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Culture

di Stefania Pizzi

Interpretazioni memorabili che rendono film mediocri o buoni dei film indimenticabili. E questo solo e soprattutto grazie ad attrici che si trasformano, si travestono, si trasfigurano rendendo molte pellicole del 2012 uniche, e forse degne di essere ricordate per molti anni a venire. I fili sottili che uniscono queste storie di donne passano attraverso Paesi e generi cinematografici diversi come il dramma e la commedia, come l’estremo Oriente o il Libano o la Francia: fili, vale a dire temi, come il diventare anziani, la malattia, il potere, la sofferenza, l’emancipazione, la guerra e l’eutanasia.

MILESTONE ED 1071824 prMarion Cotillard si dà al Burlesque nello spot d'autore per Dior.Guarda la gallery

 


Lo sguardo delle donne/interpreti/attrici è la vera forza di tali storie, vere o inventate, comunque originali. In The iron lady, sua “immensità” Maryl Streep, premio Oscar 2012, è interprete quasi irriconoscibile della Lady inglese di ferro Mrs Thatcher: una narrazione che procede avanti e indietro nel tempo, in un’ora fatto di senilità sofferta, e in uno ieri che rievoca potere e politica tenuti stretti in pugno per oltre quindici anni. Il film è debole e si inventa una trovata ingenua, è tenuto in piedi grazie all’interpretazione ricca di una mimica incredibile dell’attrice americana. All’ Oscar 2012 era candidata un’altra grande interprete americana, Glenn Close, superba in Albert Nobbs, film da lei anche prodotto e sceneggiato e portato in teatro negli anni ’80. Il travestimento maschile le riesce perfettamente nell’ambiente di una Dublino fine ‘800, nella quale fingersi uomo era garanzia di lavoro e sostentamento certi: ma la quantità di dolore e frustrazione per una femminilità inespressa per quasi una vita è un prezzo infinitamente alto da pagare. Il vicino Oriente regala al pubblico un film divertente, leggero, ma non troppo, come E ora dove andiamo? della bella regista e attrice libanese al suo secondo lungometraggio (vi ricordate Caramel?). Lei è protagonista insieme a un gruppo di donne pettegole, vivaci, regine della casa, furbe, divertenti e forti. La narrazione, con sfondo l’infinito conflitto israelo-palestinese (qui cristiani contro musulmani), è fluida, corale, accompagnata da qualche canzone, ironica e a tratti irriverente. Il Medio e l’Estremo Oriente realizzano invece due piccole perle, di intenso significato e di commovente interpretazione: si tratta dell’israeliano La sposa promessa, per la cui interpretazione l’attrice Hadas Yaron ha ricevuto la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia 2012 e del cinese A simple life che è valsa a Deannie Yip lo stesso riconoscimento nel 2011. Due film da non perdere, espressioni di filmografie particolari e diverse da ciò che normalmente il mercato cinematografico propone, ma apprezzati dal pubblico amante di un certo cinema ricercato stilisticamente, ricco di spunti di riflessione e, perché no, di un cinema-finestra su culture così lontane, ma …così vicine: ad esempio nel tema universale della vecchiaia vissuta in una casa di riposo fatiscente, ma addolcita dalla costante presenza di un uomo per semplice ed immensa gratitudine o di una scelta difficile come quella di sposare un uomo per accontentare la propria famiglia ebrea ortodossa andando contro i propri desideri. Le due attrici in questo caso, soprattutto nel film cinese, si fanno magnifiche interpreti, quasi portatrici sulle proprie spalle dell’intera costruzione filmica.

E, in conclusione, l’Europa, del francese Un sapore di ruggine e ossa, straziante racconto reso speciale da Marion Cotillard, alle prese con la vita dopo un incidente per il quale ha perso le gambe. Musiche e regia raffinate accompagnano la sua magistrale interpretazione nel mostrare il dolore e la rinascita. Per gli Oscar 2013 che il 24 febbraio emetteranno i loro verdetti sarà candidata Emmanuelle Riva, interprete raffinata in Amour (Palma d’oro a Cannes 2012), produzione franco-tedesca. La malattia progressiva e dilaniante di un’anziana donna musicista, accudita dal marito che diventa badante è trasposta in scene ben girate, in un’ambiente mortifero di una casa antica vuota e silenziosa. Il dilemma di una vita da concludere con dignità o da allungare a tutti i costi si affaccia con crudeltà e l’attrice francese, la più anziana candidata agli Oscar 2013, eleva il film con il suo sguardo perso e i suoi silenzi eloquenti.
 

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