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Culture
”Il viaggio di Halla”: la favola fantasy per superare il lockdown

Sono giorni, questi, in cui spostarsi è diventato di nuovo difficile e occorre quindi utilizzare tutta l’immaginazione a nostra disposizione per viaggiare nei luoghi e negli spazi più vari. Ci viene in soccorso Fazi Editore, pubblicando per la prima volta in Italia quello che è ormai considerato un classico della letteratura fantasy del Novecento: “Il viaggio di Halla”.

A metà tra favola e vero e proprio romanzo del genere, il racconto nasce durante un’altra epoca buia dell’umanità, ovvero nella Scozia all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Era qui, precisamente nel paesino di Argyll, che la prolifica scrittrice Naomi Mitchison dava rifugio agli emigrati e agli sfollati in cerca di asilo, procurando loro un tetto caldo sotto cui dormire, un pasto e storie da ascoltare.

La vita e la figura della Mitchison sono affascinanti almeno quanto le sue produzioni letterarie: era divenuta nota come scrittrice già dagli anni Venti e nel corso della sua carriera toccò quasi ogni genere, lasciando massimo sfogo alla fantasia. Al contempo, si impegnò attivamente a livello politico, sociale, culturale e teatrale, divenendo persino leader e guru di alcune tribù o movimenti piuttosto attivi al tempo.

Veniamo, però, a “Il viaggio di Halla”, altrimenti le interessanti avventure della sua autrice rischiano di deviarci dal cuore della nostra recensione. Chi è Halla? Una figura eterogenea, complessa e fascinosa, proprio come la donna che l’ha creata. Nata principessa ma ripudiata sin da bambina, viene salvata dalla sua tata capace di trasformasi in un’orsa e cresce per un periodo a contatto con gli animali, imparando la lingua degli orsi e molti altri idiomi. Tuttavia, quando arriva l’inverno e dunque il momento del letargo, viene consegnata al drago Uggi, che da allora in poi si prenderà cura di lei per tanti anni come fosse sua figlia.

Da Uggi Halla apprende moltissime cose, riceve il dono di essere ignifuga e si ambienta alla perfezione nel nuovo habitat, fino a convincersi di essere lei stessa un drago. Almeno sino a quando una valchiria sbuca dal nulla e le semina nella mente i primi dubbi, le incertezze, la volontà di sapere. Chi è davvero Halla? Qual è il suo destino?

La ragazza sembra determinata a scoprirlo in ogni modo, ma forse non sempre i nostri piani vanno come vorremmo, poiché qualcuno – ad esempio il grande dio Odino – ha in serbo per noi un lungo viaggio che ci porterà ben lontano da dove avremmo immaginato di essere.

In questa grande favola in cui appaiono valchirie, orsi, giganti, draghi, eroi e l’ambito Valhalla, la mitologia nordica si fonde con quella greca, celtica e cristiana, traendo spunto non soltanto da un passato di leggende e miti estremamente ampio, ma anche da un’altrettanto vasta letteratura di genere, da Tolkien fino alle fiabe romantiche di Andrew Lang. Se consideriamo l’era in cui vide la luce questo scritto, Halla può rappresentare a tutti gli effetti una delle prime femministe moderne: un’eroina donna che lotta per scegliere il proprio futuro e non si abbassa mai al volere degli uomini, a cui guarda invece alla pari. Nel corso della sua esistenza si sente orsa, poi drago, poi essere umano, poi valchiria, fino a capire di non essere in realtà niente di tutto ciò, perché la sua personalità sfugge a qualunque categorizzazione.

Si racconta che all’epoca della depressione postbellica “Il viaggio di Halla” fosse una storia letta la sera prima di dormire per distrarsi dalla durezza della realtà e permetteva quindi alle menti di viaggiare libere oltre i mari, le montagne, fino alla terra leggendaria di Miklagard e oltre.

Allo stesso modo, questo libro rappresenta anche oggi una via di fuga, una porta per entrare in un universo parallelo e sognare, evadere, tanto nel tempo quanto nello spazio. Utilissimo, quindi, in un periodo come questo di forzato lockdown.   

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