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Culture
Lecce? Un distretto culturale in fermento

Di Alessandra Peluso

Perché tanto fermento a Lecce? Cosa succede?
Ebbene, frequentando luoghi di convivialità culturale quali salotti letterari, o presentazioni di eventi, e parlando con buona parte dei salentini, ho riscontrato un fermento culturale di elevata entità presente a Lecce, in modo principale, e a diramarsi poi nei paesi di provincia, come una sorta di propagazione magnetica.
In città è manifesta un'esigenza di cultura profonda che nasce dal basso, dal bisogno di ordine, di punti di riferimento, di modelli, di bellezza, di umanità e quindi di una cultura umanista. Si avverte un’atmosfera umanista a Lecce. Sarà così?
Il filosofo Carlo Sini sostiene, a tal proposito, che la cultura umanista arricchisce in quanto privilegia la differenziazione sociale, al contrario invece di una cultura prettamente scientifica che omologa, massifica.
La cultura a Lecce si distingue in presentazioni di libri, eventi musicali, spettacoli teatrali, incontri tra artisti, pittori, scultori, cartapestai, e ancora, c'è un gran numero di poeti, giornalisti, editori, librai. Tutto ciò che è creativo e costituisce cultura è presente a Lecce.
Se negli anni ’70 si trattava soltanto di una ristretta élite, per lo più frange accademiche, attualmente, la maggior parte dei cittadini è interessata a scrivere romanzi, poesie, è un pullulare di poeti e non si spiega il motivo, visto che il poeta non è considerato una professione e facendo il poeta non si guadagna. In realtà, tutto ciò che riguarda il mondo della cultura letteraria, teatrale, artistica non comporta guadagno, eppure non c’è giorno in cui non si organizzi un evento. Si stimano per l’appunto 3.400 eventi ogni anno; un dato che è confermato dallo studioso, l’economista leccese Mauro Ragosta, che ha riflettuto e scritto sulla scia di Giacomo Becattini, parlando del distretto culturale leccese in un suo recente saggio.
Ciò che è da osservare è che il fermento culturale è un processo che nasce spontaneamente dal basso, e la gente comune è animata da una viva forza, quasi incontenibile.
È indicatore di cosa? È forse un popolo affamato di cultura?
Si, senza dubbio, è un popolo che comprende il valore delle arti liberali, della poesia, della filosofia e non si appella più ad una religione, ma ad una cultura laica che cerca come guida non un dio, ma l’intellettuale umanista, il quale consideri l’uomo non affatto un dominatore, ma un individuo congiunto alla Natura, in armonia con la stessa e con la poesia. A tal proposito, Leonardo Bruni scrive che nella poesia v'è una somma utilità, e gioia e nobiltà, sì che colui che ne è privo non può considerarsi educato liberamente.
Ben vengano, dunque, la vasta produzione letteraria, l’entusiasmo e la fiducia che ruotano attorno ad essa, oltre al fatto non irrilevante che il libro, l’evento culturale costituiscono nel distretto leccese emblema di vanto e lustro per chi vi partecipa. Non soltanto la città di Lecce, però, molti altri sono i centri culturali che ne seguono l’esempio. Come ho potuto osservare Lucugnano (terra del poeta Girolamo Comi), Castrignano, Corigliano, Tricase, Alessano, Specchia, Racale, Gallipoli, Tuglie, Ceglie Messapica, laboratorio oggi di grande dinamismo culturale; è da notare come i paesini del sud Salento siano insieme ai paesi della Grecìa Salentina un pullulare di eventi culturali, vogliosi i cittadini di far conoscere le proprie tradizioni, il proprio amore per la terra e presentare i propri artisti, poeti, scrittori, musicisti. Chissà se il dna dei salentini non sia ancora intriso del  classicismo greco, dell’elevatezza spirituale e fisica presente nelle odi di Orazio? Chissà!?!
Nello specifico parlo di “distretto”, per indicare un sistema organizzato, il cui presupposto è caratterizzato dall’integrazione del processo di valorizzazione delle risorse culturali con associazioni, istituzioni private, centri culturali e comuni che ne erogano i servizi, insieme ad altri settori. Tuttavia, le produzioni culturali spesso sono spontanee e provvedono gli stessi fruitori a finanziarsi autonomamente, alle volte chiedendo sostegno agli sponsor.
