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Culture
Identità, mutazioni e osmosi del giardino con il contesto urbano e sociale

Nel giardino Corsini di Firenze si parlerà di natura in modo circolare: la biorobotica, la botanica, la composizione, il progetto del paesaggio. Un giorno di incontri circondati dal giardino rinascimentale e dallo spirito di Leonardo da Vinci, uomo di scienza, botanico e artista. Tramite la biorobotica potrebbe essere possibile capire il vegetale giusto da insediare nel pianeta in esplorazione. È interessante conoscere i meccanismi, le vibrazioni naturali e il loro ordine. Essere in grado di entrare tra gli avvenimenti con rispetto dei caratteri e collegarli, senza fonderli in miscuglio sterile e impassibile. L’apertura del convegno di sabato 12 ottobre di Firenze al Giardino Corsini via il Prato 58 è a cura di Arturo Galansino, Direttore della Fondazione Palazzo Strozzi; coordinatore Carlo Sisi, Presidente dell’Accademia di Belle Arti Firenze.  “Trasformare il mondo in un giardino e il giardino in un mondo. Il giardino è immagine e metafora del vivere in armonia per disporsi a una relazione, che va ripensata, fra uomini, animali e natura”. Così un filosofo del paesaggio, Massimo Venturi Ferriolo, riassume il contenuto di un suo recente volume rivolto ad indagare le molteplici direzioni di un’indagine che nel Convegno al Giardino Corsini, luogo perfettamente adatto a rappresentare l’identità storica del giardino ma anche la sua straordinaria osmosi con la ‘città che sale’, troverà singolari corrispondenze, numerose suggestioni, inaspettate risposte. A cominciare dalla robotica bioispirata (Barbara Mazzolai) che trae ispirazione dalla Natura e dal mondo degli esseri viventi per realizzare nuova tecnologia al servizio dell’Uomo: un moderno umanesimo che non si sovrappone autoritariamente al dato naturale ma che ricava da esso le più virtuose soluzioni osservando le vitali dinamiche del mondo naturale. Capaci di rigenerare i propri organi all’infinito, le piante con il sistema delle loro radici offrono infatti modelli capaci di guidare la ricerca scientifica (Sabrina Sabatini) a carpire i segreti sul come rigenerare gli organi e combattere alcune malattie in particolare e contribuire alla comprensione della vita in generale. A proposito dell’armonia che il filosofo auspica fra uomo e natura, la green architecture (Benedetto Camerana) rappresenta la perfetta integrazione fra le esigenze dello sviluppo urbanistico contemporaneo e le risorse estetiche, igieniche e infine spettacolari della vegetazione coinvolta nella progettazione di edifici funzionali ma anche interpretabili come artistiche installazioni. E’ proprio il mondo dell’arte, del resto, ad acquisire oggi gli strumenti più adatti per tentare una connessione ‘aumentata’ e più profonda con l’ambiente: ricerca di un’empatia che attraverso sensori, ologrammi, scanner appronta un laboratorio creativo che ha come alternativa ‘poetica’ l’esperienza sul campo, non mediata cioè dalla scienza e dalla tecnica ma tutta affidata alle prospettive umanitarie di un giardino formato da persone ed animali che imparano a vivere nella natura rispettandola, senza sfruttarla (Umberto Pasti)

