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Culture

di Ludovica Manusardi
 

Affermare che c’è una fuga di cervelli dall’Italia verso paesi e mete più accoglienti non è proprio esatto. In realtà siamo esportatori di cervelli e di intelligenze brillanti; i nostri ricercatori vanno all’estero perché trovano  condizioni di lavoro migliori, ma soprattutto  perché sono bravi, spesso più bravi degli altri. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Spesso, dopo anni di permanenza presso università e centri di ricerca stranieri, molti scienziati italiani rientrano in patria. E’ questo il caso di Vincenzo Costanzo,  che, dopo undici anni trascorsi al prestigioso London Research Insitute, si trasferisce in Italia, all’Ifom di Milano, - Istituto Firc di Oncologia Molecolare -dove continuerà il lavoro di ricercatore in un settore d’avanguardia: lo studio del metabolismo del Dna, meccanismo che  è la chiave per comprendere la patologia umana.


“Come mai rientra in Italia? “ A questa domanda Costanzo risponde in modo schietto e chiaro: “ Perché l’Ifom è un centro di ricerca del tutto simile, come struttura, metodo di reclutamento dei ricercatori e metodo di finanziamento, al modello inglese e ad altri centri del mondo anglosassone. Qui è possibile lavorare al meglio, i ricercatori vengono valorizzati in base al merito e, cosa non secondaria, ricevono adeguati compensi. Dopo la mia esperienza all’estero posso confermare che i ricercatori italiani sono un’eccellenza nel mondo, e questo è anche merito del sistema scolastico  italiano, che malgrado le critiche di cui spesso è fatto oggetto,  funziona, tanto che i nostri studenti sono sempre i primi nelle selezioni per le ammissioni ai master e corsi di specializzazione.”


Altro rientro eccellente è quello di Federico Forneris,  biologo strutturale, che dopo avere a lungo lavorato presso l’Università di Utrecht, arriverà all’Università di Pavia per proseguire le ricerche sui meccanismi molecolari di comunicazione intercellulare, in breve le connessioni sinaptiche  responsabili, quando malfunzionanti, di  gravi disfunzioni neuromuscolari.
 

Il rientro di questi, come quello di altri giovani ricercatori, è stato possibile grazie alla Fondazione Armenise- Harvard che attraverso il programma Career Development Award, ha messo a disposizione due milioni di dollari per la scienza.
 

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