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Culture
Parigi, l'albero-dildo di McCarthy sgonfiato per protesta. Intervista alla filosofa

La nuova installazione dell'artista americano contemporaneo Paul McCarthy in Place Vendôme è stata colpita dai vandali. Il gigantesco totem verde di platisca, che aveva suscitato proteste sui social network per la sua forma "allusiva", è stato rotto e si è in parte sgonfiato. Anche l'artista era stato aggredito da alcuni passanti mentre stava finendo di far sistemare l'opera voluta dal comune in occasione della Fiera d'arte contemporanea che comincia giovedì prossimo. Molte le reazioni indignate, ma non è la prima volta che l'arte contemporanea suscita attacchi, scandalo e talvolta anche violenza. L'artista ha reso noto che rinuncia a rigonfiare "L'Albero", il vero nome dell'opera, eretto giovedì scorso a fianco all'hotel Ritz.

ALBERO O SEX TOY? L'opera non ha convinto il pubblico. In molti credono si tratti di una riproduzione di 24 metri del cosiddetto butt plug, nient'altro che un divaricatore anale. In questo senso l'opera ha generato un dissenso generalizzato.
 
Affaritaliani.it intervista la filosofa Carola Barbero, esperta di estetica e linguaggi dell'arte

L'arte contemporanea è spesso additata come "ambigua", da Damien Hirst alle sculture viventi della Beecroft, fino a questo albero-dildo gigante che da Parigi sta facendo parlare tutta Europa. Che cosa permette di considerare qualcosa un'opera d'arte?

"Possiamo considerare qualcosa un'opera d'arte solo a patto che ci richiamiamo a una particolare teoria dell'arte (e su quale possa essere la teoria migliore, o anche solo quella che è in grado di risolvere il maggior numero di problemi, il dibattito è ancora aperto), per esempio a quella esposta da A.C. Danto all'inizio degli anni Settanta, secondo la quale ci sono alcune proprietà che un oggetto deve possedere per essere un'opera d'arte, in particolare un'opera d'arte deve essere su qualcosa, necessita di un'interpretazione, è tale solo in un determinato momento storico pronto ad accoglierla (in quanto opera d'arte), è espressione dello stile di un autore rende esplicite le sue intenzioni. Seguendo Danto potremmo quindi dire che se un oggetto soddisfa queste condizioni è un'opera d'arte, se no, no. Anche nel caso dell'Albero di McCarthy".

C'è un criterio da seguire?

"Come dovrebbe emergere dalla mia risposta alla domanda precedente, certo che si segue un criterio, quello che sta alla base della definizione di opera d'arte che si considera valida. Ammesso, ovviamente, che non si pensi, come M. Weitz o N. Goodman, che non sia possibile il linea di principio fornire una definizione di opera d'arte (vuoi perché non c'è un'essenza comune a tutte le opere d'arte, vuoi perché si possono soltanto chiarire i "sintomi" delle opere d'arte, ma non fornire condizioni necessarie e sufficienti affinché qualcosa sia un'opera d'arte)".

Qualche scettico potrebbe sostenere che si possa dare un significato anche a una scopa buttata in mezzo a una stanza, è così?

"Certo, e infatti con una teoria come quella di Danto potremmo dare significato, o meglio, interpretare, anche una scopa in mezzo a una stanza. Tutto dipende da quale teoria decidiamo di considerare valida nel momento in cui ci poniamo la questione".

Quanto conta l'aspetto economico nell'arte contemporanea?

"Molto. Basti pensare al famoso aforisma di Andy Warhol 'Fare denaro è un'arte. Lavorare è un'arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti'"

Esiste il fenomeno della dissonanza cognitiva per cui il giudizio soggettivo nella valutazione di un fenomeno viene condizionato in buona percentuale dal giudizio della massa. Quanto di questo fenomeno agisce sul rapporto tra individui e arte contemporanea?

"Troppo, secondo me. Non si sente quasi mai, uscendo da una mostra, qualche visitatore lamentarsi del fatto che la mostra fosse orribile e l'artista un incapace: c'è sempre una sorta di timore reverenziale nei confronti del mondo dell'arte che fa sì che al limite, se la mostra non ci è piaciuta, diciamo che non abbiamo capito o che era tutto bellissimo anche se non lo pensiamo. Questo succede perché pensiamo che possa sempre arrivare un critico, o anche solo uno più esperto di noi, che ci spiega che non abbiamo apprezzato perché, ad esempio, "non ne sapevamo abbastanza" (il che chiarisce perché ormai alle mostre si legga molto di più di quanto non si guardi: cartelloni lunghissimi ci spiegano tutto per filo e per segno, e poi davanti all'opera ci fermiamo mezzo minuto). Ma se ci lasciamo condizionare e non esprimiamo il nostro parere, non facciamo un buon servizio all'arte: così infatti il mondo dell'arte non è mai messo in discussione, e il rischio è quello del circolo vizioso".

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