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Culture
Opera, al Palais Garnier di Parigi "Alceste": La morte va in scena

La morte in scena, dal primo all'ultimo minuto della rappresentazione. Si potrebbe sintetizzare così il magnifico allestimento di "Alceste", opera lirica di Christoph Willibald Gluck in scena al Palais Garnier di Parigi. In una trama talmente straziante e luttuosa sembra essere un elemento scontato: Alceste, moglie del re Admeto malato sul punto di morire, chiede alle divinità di morire al posto del marito. Nella scena finale, Ercole, mosso a compassione dal gesto estremo della regina, riporterà Alceste in vita e all'affetto del consorte guarito e dei figli.
Le trovate del regista Olivier Py, la scenografia e i costumi a cura di Pierre-André Weitz nonché la presenza fisica di un ballerino che senza falce si aggira attorno ai personaggi destinati a soccombere rendono appunto la morte una presenza viva, che gioca con il destino degli umani e degli dèi, che va al di là dei nostri progetti e di qualsiasi cosa possiamo programmare, che colpisce belli e brutti, poveri e potenti in egual maniera.
All'inizio un grande pannello con la forma del palazzo reale sopra disegnato con il gesso suggerisce già l'idea della precarietà con il re Admeto, che cosciente dell'imminente fine, depone la corona rendendosi conto che nemmeno la dignità del suo ruolo gli farà evitare il tragico destino. Il bianco e nero dell'intero coro (eccezionale) in completi moderni così altri elementi che si alternano sul palco accentuano tale interpretazione (dal letto all'aquilone, dalla colomba al look di Ercole, dai teschi al grande elettrocardiogramma, i disegni che vengono cancellati e danno spazio ad altre figure...).
Fra gli artisti, protagonista assoluta della serata è stata Véronique Gens nei panni di Alceste in una dimensione che ne ha soprattutto risaltato la tenerezza materna ma ancor di più la devozione di donna innamorata con un'eccelsa prestazione vocale, con una linea di canto omogenea. La presenza scenica unita alla sua bravura hanno fatto di Stanislas de Barbeyrac un ottimo compagno. Fra i corifei davvero notevole la performance di Chiara Skerath.
Tre annotazioni particolari da mettere in evidenza.
Stéphane Degout ha interpretato sia il sacerdote di Apollo sia Ercole: ebbene la sua prestazione probabilmente sarà stata psicologicamente influenzata dal ruolo che giocava come personaggio. Forse perché nel primo caso si faceva portavoce del destino tragico che incombeva sulla famiglia reale, fatto sta che ha brillato particolarmente nei panni del figlio di Giove, che - dotato di una certa piacevole ironia - si fa in quattro per risolvere il dilemma dei due coniugi.
Dopo l'intervallo, gli spettatori hanno gioito della presenza sul palco dell'intera orchestra diretta egregiamente da Marc Minkowski e - al contrario - della presenza degli spettri nello spazio destinato ai musicisti.
Bellissima la scena in cui Alceste sta per rivelare al marito che è proprio lei la persona che ha deciso di barattare la sua vita pur di salvare quella del re: con loro - sempre sinuosa e insinuosa - c'è la morte nella sua crudele e implacabile leggerezza e sullo sfondo il popolo che banchetta e festeggia per la scampata morte del loro sovrano, ignaro ancora di ciò che attende la regina.
L'opera sarà ancora in scena il 7, il 9, il 12 e il 15 luglio.

Scheda di Alceste, Palais Garnier - Paris

Marc Minkowski    Direzione musicale    
        
Olivier Py    Regia    
Pierre-André Weitz    Scenografia e costumi    
Bertrand Killy    Luci    
Stanislas de Barbeyrac                     Admeto
Véronique Gens                     Alceste
Stéphane Degout                     Gran Sacerdote di Apollo / Ercole
Chiara Skerath        Corifeo soprano
Manuel Nuñez Camelino        Evandro, Corifeo alto
Kevin Amiel        Corifeo tenore
Tomislav Lavoie        Apollo / Un Hérault / Corifeo basse
François Lis        Un Dio Infernale / L'Oracolo

Coro e Orchestra del "Louvre Grenoble"

 

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