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Culture
Didattica e apprendimento: ecco come l’iPad cambierà la scuola

Dopo il Vinitaly, venerdì 11 aprile a Verona sbarca I-padagogia, ovvero un seminario sul cosiddetto touch-learning e sulla didattica legata alla nuovissima tecnologia tattile dell’iPad.  Perché, a quanto pare, con l’iPad cambia tutto, didattica e apprendimento in primis, e radicalmente. Lo sanno bene i salesiani che si occupano di formazione professionale, ovvero il CNOS-FAP, Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale, che, insieme alla Apple, sì, proprio la Apple, hanno dato il via a una sperimentazione nelle loro scuole, sparse su tutto il territorio nazionale, che in un paio d’anni ha coinvolto circa 2500 ragazzi. Ne parliamo con Alberto Grillai, direttore del Centro di Mestre, il San Marco, specializzato in grafica, meccanica ed elettronica, in odore di premiazione da parte della Apple quale centro di eccellenza italiano.

 

Innanzitutto, come mai Apple ha scelto proprio il CNOS–FAP come partner per avviare la sperimentazione didattica con l’iPad in Italia?
Apple ha favorito la nostra sperimentazione perché il CNOS-FAP raccoglie un numero significativo di scuole. Lo scorso anno erano 6, quest'anno sono diventate 26. Ed eravamo in grado di sperimentare l'utilizzo dell'iPad non a macchia di leopardo in alcune classi, ma con almeno i 2/3 della scuola aderente al progetto e con la quasi totalità degli insegnanti. In questo modo era possibile valutare in modo realistico l'impatto del cambiamento prodotto da questa nuova tecnologia. Da parte nostra, invece, abbiamo fatto una valutazione, pienamente ripagata, in termini di affidabilità: volevamo evitare che il progetto diventasse un sfida in termini di gestione informatica. Volevamo una sperimentazione didattica con uno strumento informatico affidabile che non ci togliesse troppe risorse in termini economici e di tempo.

Veniamo al progetto di sperimentazione con gli iPad a scuola…
In questi due anni abbiamo lavorato per sperimentare una nuova modalità didattica sfruttando le specifiche potenzialità dell'iPad nell’intento di mettere a punto un modello che fosse efficace e replicabile nelle altre scuole. Abbiamo cercato di capire come organizzare l'impianto tecnico-informatico, la gestione degli iPad e della rete wi-fi, abbiamo lavorato all’individuazione delle App in grado di soddisfare le esigenze didattiche delle diverse materie e cercato di trovare una modalità di condivisione del materiale prodotto, di capire come gestire dal punto di vista educativo con i ragazzi la nuova tecnologia.

E tutto questo…
Tutto questo per realizzare un nuovo modo di fare scuola con i ragazzi, un modo più partecipativo, più vicino ai nuovi stili di apprendimento delle attuali generazioni, provando a dare spazio, nelle diverse discipline, alla progettazione creativa di una didattica che un tempo non era realizzabile. Il tutto senza cancellare con un colpo di spugna quaderno e penna, ma cercando di far convivere quello che ha funzionato nel passato con le potenzialità delle nuove tecnologie.

Quali risultati avete ottenuto?
Innanzitutto una didattica più coinvolgente per una generazione che è nativa digitale, che è nata con  facebook e youtube ma che pure deve imparare a gestire la posta elettronica. Quindi, per alcuni versi si tratta di indirizzare verso una reale educazione digitale. Inoltre sono state ideate modalità diverse di fare lezione, insegnando ai ragazzi a gestire le fonti e le informazioni presenti sul web/internet, che sono spesso causa di confusione, perdite di tempo e non sempre sono affidabili. Sono state innescate modalità diverse dalla lezione frontale, privilegiando lezioni asincrone, ad esempio le video-lezioni da fruire a casa, quando si desidera, mentre il tempo della scuola è utilizzato per lavoro di approfondimento e di gruppo, per sviluppare al meglio le competenze utili al problem solving.

E per gli insegnanti…
Tra gli insegnanti si è innescata una forte spinta alla  progettazione e alla condivisione delle lezioni che forse la didattica precedente, più ripetitiva e più autoreferenziale, aveva stemperato. Insomma, una spintaa rinnovare, una boccata d’aria fresca per tutti i soggetti coinvolti nella scuola.

Che cosa cambia concretamente nell'apprendimento e nella pedagogia con l’introduzione dell’iPad?
Innanzitutto non bisogna pensare che cambi tutto quello che si faceva fino a due anni fa. Sarebbe un  grave errore gettare via anni di esperienze positive del nostro sistema scolastico. Ma è innegabile che l'iPad introduce nella didattica una realtà completamente nuova nel reperimento delle informazioni, nella valutazione della loro attendibilità, nella condivisione delle informazioni, il che equivale a uno stile di apprendimento molto diverso da parte dei ragazzi. Non avrebbe senso impostare pedagogicamente l'ambiente educativo e formativo prescindendo dalle tecnologie che ormai fanno parte della vita sociale e lavorativa di tutti noi.  In altri termini, lo stile educativo e pedagogico deve stare al passo con i tempi.

Così facendo si può ottenere una maggiore centralità dello studente, un suo maggiore coinvolgimento attivo e creativo.

Quali sono i prossimi obiettivi che vi prefiggete?
Durante l'ultimo incontro con i direttori dei centri coinvolti nella sperimentazione – facciamo circa tre incontri l'anno, coordinati da un comitato tecnico-scientifico, per monitorare il cambiamento di ciascun centro e per mantenere una uniformità d’azione – abbiamo redatto le cosiddette linee guida per l'utilizzo del tablet, in cui, facendo tesoro della sperimentazione fatta finora, vengono posti i principi generali utili per gestire l'innovazione didattica nei vari centri. Dovremo lavorare ancora molto sugli ambienti e gli spazi dedicati alla didattica con gli iPad, andando verso scuole con meno aule e più spazi flessibili e multiuso, e sulle modalità didattiche che da sperimentali devono diventare sistema condiviso.

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