicurezza intrinseca delle nuove tecnologie, totalmente diverse dalle precedenti, è la chiave per superare le rigidità ideologiche. Secondo alcune rilevazioni i giovani italiani sono già per la maggior parte favorevoli al nucleare. Ed è alle future generazioni che abbiamo il compito di consegnare un mondo migliore.

Rinnovabili, gas, nucleare, idrogeno: quale ruolo avrà ciascuno nei prossimi vent’anni?

Come anche definito dal PNIEC, l’Italia vuole costruire un mix energetico diversificato e resiliente. Le rinnovabili saranno il pilastro quantitativo prioritario per coprire la quota maggioritaria di domanda elettrica. Il gas naturale manterrà certamente un ruolo fondamentale di transizione e flessibilità nel medio termine, per garantire la sicurezza del sistema. Il nucleare entrerà progressivamente per fornire energia di base continua, decarbonizzare l’industria energivora e stabilizzare i prezzi dell’energia. Mentre l’idrogeno sarà decisivo per decarbonizzare la mobilità pesante e i settori hard-to-abate (come l’acciaio, la chimica e la ceramica), con nucleare e rinnovabili che lavoreranno insieme per produrlo a zero emissioni.

A che punto è lo sviluppo dei piccoli reattori (SMR) in Italia?

L’Italia non parte da zero: ha una posizione di eccellenza sia nella ricerca scientifica sia nell’industria manifatturiera. L’energia nucleare è, ricordiamolo, una storia tutta italiana, di cui dovremmo essere orgogliosi. Le nostre imprese, i centri di ricerca e le università partecipano già attivamente ai principali progetti in Europa e nel mondo. Dal punto di vista della filiera e del know-how tecnologico allora siamo pronti; la legge appena approvata permetterà di trasformare questa leadership manifatturiera e tecnologica in un valore applicabile direttamente sul mercato interno. È un passo molto importante per l’Italia, ma soprattutto è il segnale ottimista che possiamo tornare a essere grandi.

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