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Culture

Il testo rilegge Le Avventure di Pinocchio tessendo tra loro i rimandi simbolici della storia, delle storie e dei personaggi che le animano. Ogni approfondimento si rifà alla partenza, al percorso e all'arrivo previsto da Collodi.
Già, ma chi era Carlo Lorenzini, in arte Collodi (1826-1890).

A spulciare tra i suoi scritti si ricava che era una penna vivace, efficace e sfegatata. Raggiunta la maturità, per sette lustri insegue gli eventi rapportandoli alle esperienze del passato e alle aspirazioni del domani. Con un pennino incisivo e creativo, esperto di teatro, arte e politica, si erge a occhi e naso di Firenze e della Penisola pronto a tirarla a chi pensa di ciurlare nel manico.

Satireggia il cittadino amico del quieto vivere quando per "trovarsi d'accordo con tutti e non compromettersi con nessuno, comprometteva la sua esistenza".1 E ironizza i suoi concittadini dicendo: "I morti vanno lesti, dice una vecchia ballata, ma conosco dei vivi che se ne vanno più lesti anche dei morti: e sono i fiorentini. Intendiamoci subito: io parlo dei fiorentini veri, di quelli, cioè, che fiorivano prima della decadenza o, come chi dicesse, prima dei bassi tempi del Palladio e della Capitale provvisoria. Fra quei fiorentini lì e fiorentini apocrifi de' i nostri giorni corre la stessa differenza che passa fra il vecchio zecchino d'oro della repubblica e il moderno bottone da camicia di metallo giallo".

Punzecchia i colleghi giornalisti per il loro potere di formare cotanto uditorio, invitando quelli di primo canto a "interrogare se stessi, per conoscere se volessero arruolarsi tra i fantaccini ministeriali, o piuttosto nei cavalleggieri dell'opposizione";3 né lascia in pace i commediografi dipingendoli come "coloro che non essendo passati agli esami di fattorino della posta o di collettore delle tasse si buttano per disperazione a scrivere una commedia o un dramma".

Quanto alla guida di una simile umanità: il politico, nell'Onorevole Cenè Tanti, lo figura uomo che può avere tutte le età: "Oggi, ha i capelli o neri, o biondi, o castagni: domani può averli benissimo o bianchi o brizzolati, o dipinti con tutti i colori della tavolozza veneziana. Qualche volta si infischia perfino di ogni capigliatura autentica e naturale e ostenta pubblicamente il coraggio della propria parrucca. La parrucca, in molti casi, è una opinione come un'altra, e quando è pettinata bene, bisogna rispettarla".

Invece, il Granduca e la Chiesa — quest'ultima la vorrebbe costruita sul Vangelo di San Giovanni piuttosto che su quello del potere temporale — li commenta così: "Il Servizio di Chiesa per chi non lo sapesse, era una specie di solennità melo-mimoreligiosa, in cui si vedeva il buon Granduca, che nella sua qualità di primo Ministro di Dio in Toscana, andava con grande scialo a rendere pubblico omaggio al suo Principale, esposto sull'altare maggiore della chiesa, intanto che i soldati schierati in piazza sotto la pioggia o sotto i colpi di sole, pur di far qualcosa, bestemmiavano tranquillamente il Principale e il Ministro".

Certo con la giustizia è meno impetuoso, ma non per questo meno interessato. Nel commentare la figura del giurato si chiede: "Perché ostinarsi a cantare tutti i giorni la coscienza, l'incorruttibilità della nostra magistratura, mentre poi, all'atto pratico ... la lasciamo controllare (il verbo è francese, ma il significato è italiano) da un'altra magistratura, apocrifa, posticcia, improvvisata?".'

Quindi, di Collodi si può dire che nell'inseguire i suoi ideali fu magister delle singolarità fino a quando tradisce Chronos per Kairós e tra il 1881 e il 1883 dona all'umanità Le Avventure di Pinocchio.

Cosa successe? Fu forse influenzato da J. Wolfgang von Goethe, che nel Faust declamava: «O attimo, soffermati — sei tanto bello»? Può essere.

Di vero c'è che fu cooptato in massoneria. Per Oswald Wirth8 non si chiede di diventare massone se prima non si ha fame di "luce". L'uomo desidera sempre ciò di cui sente l'assenza.

Collodi avverte che a inseguire e perseguire le vicende umane si sarebbe vanamente attardato con Chronos, il tempo divoratore insaziabile. Da illuminato, invece, facendosi "costruttore di prigioni al vizio e di cattedrali alla virtù per il bene della patria e dell'umanità", avrebbe traslato e soddisfatto i suoi interessi tra cielo e terra in un viaggio ascensionale senza tempo.'

