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Culture

Il regista coreano Kim Ki-duk torna a Venezia un anno dopo la vittoria del Leone d'Oro con 'Pieta'' e lo fa fuori concorso con un film censurato nel suo Paese, 'Moebius', che ha scandalizzato Venezia. "Spesso mi viene rimproverato di fare film violenti, ma credo che con i miei lavori esprimo la salute della societa' - afferma Kim Ki-duk - rifletto semplicemente quello che viene dalla societa'. Non posso fare altrimenti". In 'Moebius' racconta la storia della distruzione di una famiglia. Una donna (Seo Young-ju) consumata dall'odio nei confronti del marito per la sua infedelta' decide di vendicarsi, ma provoca un male peggiore al figlio. Il padre e' lacerato dai sensi di colpa e per autopunirsi si evira eliminando quella parte del suo corpi che e' stata la causa principale dei disordini famigliari. Ma Kim Ki-duk porta la tragedia all'estrema conseguenza. In Corea, proprio per la violenza di certe immagini e situazioni il film e' stato censurato. "Ho dovuto tagliare tre minuti - rivela il regista -. L'ho fatto per obbedire alle leggi che si prefiggono di proteggere i giovani e chi non ha raggiunto la maturita'. E' un problema che il mio paese dovrebbe risolvere. Amare la propria patria non significa chiudere gli occhi e smettere di farsi domande - prosegue Kim Ki-duk - in molte parti d'Europa il mio cinema e' amato e non credo che accada perche' sia coreano, ma perche' parla dell'umanita'".

kim ki duc 500


 

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