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Culture
"La testa di vecchio" del Tiepolo in mostra a Prato

Testa di vecchio.L'opera, di proprietà di Edward Washer, dal 29 gennaio 1949 al 18 aprile 1960 era stata concessa in deposito al M. H. De Young Memorial Museum di San Francisco, dove recava un'attribuzione a Giambattista Tiepolo, paternità con cui fu proposta a un'asta londinese di Sotheby's nello stesso 1960. In quell'occasione James Byam Shaw riconobbe per primo l'autografia di Giandomenico, come risulta da un'annotazione manoscritta dello studioso in margine al proprio catalogo di vendita.

Passata nella Lindberg Collection del Tacoma Art Museum, la tela va riconosciuta nel quadro apparso alla European Fine Art Fair di Basila (TEFAF) nel settembre 1995, per poi essere battuta da Colnaghi, a Londra, nel 1997. In tempi recenti Rosenberg (1987) ha riproposto il nome del maggiore dei Tiepolo, sebbene più volte Knox si sia espresso in favore di Giandomenico, trovando seguito, da ultimo, nella rassegna di opere d'arte italiana provenienti da collezioni vicentine allestita a Kiev nel 1998.La conduzione estremamente corsiva e liquida di talune parti (come il copricapo e la veste), l'impasto gessoso di altre (il volto), la stessa intonazione cromatica dell'incarnato danno ragione a chi vi ha ravvisato la mano del più dotato dei figli di Giambattista.

Il dipinto della Banca Popolare di Vicenza, com'è noto, fa parte di una nutrita serie di teste di vecchi barbuti con copricapi orientaleggianti, colti in attitudine meditativa, riconducibili all'atelier tiepolesco. 

Stando alla complessa ricostruzione della suite proposta da Knox (1975a), il nucleo originario sarebbe stato costituito da oltre una ventina di quadri eseguiti dal capobottega. A Giandomenico spettò il compito di tradurli all'acquaforte, allargandone il numero fino a comprendere sessanta esemplari.

Tale successo è attestato anche da repliche riferibili ad artisti estranei alla cerchia dei tiepoleschi di più stretta osservanza, come nel caso di Angelo Crescimbeni (1734-1781) che firma e data al 1775 una fedele copia a pastello della Testa di vecchio del Museo Civico Malaspina di Pavia.

Si è ipotizzato che alla base del dipinto della Banca Popolare di Vicenza sia sottesa un'idea originale di Giambattista Tiepolo, incisa in controparte da Giandomenico che ne avrebbe poi derivato la copia pittorica in esame. In passato il prototipo tiepolesco è stato individuato nella Testa di vecchio della collezione Rusconi di Trieste, ma recentemente Gemin e Pedrocco sulla scia di Gonzàlez-Palacios, rimarcano la qualità mediocre della pittura, certo non riferibile a Giambattista. 

Un'altra versione, di buona qualità a giudicare dalla riproduzione fotografica, è passata da Sotheby's a Londra (Sotheby Parke Bernet, Important Old Master Paintings, 23 giugno 1982, n. 82) come lavoro di Giandomenico. Rispetto all'incisione, il nostro dipinto mantiene lo stesso verso e presenta la medesima regia luministica, ma non include il braccio che, introdotto a segnare il limite inferiore dello spazio visivo, contraddistingue altre redazioni pittoriche.

Pertanto, se si ritiene valida la dipendenza del nostro quadro dall'incisione, la tela vicentina dovrebbe essere ancorata a una data non particolarmente lontana dalla fine del sesto decennio, indicazione palesata anche dall'evidenza stilistica. 

Nel 1975 Knox avanzava l'ipotesi che le Teste fossero state concepite originariamente come ritratti idealizzati di filosofi dell'antichità. Ne resterebbe ricordo nelle scritte Diogenes - che perlomeno fino agli anni sessanta del Novecento compariva in alto a sinistra nel nostro dipinto - e Pitagora, sul quadro della collezione friulana Dell'Agnese. Tuttavia, va notato che, al di là di tali iscrizioni, ovviamente posteriori, mancano attributi specifici utili a riconoscere l'identità dei filosofi. 

Se vi fu, da parte di Tiepolo, un riferimento ai grandi pensatori, questo certamente assunse un valore solo allusivo e generico. Considerata nel suo insieme, la parata delle teste di vecchi riceve fascino proprio dall'indeterminatezza del soggetto. Il rimando, semmai, a figure sapienziali, a un'atmosfera magica e orientaleggiante trova talune consonanze con lo spirito che anima gli Scherzi di fantasia, dove non a caso ricorrono non poche tipologie fisionomiche.

Il busto occupa tutto lo spazio del quadro senza saturarlo, grazie all'impostazione in tralice che lascia respiro al margine sinistro della composizione. La luce, proveniente da sinistra in alto, sbalza in primo piano il volto pensoso del vecchio barbuto, lasciando in penombra l'abito rossastro bordato di pelliccia, su cui prendono rilievo il medaglione sul petto e il grottesco mascherone sulla spalla, resi con pennellate sugose di colore.La tipologia figurativa e la conduzione luministica rimandano a una tradizione che trova in Rembrandt e in Giovanni Benedetto Castiglione i precedenti più illustri.

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