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Cronache
Why not, un anno e tre mesi a de Magistris e Genchi

Un anno e tre mesi di reclusione ciascuno, con sospensione condizionale della pena e non menzione sul casellario giudiziale: e' la condanna che la decima sezione penale del tribunale di Roma ha inflitto all'ex pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, attuale sindaco di Napoli, e al consulente informatico Gioacchino Genchi, accusati di concorso in abuso d'ufficio per aver acquisito illegittimamente, nell'ambito dell'inchiesta calabrese 'Why not', i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza la necessaria autorizzazione delle Camere di appartenenza.  I due imputati, cui sono state concesse le attenuanti generiche e applicata l'interdizione temporanea dai pubblici uffici per un anno (pena accessoria che rientra nella sospensione condizionale), sono stati condannati al risarcimento dei danni morali e materiali da liquidarsi in separata sede, salvo una provvisionale di 20mila euro, nei confronti dei parlamentari Francesco Rutelli, Giancarlo Pittelli, Romano Prodi, Clemente Mastella, Antonio Gentile, Sandro Gozzi e, per il solo Genchi, Domenico Minniti. Il 23 maggio scorso il pm Roberto Felici aveva concluso la requisitoria sollecitando l'assoluzione per l'ex pm di Catanzaro e la condanna a un anno e mezzo di reclusione per Genchi.

Per la procura, de Magistris ebbe il solo torto di concedere nel 2007 carta bianca a Genchi, il cui incarico era finalizzato a portare alla luce il giro di relazioni e rapporti desumibili dalla rubrica telefonica (che conteneva migliaia di numeri) riconducibile all'imprenditore Antonio Saladino, al centro dell'inchiesta 'Why not'. "In questo modo - aveva detto in sede di requisitoria il pm Felici - de Magistris si e' di fatto consegnato allo stesso Genchi al punto che il consulente tecnico e' andato oltre il suo ruolo e si e' trasformato in investigatore (essendo pure un funzionario della polizia di Stato), disponendo i decreti di acquisizione di atti che il pm firmava con non troppa attenzione. E Genchi, che da 15 anni faceva questo lavoro, non poteva non sapere che occorresse un via libera del Parlamento per indagare sulle utenze di politici, come Prodi, Mastella, Rutelli, Minniti, Gentile, Gozzi e Pittelli". Secondo il pubblico ministero, "Genchi, negli anni, si era costruito un database pieno di informazioni, creando un bagaglio di conoscenze enorme, sapeva vita, morte e miracoli dei politici, le loro abitudini. Ma al di la' di quell'agenda telefonica di Saladino non c'era alcun altro indizio che giustificasse il coinvolgimento di parlamentari".

La conclusione, per il rappresentante della accusa, era una sola: "Tutta l'operazione di acquisizione illecita dei tabulati e' stata condotta e gestita da Genchi, complice anche la scarsa attenzione del pm, perche' era lui l'effettivo 'dominus dell'indagine', era lui a raccogliere dati e informazioni, era lui a selezionare e a valutare cio' che poteva essere utile all'inchiesta Why not. De Magistris, probabilmente, non sapeva del coinvolgimento di parlamentari ne' era consapevole che il suo consulente ci stesse lavorando sopra". Una conclusione, pero', che non ha trovato d'accordo il tribunale che nelle motivazioni spieghera' il perche' della condanna inflitta anche all'attuale sindaco di Napoli.

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