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Culture
Mater: a Parma una magnifica mostra dedicata alla maternità

di Raffaello Carabini

Iniziamo dal catalogo. Un volume ponderoso, di oltre 400 pagine, che dovrebbe essere presente in ogni biblioteca: 35 saggi divisi in cinque sezioni ("maternità come origine", "maternità rivelata", "dalla maternità sacra alla maternità borghese", "maternità negata", "interpretazioni"), punteggiati dalle schede delle oltre 170 magnifiche opere. Una lettura affascinante, che ci illustra come utilizzare il concetto di superiorità maschile per spiegare la storia dell'evoluzione umana e dell'organizzazione sociale dai primi gruppi a oggi sia un presupposto teorico inaffidabile e fuorviante. E del tutto astorico.
Lo stesso messaggio ci arriva forte e chiaro - quanto, diciamolo, liberatorio per la prima metà del cielo - dal Palazzo del Governatore di Parma, dove il Comune ha promosso una magnifica esposizione di "percorsi simbolici sulla maternità" denominata "Mater". Proposta su due piani del palazzo con un allestimento riuscito e mai stridente, neppure negli incontri tra modernità e preistoria, presenta due difetti: le schede delle opere, logorroiche per i non specialisti e più volte sciattamente piene di intere ripetizioni di parte del testo, e la mancanza di alcuni specchi che permetterebbero di ammirare anche il retro di vasi decorati oppure di sculture a tutto tondo.
Nei venialissimi per un'esposizione che affascina immediatamente e che "ci accompagna nella scoperta di valori estetici, sociali, affettivi, sul tema del miracolo della vita, miracolo legato alla figura della donna in un rimando simbolico e inseparabile", come dice Federico Pizzarotti, sindaco della città di Maria Teresa.
A cominciare dalla prima sala, dove il bronzo contemporaneo di Aron Demetz "Homo Erectus" è circondato dalle statuine della Dea Madre del neolitico e dell'età del ferro, da piccoli idoli e da stele antropomorfe, in un dialogo suggestivo ma insieme teso e per certi versi anche problematico, che sintetizza tutto l'itinerario espositivo, così carico di simboli, linguaggi e richiami da scavare oltre il già appagante "primo impatto".
Seguendo una traccia tematico-cronologica, sempre arricchita da significanti intromissioni, il soggetto iniziale è il rapporto fertilità/maternità, illustrato nei suoi continui rimandi tra terra e cielo, tra umano e divino, da reperti archeologici votivi, urne cinerarie con demoni femminili dalle grandi ali, forme archetipiche di donne con bimbo oppure con un disco lunare, cui si sommano l'"Artemide Efesina" dalle cento mammelle dei Musei vaticani ("pastiche" cinquecentesco su modelli romani), due figurine filiformi ed essenziali di Alberto Giacometti e la muta ossessione della "Divinité" di Max Ernst.
Seguono le sezioni sulla "ciclicità del cosmo". Nella quotidianità: i celebri bambini in fasce ex-voto del santuario di Vulci, i sonaglini a forma di uccelli, maialini e neonato, le statuette di nutrici, la curiosa tavoletta d'avorio raffigurante il parto del I sec. d.C., uno speculum vaginale romano e i poliuretani espansi contemporanei di Piero Gilardi, intensamente opulenti e verdi. Nella donna: i corredi tombali, statuette giocattolo, argille di donne intente a lavare un infante e a banchettare, un tardo busto di Iside e quello incantevole di Proserpina in terracotta. Tutto di epoca romana.
La "maternità rivelata" ci porta al dopo 325, quando al Concilio di Nicea si assunse il dogma di Maria come Madre di Dio. Dal XIV secolo fino alla videoinstallazione del 2002 "Study for Emergence" di Bill Viola, si passa da Bartolo di Fredi alle icone greche e russe, dalla magnifica "Annunciazione" di Luca Signorelli all'"Immacolata Concezione del Tiepolo, da Mantegna, Veronese, Rosso Fiorentino alle "Pietà" del Correggio e di Andrea Campi.
Seguono le immagini otto-novecentesche - e gli oggetti, forcipi, clisteri, cuffiette, collane... - della maternità laica e borghese e della sua rilevanza sociale, tra superstizione e devozione: l'iconica "Maternità" di Gino Severini, "Le madri" intensissime di Raffaele Borella, "L'esodo" di Amedeo Bocchi, il commovente "Ricordati della mamma" di Amedeo Feragutti Visconti e la cattiva madre "Medea", in un affresco di Ercolano, e la mal indotta figlia "Erodiade con la testa del Battista" del seicentesco Francesco Cairo.
Dopo le strisce di Antonio Crepax dedicate alla gravidanza ne "Il bambino di Valentina", le sale contemporanee "Alla ricerca di un nuovo archetipo", con Messina, Fontana, Pistoletto, Kuatty, chiudono una mostra assolutamente da vedere. Per donne e soprattutto uomini. Magari insieme.

 

MATER - Percorsi simbolici sulla maternità
Parma, Palazzo del Governatore, Piazza Garibaldi, 2
fino al 28 giugno 2015
orari: da lunedì a giovedì 9-19; da venerdì a domenica 9-20
costo del biglietto: 10 €; 8 € ridotto (over 65, biglietti famiglia e insegnanti); 5 € per studenti (fino ai 26 anni, scolaresche); gratuito (under 6, accompagnatori)
audioguida gratuita
catalogo edizioni "L'Erma" di Bretschneider
info: sito www.mostramaterparma.it

 

Tags:
matermostraparma
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