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Architettura, design e arte a Roma. Torna il “Festival Creature”. Le foto

Architettura, design e arte a Roma. Torna il “Festival Creature”. Le foto

Torna Creature, il festival che porta l’architettura, il design e l’arte nelle strade della Capitale. Dal 22 novembre all’1 dicembre il fitto programma della manifestazione, che prevede talk, visite guidate, eventi, punta a fare riscoprire lo spazio urbano e a vivificare il confronto fra discipline differenti, offrendo visuali inedite della città.

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Un obiettivo questo, perseguito con continuità negli anni dagli ideatori della rassegna, l’associazione Open City Roma che organizza anche Open House Roma, l’evento che in un solo week-end consente di varcare le soglie di luoghi inaccessibili e di grande valore architettonico, artistico e storico.

Il Festival Creature, curato dall’architetto Laura Calderoni, promuove la rigenerazione urbana attraverso l’architettura, il design e l’arte, chiamando a raccolta creativi, giornalisti, progettisti sociologi, scrittori e urbanisti per realizzare una narrazione della città di Roma, per permettere agli abitanti di riappropriarsi della città, favorendo l’espressione di linguaggi del presente.

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«L’edizione di quest’anno è incentrata sulla parola e sul racconto della città –afferma la curatrice–, una città che parla attraverso le sue architetture, i suoi luoghi e le persone che li abitano». 

Spazio alle parole” è, infatti, il tema dell’edizione 2019 di Creature, che tre installazioni realizzate da Etaoin Shrdlu Studio e da Piano B Architetti Associati avranno il compito di tradurre in elementi di arredo urbano, facendo incontrare grafica e architettura nell’allestimento di tre edicole di quartiere – a Largo Pannonia, Largo Vercelli e Piazza Lugo – già di per sé monumenti alla parola scritta, oggi dimenticata a causa del progresso digitale.

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«Facendo dialogare architettura, arte e design, verranno realizzate tre installazioni che coinvolgeranno tre edicole di giornali trasformate in spazi di confronto e dibattito. Le installazioni conterranno alcuni testi degli autori invitati al festival mentre le persone potranno intervenire sull’installazione, lasciando una frase sui temi proposti. L’intento è quello di creare uno spazio condiviso, in cui restituire alla parola stessa il suo peso e la importanza».

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A raccontare particolarmente bene il nostro tempo sono parole come “emergenza”, “frontiera” e “ibrido”, tre termini, complessi e ricchi di ambiguità, su cui la dieci giorni romana ha scelto di riflettere con approccio multidisciplinare e che saranno il fil rouge di tutto il festival.

Una serie di tour urbani, poi, rintracceranno queste parole negli spazi della città, decifrando i messaggi nascosti nella sua quotidianità caotica: ci si soffermerà sulla duplicità del termine “frontiera” davanti alle mura aureliane, mentre riemergeranno dal passato domus, sepolcri e colombari e si leggeranno i tanti linguaggi dell’architettura ‘900esca del quartiere san Giovanni.

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Pluralità di sguardi, confronto con la cittadinanza, conoscenza del territorio per una riflessione sugli spazi urbani, temi che meritano attenzione, per tornare a fare nostre le città in cui viviamo.

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