C’è senza dubbio un forte legame con il territorio, con le proprie origini, manca però lo scambio dei sapéri fra i vari attori della filiera culturale, è poco solidale la rete che garantisca forza e possa comportare anche ricchezza nel distretto leccese. Un limite è proprio la presenza di una rete non solo locale, come desiderava il poeta Antonio Verri, ma nazionale che nell’Umanesimo era presente tra intellettuali, filosofi, poeti, oratori; c’erano appunto le accademie e i salotti letterari.
Tuttavia, nonostante i limiti, arginabili, quello che deve venire alla luce è che a Lecce e nei paesi limitrofi, si sta comprendendo come il settore trainante dell’economia sia la cultura e il turismo culturale che pian piano sta prendendo piede, basti pensare all’eclatante esempio di “Corigliano d'Otranto, il paese più filosofico d’Italia”.
La cultura riveste sempre più un ruolo da protagonista. Si avverte la necessità di rendere saldo il legame tra cultura e territorio, e anche l’Università si sta muovendo in questa direzione, perché si percepisce l’esigenza di connaturarsi al territorio, per creare un’identità ben definita e generare ricchezza.
Ad esempio, sono moltissime le case editrici presenti in città e nei paesi di provincia, gli editori numerosissimi, così i giornalisti, con l’esigenza del sostengo di una regolamentazione, affinché non ci sia sfruttamento a basso costo e sia garantita la qualità. La cultura appartiene a tutti, ma le qualità, il merito, le competenze a chi di dovere, solo così infatti Lecce potrà generare eccellenze e dirsi creatrice, madre di cultura propria e non da importazione come forse qualcuno pensa.
E dunque?
Analizzando il panorama locale si può ben intuire l’assenza di figure cruciali, nuove professioni come quella dell’imprenditore culturale e del manager culturale; occorre inoltre un’elevata formazione professionale che limiti la quantità, puntando sulla qualità con una equilibrata legge della domanda e dell’offerta, e dove le figure chiave guidino verso una giusta direzione che porti ricchezza e benessere per tutti. Ma, prima di tutto la gente ha bisogno di intellettuali che dovrebbero uscir fuori e porsi come guide illuminanti verso un futuro roseo.
Innanzitutto, deve essere chiaro che non siamo una popolazione che ha bisogno di assistenzialismo, le risorse ci sono da creare benessere a dismisura, si devono saper utilizzare. È necessaria una capacità critica e giustappunto un’adeguata formazione professionale.
Tuttavia, occorre aggiungere che sia il Comune di Lecce sia la Provincia svolgono un ruolo importante nel garantire il flusso culturale di ogni tipo, e quindi la possibilità di aggregazione: il sindaco di Lecce Paolo Perrone, l’assessore alla cultura Gigi Coclite, l’assessore alle politiche giovanili Alessandro Delli Noci, sono quotidianamente presenti in manifestazioni, incontri, convegni, di ogni natura musicale, letteraria, teatrale, agroalimentare, enogastronomica, impegnati a garantire la loro presenza sul territorio e a dare testimonianza di unità.
In sostanza, si può affermare che, va assicurata sì la qualità delle competenze, ma non solo, è necessario anche un valido supporto di infrastrutture nuove, anche per i turisti. E poi, non si può dimenticare che nel distretto culturale leccese sono presenti molte biblioteche che dovrebbero essere sostenute, e migliorate, ci sono musei che dovrebbero essere sempre aperti, chiese, che con custodi, giovani presenti qualificati, porterebbero non solo maggiore sviluppo all’economia locale ma italiana con un tasso giovanile di disoccupazione che diminuirebbe di gran lunga.
Ecco allora che la cultura diventa il volano dell’economia, la cultura è potere. Forse i leccesi lo stanno comprendendo e il fermento culturale ne è la prova.
Un nuovo Umanesimo è alle porte!
 

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