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Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale

Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
La curatrice, Ester Coen, ha posto l’accento su un aspetto apparentemente minore di Henri Matisse: la fascinazione per l’esotico. Alle Scuderie del Quirinale fino al 21 giugno la mostra “Arabesque”
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
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Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale
Matisse “esotico” alle scuderie del Quirinale

di Carolina Lombardini

 

Se vi aspettate di trovare i dipinti più conosciuti -come La danza, La musica o La gioia di vivere- l’indirizzo non è giusto. La curatrice, Ester Coen, ha voluto porre l’accento su un aspetto apparentemente minore di Henri Matisse: la sua fascinazione per l’esotico.

Le Scuderie del Quirinale si prestano a ospitare 90 opere, provenienti da importanti musei quali la Tate, il MoMa, il Pompidou e l’Ermitage, tra dipinti, disegni e costumi del grande artista francese. La luce artificiale e i pannelli bianchi esaltano i colori incisivi e ogni opera viene valorizzata nella sua collocazione. 
 
“In un primo momento ho scoperto l’Oriente e ho tratto nuovi colori da quelle ceramiche e da quei tappeti: verdi chiari, verderame, azzurro. Più tardi ho scoperto l’effetto meraviglioso del nero, rialzato da un altro colore dipintovi sotto” (Henri Matisse, da una conversazione con Finn Hoffman, 1924.)

 

 

Infatti, la curatela propone di mostrare quanto profondamente l’Oriente abbia inciso sulla vita artistica di Matisse: lo spettatore assiste a un continua corrispondenza tra le opere del pittore e gli oggetti di provenienza orientale e africana come maioliche dall’Iran del XIX secolo, mattonelle siriane del XVII secolo o da Theran del XIX secolo, tende e tessuti dal Marocco, stoffe per abiti iraniani e persino un paravento moresco. 
Grazie al confronto, al visitatore risulta facile intuire il segno che ha avuto la cultura orientale sulla produzione artistica nelle forme, nelle decorazioni e nei colori. 

Henry Matisse dal 1906 viene a contatto con l’arte islamica grazie ad alcune mostre a Parigi e con la civiltà algerina e marocchina attraverso numerosi viaggi tanto da rafforzare la tendenza alla negazione della figurazione e l’inclinazione a superfici simmetriche, ripetitive e arabescate

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