Scrivere si fa attimo fuggente da non perdere, occasione per espandere la propria conoscenza e rigettare il vivere per il futuro fertilizzando il passato. Mai più si sarebbe lasciato paralizzare ad ammiccare ai trascorsi che non fosse la ricerca del senso, dell'unità nel molteplice. Quello che in apparenza spende in devozione a Chronos , Collodi lo finalizza a maturare infiniti kairói, a costruire Le Avventure di Pinocchio ,l'Aion, l'Opera eterna.

Con tensione intellettiva eleva il particolare a generale, il suo essere mangiapreti — quale novità per un attore del Risorgimento! — a questione di fede e ragione, e il microcosmo dei Fiorentini e degli Italiani al macrocosmo degli abitanti del pianeta Terra, degli infiniti Universi di Giordano Bruno.

Con una trama da favola, popolata di personaggi impossibili quanto intriganti, racconta all'uomo — piccinino e adulto, ricco e povero, colto e no, religioso e ateo... — sul suo destino di contribuire all'armonia del Tutto, sulle cause prime che lo allontanano e sulle modalità per rimuoverle.
E con un accurato uso di vocabolari, bestiari e metafore incanta i giovani; e sollecita gli adulti sulle ultime domande.

E così, per i giovani Pinocchio diventa l'icona dell'uomo bugiardo, del monello che non ama la scuola...; il Grillo parlante, della coscienza da ascoltare sempre; il Gatto e la Volpe, del farabutto da strada o con il colletto bianco; Mangiafoco, del burattinaio; la Fatina..., per gli adulti il senso velato di tutto quanto si diluisce in un mare calmo e colmo di supposizioni elaborate e ben costruite prive però del filo turchino a legarle insieme, appunto, con una partenza, un percorso e un arrivo.

Con Pinocchio ritrovato recupero la lacuna.

Il lettore constaterà che non si tratta di una tentata o fortunosa ipotesi. Perché se una freccia può attraversare per caso il foro di un'ascia, il fatto di farla passare attraverso i fori di dodici di esse poste in fila, come vi riuscì Ulisse nella faccenda dei Pro-ci, cela dell'altro. L'eroe omerico non solo era un abile arciere, ma anche un conoscitore del mezzo e il latore di un fine. Con quella faretra di saperi discriminò la morte dalla rinascita e ricucì il suo viaggio a quello della sua Penelope.

È il frutto di una lettura critica analitica edificata sul chi era l'autore e qual era il contesto sapienziale di riferimento. La sua formazione cattolica — aveva frequentato le scuole degli Scolopi — e la sua attenzione per le scienze esoteriche mi hanno portato a ricercare e trovare testimonianze nei libri fondamentali del cattolicesimo e dell'ebraismo.

Fin dalle prime battute consegno al lettore la chiave per entrare, uscire e rientrare nelle Avventure di Pinocchio e andarsene a spasso con il personaggio, capitolo dopo capitolo, fino all'epilogo attraverso una esegesi inedita.
Il saggio svela un ordito che non mancherà di stupire gli adulti — e quindi i giovani se i primi si ergeranno a maestri —interessati a scoprire i meccanismi che nutrono i burattini e i burattinai dell'esistenza; il significato della bugia dalle gambe corte e dal naso lungo; il perché Pinocchio non è un burattino e neppure un bugiardo, ama andare a scuola, ha motivi fondati per uccidere il Grillo parlante e piangere sulla tomba della bella Bambina. Per non dire di quelli che vedono Pinocchio preso nella tagliola condannato a fare il cane da guardia, frequentare l'osteria del Gambero Rosso, salire sul carro dell'Omino, ecc.

E tutto quanto — dice Geppetto — per ricavarvi un tozzo di pane e un bicchiere di vino, ovvero saziare e dissetare la sua fame di Verità; e per quei doni eucaristici non ricorrerà a mediatori terreni: se li buscherà, lavorerà d'intelligenza, fecondando con il suo impegno la natura, il pezzo di legno, continuando l'opera del Creatore.

Partendo quindi dalle situazioni, dai vizi e dalle abitudini che rendono tale l'uomo-burattino, Pinocchio invita a riflettere sui mutamenti mentali necessari a sottrarsi alla schiavitù dell'istinto, dei pregiudizi, dei preconcetti ideali e delle passioni, per giungere alla coscienza di sé, a essere un bravo bambino, un Uomo.
 

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