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Culture

Un anno per ottenere ciò che ha fortemente voluto. Juan Caiza ha lo sguardo fiero di chi finalmente vede il suo sogno realizzato. Perché di questo si tratta. Tre dei suoi quadri infatti sono stati esposti al Museo d'Arte e Scienza ospitati nella splendida e lussuosa sede di via Quintino Sella 4, a Milano a pochi passi dal Castello Sforzesco. Avvicinato da Affaritaliani.it, il pittore e scultore ecuadoregno vuole innanzitutto "ringraziare l'Italia e l'ispirazione che il Paese dell'arte per eccellenza gli ha trasmesso". I punti di riferimento artistici di questo ecclettico 47enne centroamericano sono Michelangelo, Caravaggio e Canova.

Le sue opere però sono lontanissime dal classicismo dei grandi pittori e scultori italiani del Rinascimento e del seicento. Piuttosto esprimono l'anima, lo spirito del centro e del Sud America. Dipingere per lui è come un ritorno alle origini, un viaggio virtuale nella sua terra lontana. Nei suoi quadri si stagliano figure magiche, che sembrano danzare sulla terra, illuminate da un sole opaco, incapace di riscaldarle. Con le sue pennellate tramanda a noi "europei" l'antico spirto andino, incarnato da coloro che vivono sulle montagne impervie del Sudamerica. Una sorta di spiritualità che, confessa Juan, "nel mondo occidentale si è perduta".

Le tre opere esposte da Juan al Museo d'Arte e Scienza, in occasione dell'inaugurazione della mostra "Otto sguardi d'autore" (curata da Alberto Moioli a cui ha fatto da madrina la baronessa Maria Lucia Sòares), sono "L'uomo orso", "La porta del vento" e "Mondo selvaggio". Tre dipinti a cui l'artista ha lavorato intensamente negli ultimi mesi. Il sogno di fare il pittore a tempo pieno però si scontra con la dura realtà milanese. Per sbarcare il lunario Juan lavora da anni come aiuto cuoco nelle cucine dei ristoranti milanesi. Con alterne fortune, visto che "spesso - denuncia l'artista -non sono stato pagato e da qualche mese sono disoccupato".

Inoltre ricorda la fatica che ha dovuto fare per ottenere i permessi di soggiorno e la relativa documentazione per uscire finalmente dalla condizione di clandestinità: "Dieci anni molti duri, in cui ho subito vessazioni e angherie, soprattutto sul posto di lavoro dove non potevo rivendicare nessun tipo di diritto, visto che formalmente non ne avevo. Un percorso comune a molte persone che arrivano qui in cerca di una sistemazione". Tornando al suo percorso artistico, per Juan Caiza non si tratta della prima esposizione. Il suo debutto risale alla fine degli anni ottanta in Ecuador, quando la Camera di Commercio di Quito ospita una sua mostra. Nel 1990 l'esordio europeo, quando espone i suoi lavori alla Galleria Bourani di Londra. In Italia, nel 2006, mette in mostra ben 40 opere allo spazio Crapapelada di via Savona.

Ma è con la mostra del 9 ottobre che la sua carriera potrebbe avere una svolta che sarebbe più che meritata, per un uomo che pur di coltivare il suo sogno ha fatto di una cantina il suo studio. Uno spazio angusto dove si rifugiava dopo estenuanti giornate di lavoro. Ma tra i pennelli e l'odore di acrilico la stanchezza svaniva perché, s'illumina Juan, "facevo quello che più mi piace fare: dipingere".

Daniele Riosa

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