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Culture
Intesa Sanpaolo, alla mostra "Camera Pop" con Michelangelo Pistoletto
Michelangelo Pistoletto, Ragazza che cammina

Mostra CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co.: dal 21 settembre al 13 gennaio a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino

La Ragazza che cammina di Michelangelo Pistoletto, opera appartenente alle raccolte d’arte Intesa Sanpaolo del XX e XXI secolo e abitualmente esposta nella sezione Cantiere del ’900 alle Gallerie d’Italia - Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, partecipa alla mostra CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co., dal 21 settembre al 13 gennaio a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Il prestito conferma il rapporto di collaborazione con la Fondazione CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia di Torino, di cui Intesa Sanpaolo è partner fondatore. Ulteriore testimonianza di tale sinergia è l’esposizione dal 6 ottobre prossimo presso le Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, della mostra fotografica Paparazzi. Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi, ideata da CAMERA e già ospitata a Torino lo scorso autunno.

Uno degli obiettivi centrali del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo è la conservazione e la valorizzazione delle raccolte d’arte appartenenti al Gruppo, formate da oltre 30.000 opere – dall’antico al contemporaneo –, di cui 10.000 di particolare valore storico-artistico.

“Valorizziamo le nostre collezioni d’arte in straordinari palazzi grazie alle Gallerie d’Italia, ma anche con il prestito delle opere, a maggior ragione in questa occasione che vede ancora una volta affiancate Intesa Sanpaolo e la Fondazione CAMERA. L’iniziativa sottolinea la nostra attenzione ai linguaggi del contemporaneo e la volontà di contribuire con idee e risorse alla vita culturale di Torino”, commenta Michele Coppola, Direttore Centrale Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo.

Note sull'opera La Ragazza che cammina di Michelangelo Pistoletto, collezione Intesa Sanpaolo

I “quadri specchianti” costituiscono il tipo di lavoro più riconoscibile dell’attività di Michelangelo Pistoletto, anche se il suo intervento già dagli anni Sessanta si esplica in molteplici direzioni, che perseguono una coerente continuità di riflessione sul valore dell’oggetto, dell’immagine e sul coinvolgimento di chi con le cose entra in relazione. Il principio della relazione fra due e più spazi e fra due e più figure è alle origini dell’intuizione che spinge Pistoletto, nei primi anni Sessanta, a passare dalla pittura alla forma dell’immagine bloccata come silhouette realistica in una superficie specchiante, nella quale naturalmente viene integrata l’immagine dell’osservatore e dell’ambiente che si trova al di qua della superficie specchiante, su cui la figura appare ritagliata, ombra o profilo di realtà. Come ha chiaramente espresso l’artista in un suo testo del 1966, diverse sono le componenti logiche e teoriche dei quadri specchianti: la creazione di una nuova dimensione, che ingloba le tre dimensioni dello spazio architettonico e la dimensione riflessa, concepita come una rappresentazione fittizia; la contemporaneità di due o più scansioni temporali – quella fissata nell’immagine serigrafata sulla superficie specchiante e quella dell’istante in cui essa cade sotto l’occhio dell’osservatore, moltiplicato per tutti gli istanti e i luoghi in cui l’opera viene sistemata. Diversamente dalle poetiche della Pop Art americana, alle quali l’opera di Pistoletto è stata inizialmente avvicinata, l’aspetto mentale e riflessivo della sua operazione colloca anche questo genere di suoi lavori in un’area dove quello che importa non è l’immagine, ma il carattere decantato della sua permanenza. I primi lavori di Pistoletto sul valore e il carattere dello specchio alternano rappresentazioni colte, legate ai temi e ai soggetti delle vicende dell’arte contemporanea – la figura di schiena che osserva, la “sacra conversazione”, la fisionomia di Marcel Duchamp – ad altre presenze più quotidiane e realistiche, capaci quasi di anticipare l’estetica dell’iper-realismo. La Ragazza che cammina fa parte di questa seconda possibilità di rappresentazione, più vicina, fra i lavori di Pistoletto, all’area degli oggetti – e di quelli che egli definisce come “oggetti in meno”. La donna colta in un gesto istantaneo, mentre avanza nel suo tailleur così normale da essere mediocre, è lontana dall’essere il ritratto di una Marylin o di altra icona mass-mediale, ma coglie la possibilità di interpretare una persistenza di immagine che pone il lavoro di Pistoletto in relazione con problemi sollecitati anche dal confronto con la fotografia.

Francesco Tedeschi

 

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