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Culture
"Vivo nella fogna con mia moglie" Il racconto choc dell'ex manager
Fonte: Austin Hargrave

In superficie le luci, gli hotel, i casinò. Sotto terra una rete infinita di fogne che per molti sono diventate una casa. Nessuno se ne accorge ma nel sistema fognario di Las Vegas vivono oltre 30mila ex manager, operai licenziati, persone rovinate dal gioco. Vengono chiamati uomini talpa, e sono clochard o uomini rovinati dalla crisi economica. Matthew O’Brien si è tuffato in questo universo sotterraneo e ha percorso 8000 chilometri di gallerie.

"Avevo una rispettabile azienda che produceva forniture per uffici. Vivevo in un paesino del Nevada al confine con lo Utah con mia moglie che era casalinga. Poi l'azienda è fallita e qui il sistema previdenziale non tutela tutti... L'unica cosa che avevamo era la casa, l'abbiamo venduta, ma dopo un po' i soldi sono finiti". Preferisce rimanere nell'anonimato C.J.W., l'ex imprenditore classe 1958, faticosamente rintracciato e contattato da Affaritaliani.it che, da sei anni, vive in un "appartamento" improvvisato in un vano delle fognature di Las Vegas, oggetto del reportage che ha lasciato senza parole il mondo intero.

"Ho deciso di ripiegare così altrimenti, probabilmente, sarei stato obbligato a dormire per strada, con mia moglie, anche lei senza lavoro. La polizia qui non entra, fa finta di non sapere e secondo qualcuno i piani alti preferiscono che stiamo stipati qui sotto piuttosto che in giro. Mentre sopra la gente si gioca la fortuna ai tavoli e passa nottate intere in hotel del calibro del The palazzo o del Bellagio, sotto ci siamo noi che ci arrabattiamo al buio totale in case arrangiate e maleodoranti che cerchiamo di arredare al meglio, come possiamo...". Incredibile, c'è chi monta letti a castello, cucine, armadi, mentre i bagni sono comuni, le fogne. Dei separé arrangiati li "chiudono" in qualche modo. "Usciamo, certo, le fogne sono aperte in più punti, il passaggio più grande è nella periferia della città". Poi prosegue nel racconto: "Lo stato del Nevada ci riconosce una pensione minima che non ci permette di fare altro che procurarci da mangiare. Ma tutto sommato stare qui non è così male: basta organizzarsi un po'. Noi abbiamo raccattato delle assi per i letti e ci siamo fatti regalare da un hotel materassi e coperte che sarebbero finiti nei cassonetti. Tutto il resto l'abbiamo tenuto dalla vecchia casa. Fortunatamente il clima qui è secco, intorno alla striscia luminosa c'è solo deserto e questo limita un po' la presenza di insetti e umidità, poi ci siamo attrezzati con disinfettanti e insetticida".

Un sogno? "Trovare un lavoro naturalmente, io cucino molto bene e ho lasciato i miei riferimenti a tanti hotel e ristoranti. Vorrei tanto poter garantire anche a mia moglie un futuro decoroso".

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