IL GIARDINO CORSINI DI VIA IL PRATO A FIRENZE

La facciata di uno dei palazzi lungo quello che era noto come il Prato di Ognissanti nasconde uno dei giardini più affascinanti di Firenze, la cui semplice e rigorosa bellezza riesce, ancora oggi, a riempirci di ammirazione e stupore. Acquistato da Filippo Corsini nel 1621 insieme ad "un casamento grande cominciato e non finito", il giardino dei Corsini viene descritto dal Bocchi nel 1677 come "delizioso... e oltre le piante nobili che l’adornano... arricchito di statue antiche e moderne". Autore di questo "delizioso giardino" è Gherardo Silvani, l’architetto a cui Filippo e Maddalena Corsini diedero l’incarico di portare a termine la casa iniziata dal Buontalenti per gli Acciaioli, precedenti proprietari del terreno. Secondo quanto ci indicano le fonti possiamo supporre che il Buontalenti avesse praticamente concluso la costruzione del "casamento grande", un edificio caratterizzato da un piano terreno molto rialzato rispetto al livello del prato e ben aperto alla luce e al verde del giardino. Una grande terrazza coperta costituiva l’ambiente essenziale dell’intero edificio. Oggi, del Buontalenti, riconosciamo la loggia e le grandi finestre inginocchiate mentre l’opera architettonica del Silvani si intuisce in alcuni particolari degli ambienti terreni, quali le decorazioni araldiche di alcuni architravi. È nella parte del giardino all’italiana comunque, con le sue limonaie, le aiuole geometriche dal raffinato disegno, le siepi di bosso, le conche dei limoni e il viale centrale con le statue, che si manifesta chiaramente lo spirito barocco dell’artista, la sua propensione alla scenografia. Per aumentare l’impressione di maggiore lunghezza e profondità del viale l’architetto usò l’artificio di porre le statue e i rispettivi piedistalli ad altezze via via digradanti. A ulteriore conferma che il punto di vista fondamentale era quello dal loggiato posteriore del casino verso via della Scala e non viceversa, anche il putto e i due leoni, posti al di sopra del cancello e dei pilastri laterali, sono con il volto e i musi rivolti verso l’interno e non, come sarebbe logico aspettarsi, verso la strada. La prima metà dell’Ottocento assume un’importanza decisiva per la storia del casino e del giardino: nel 1834 questa residenza viene destinata ad abitazione di don Neri e di sua moglie Eleonora Rinuccini i quali commissionano una serie di lavori sia di carattere architettonico che decorativo. Viene rialzato il tetto, si costruisce una nuova scala a pozzo, un grande stemma di famiglia affiancato da due ippogrifi viene posto sulla facciata del palazzo e alcune sale vengono affrescate. Tra gli artisti coinvolti in questo progetto ricordiamo Ulisse Faldi, Gaetano Baccani, Luigi Giovannozzi e i pittori Giuseppe Gherardi, Gasparo Martellini e Pasquale Salviotti. Negli stessi anni anche il giardino subisce delle modifiche in chiave romantica: si creano dei boschetti, una montagnola e un laghetto, una trasformazione che è ancora oggi leggibile nelle due masse boscose che chiudono come due quinte verdi il giardino. L’ultimo intervento sul casino è dei primi del Novecento quando fu commissionato a Vincenzo Micheli un nuovo edificio in stile rinascimentale da costruire accanto all’antico palazzo. Il giardino, come lo vediamo oggi, con la sua fioritura primaverile di cisto rosa e rosso, di lavanda, rose, peonie e ciliegi da fiore, è stato oggetto di un intervento di sistemazione da parte di Oliva di Collobiano e presenta, oltre i due parterres geometrici, le limonaie, con pavimento di terra, grandi sportelloni di legno e larghi muretti per sostenere le conche di agrumi, e un prato con tigli secolari.

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

11,15 – Apertura del convegno con Arturo Galansino; coordinatore Carlo Sisi

11,30 – 12,15 Barbara Mazzolai “La Biorobotica e le Piante”

12,30 – 13,15 Sabrina Sabatini “La Scienza delle Radici”

13,30 – 14,30 coffee break.

14,30 – 15,15 Benedetto Camerana “Architettura Vegetale”

15,30 – 16,15 Umberto Pasti “Il Giardino per un Futuro”

Ingresso da via il Prato 58, Firenze, ore 11,00 – 17,00. Aperto al pubblico fino a esaurimento posti disponibili.

Patrocinio: Fondazione Palazzo Strozzi; Associazione Giardino Corsini Gruppo Promotore: progetto del convegno di Oliva Avogadro di Collobiano con la collaborazione di Sabina Corsini per la realizzazione; Barbara Mazzolai, Coordinatrice del Center for MicroBioRobotics del IIT presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; Marcello Colocci, Professore Ordinario di Struttura della Materia presso l’Università degli Studi di Firenze. Informazioni: Associazione Giardino Corsini Progetto grafico: RovaiWeber design Ufficio Stampa: SIGMA CSC Bookshop: Todo Modo

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