Un aspirapolvere, un paio di scarponi da lavoro, un giubbotto nero, una lettera scritta da sua moglie Marita in occasione di un San Valentino, una foto di famiglia e soprattutto svariati documenti contabili e fatture relativi alla sua attività lavorativa. E’ quanto gli inquirenti hanno sequestrato a Mapello, nel corso dell’ultima perquisizione nella casa di Massimo Bossetti, il muratore in carcere a Bergamo da oltre 40 giorni con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio.
Gli investigatori hanno anche spulciato i diari di scuola dei tre figli del carpentiere di 8, 10 e 13 anni. Hanno inoltre aperto le scatole dei loro giochi e controllato gli album delle figurine. Alla luce del materiale visionato e portato via, è lecito pensare che il nuovo blitz mirasse a verificare le dichiarazioni di Bossetti sulle sue abitudini, sul suo lavoro, sui suoi rapporti familiari, sul suo stile di vita “tutto casa e lavoro”, secondo la sua versione. Come il dettaglio delle figurine.
Nell’interrogatorio del gip per la convalida del fermo, l’uomo aveva giustificato così le sue tappe all’edicola, proprio quella all’angolo del centro sportivo di Brembate Sopra, da cui era sparita Yara: “I miei bambini mi chiedevano se riuscivo a trovare le figurine di Yu gi oh e di Top gun. Mi fermavo lì, perché era l’ultima edicola prima di arrivare a casa”. Era sul suo tragitto dal cantiere di Palazzago, dove lavorava all’epoca, a Mapello. Un’abitudine, secondo lui. Un’occasione per agganciare Yara, il sospetto degli inquirenti.

