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Culture
Nerone ha davvero dato fuoco a Roma? Accidentali le cause dell'incendio

Di tutti gli incendi che Roma ha conosciuto, quello del 64 d.C. è stato il più devastante. Scoppia il 18 luglio, si diffonde per sei giorni, viene circoscritto, quindi riprende il 24 luglio. Migliaia di case, edifici pubblici, templi, monumenti antichi sono distrutti, il numero delle vittime è probabilmente alto (nessuna fonte dà cifre).

Se ci sono informazioni concordanti sulla portata del disastro, Svetonio e Tacito differiscono invece sulle sue origini e sul comportamento di Nerone, come scrive Le Figaro, che pubblica il volume "Néron, tyran ou mal-aimé?", 132 pages, 8,90€. Secondo la tesi di Svetonio, Nerone avrebbe intenzionalmente fatto bruciare la sua capitale per rimodellarne la progettazione e fondare una "Neropolis", avrebbe cantato la fine di Troia dalla cima della torre di Mecenate sull'Esquilino e poi avrebbe fatto saccheggiare il più possibile la città.

Tacito è molto più attento: ha scritto che non si sa se il disastro sia dovuto al caso o al dolo del principe e che l'incendio è scoppiato una notte di luna piena nei negozi adiacenti il Gran Circo. Nerone era allora assente da Roma: si trovava ad Antium (Anzio), da cui è tornato solo quando la sua residenza è stata toccata dalle fiamme. Secondo lui, è dalla ripresa del fuoco nella proprietà di uno dei suoi parenti, Tigellino, il prefetto della corte, che nasce la diceria secondo cui Nerone stava cercando la gloria come fondatore di una nuova città a cui dare il suo nome. Nerojne prese una serie di misure molto serie per aiutare le vittime dell'incendio, ma si sparse la voce che avesse cantato la rovina di Troia nel suo teatro privato.

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Di queste informazioni contraddittorie la tradizione secolare ha tramandato quelle di Svetonio, amplificandole con grande immaginazione. Ma oggi c'è un ampio consenso sul fatto che le origini del fuoco siano accidentali.

Durante la storia di Roma frequenti incendi scoppiavano a partire dai fuochi accesi nei negozi e il caldo dell'estate del 64 d.C. era favorevole a una rapida estensione delle fiamme, contro cui i mezzi di lotta di quel tempo erano inefficaci. L'idea che Nerone abbia scelto una notte di luna piena per commettere il suo crimine, che abbia bruciato la domus della sua famiglia, alla quale era molto affezionato, e e che abbia vagato solo e disperato tra i calcinacci del Palatino in realtà non corrisponde al comportamento che ci si può aspettare da un criminale che abbia preparato freddamente il suo colpo di stato. Tacito è chiaro: le accuse contro Nerone sono voci. ma la domanda "Chi le ha messe in circolo?" è destinata a rimanere senza risposta.

Ma se Nerone non è un piromane criminale, la sua predisposizione al pathos rende plausibile che abbia cantato una sua poesia sul rogo di Troia-Roma. D'altro canto, accusarlo di aver distrutto Roma per ricostruirla significa invertire i rapporti di causa ed effetto, come conclude Le Figaro: il fuoco gli ha offerto un'opportunità unica di rimodellare la città, ma ciò non significa che per fare questo abbia preso l'iniziativa di distruggerla.

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