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Culture
Grande retrospettiva di A.R. Penck in mostra al museo di Mendrisio
PENCK Mann Bewegung I (Uomo Movimento I) 1998 (1).jpg © 2021, ProLitteris, Zurich

Il giovane A.R. Penck, nato nel 1939 a Dresda, nella Germania nazista, da bambino ha visto la sua città bruciare, ha giocato tra le sue rovine, 22enne vede nascere il muro di Berlino. Si è appassionato a libri sulla preistoria… Poi irriducibile al realismo socialista della ex DDR ha letto Lenin e Stalin ed è stato membro del partito comunista.

All’artista tedesco, mancato quattro anni fa, è dedicata l’ampia retrospettiva “A.R. Penck” nelle sale del Museo d’arte Mendrisio, in Canton Ticino, fino al prossimo 13 febbraio
La rassegna ospita 40 dipinti di grande formato, 20 sculture in bronzo, cartone e feltro, oltre una settantina tra opere su carta e libri d’artista ed è curata da Simone Soldini, Ulf Jensen e Barbara Paltenghi Malacrida.

A.R. Penck, pseudonimo di Ralf Winkler ha una personalità complessa. Interessato all’arte come processo più che come risultato, il suo lavoro è basato sul segno, dal graffito preistorico verso un segno/alfabeto. Per comprendere il suo pensiero si deve imparare il suo alfabeto segnico. Quindi cercare di capire i tanti significati. Da qui la concettualità dei suoi lavori. 

Visivamente la sua opera è anticipatrice di Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, mentre intrinsecamente è fusa nel pensiero concettuale, come nei coevi Michael Baldwin e Terry Atkinson.

PENCK The battlefield (Il campo di battaglia)1989   © 2021, ProLitteris, ZurichPENCK The battlefield (Il campo di battaglia)1989 © 2021, ProLitteris, Zurich
 

Ecco i suoi disegni, strutture reticolari, composti da frecce, segni incrociati che compaiono gli uni accanto agli altri, spesso raffiguranti gesti di saluto, in una sorta di “confusione” e caotica molteplicità.

Emblema del suo Standart, - “sistema di segnali fatto in modo tale da non essere solo percepito e imitato, ma anche prodotto, moltiplicato e operativamente modificato”, come scrisse lo stesso autore - è una figura stilizzata, con testa e sesso molto in evidenza. Una figura a volte Cristo che assurge, a volte presenza prettamente sessuale.

Le sue tele sono cariche di figure totemiche, animali arcaici, ideogrammi, oggetti appena riconoscibili; una pittura dai colori accesi, cui affianca quadri dalla bicromia nero/bianco

Poi la scultura, di cui si era occupato fin dalla giovinezza. Il suo primo gruppo plastico è costituito dai modelli realizzati con materiali poveri nell’ambito del progetto Standart: oggetti costruiti con imballaggi, scatole di cartone, nastro adesivo, bottigliette di vetro… In seguito all’emigrazione in Occidente, dopo la metà degli anni Settanta, sceglie di lavorare con la fusione in bronzo, lavorando a diversi formati fino a giungere alla dimensione monumentale.

Nel chiostro del Museo troneggia “Io-Autocoscienza”: la scultura dalla struttura piramidale che si erge sul basamento di forma approssimativamente quadrata rappresenta una figura in piedi. 

PENCK Standart T (X) I    bronzo,1994.jpg   © 2021, ProLitteris, ZurichPENCK Standart T (X) I bronzo,1994.jpg © 2021, ProLitteris, Zurich
 

“A.R. Penck”

Museo d’arte Mendrisio - Piazzetta dei Serviti 28 – Mendrisio – Svizzera 
Orari: martedì – venerdì 10-12, 14-17; sabato e domenica 10-18; lunedì chiuso
Ingressi: intero Chf. 12 – ridotto Chf. 10
Infoline: +41 586883350

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