Alberto Trentini a Che tempo che fa: "Guardie incappucciate e test con la macchina della verità". Il racconto della detenzione - Affaritaliani.it

MediaTech

Ultimo aggiornamento: 11:24

Alberto Trentini a Che tempo che fa: "Guardie incappucciate e test con la macchina della verità". Il racconto della detenzione

Il cooperante veneziano racconta torture psicologiche, celle buie e la “macchina della verità”: "Ho temuto di essere ucciso"

Seduto in studio con la madre Armanda e l’avvocata Alessandra Ballerini, il cooperante veneziano ha ricostruito il momento dell’arresto:
«Mi hanno incappucciato, portato verso la campagna, poi legato a una sedia e sottoposto alla macchina della verità. Se sudavi, mentivi. E loro alzavano apposta la temperatura».

Per settimane non ha saputo perché fosse stato fermato. Nessuna convalida, nessuna accusa ufficiale. Solo interrogatori ossessivi su terrorismo e spionaggio.
«Volevano che sbagliassi qualcosa per giustificare la mia detenzione».

Celle, torture psicologiche e isolamento

Trentini ha raccontato di celle minuscole – due metri per quattro – con una turca che era insieme wc, doccia e rubinetto.
L’acqua arrivava solo due volte al giorno. Gli occhiali da vista gli sono stati sequestrati subito. Le ore d’aria quasi inesistenti.

Nel famigerato carcere El Rodeo, ha vissuto incappucciato:
«Non potevamo vedere nulla. Nemmeno i medici mostravano il volto».

Una delle pratiche più temute era la “pecera”, una stanza dove il detenuto non vede nessuno ma viene osservato da tutti.
Chi si rifiutava di mangiare veniva intubato con la forza o mandato al “cuarto piso”, nudo e ammanettato a terra.

«Eravamo ostaggi, non detenuti»

La verità arriva due mesi dopo:
«Il direttore del carcere me lo disse chiaramente: eravamo ostaggi politici. Dovevamo restare in salute perché eravamo utili come merce di scambio».

Le notizie arrivavano solo tramite una radio di propaganda, che annunciava invasioni, navi americane e colpi di Stato inesistenti.
«Illusioni costruite per tenerci sotto controllo».

Il ritorno in Italia

Liberato e rientrato a Ciampino solo venti giorni fa, Trentini non ha ancora incontrato il padre. Sta provando a tornare alla normalità tra Venezia, la fidanzata e la famiglia.

E alla domanda più difficile risponde senza esitazioni:
«Se lo rifarei? Sì. Tornerei a fare il cooperante».

Ha ringraziato il Presidente della Repubblica e tutte le associazioni che hanno lavorato per riportarlo a casa.